lungo il “REGIO TRATTURO”… nell’alto Sannio, da Reino a Buonalbergo

Tracce dell’antico tratturo e della sua importante presenza attraverso questi territori, sono sparse un po’ dappertutto come: pietre “miliari” (con l’incisione alfanumerica RT con data) accostate al bordo della pista, arcate di ponti d’origine romana, antichi mulini, ruderi di stalle per ospitare le greggi lungo gli spostamenti, muretti di pietra a secco delimitanti i bordi dell’antico tracciato, antiche taverne di posta e sosta lungo il percorso, palazzetti gentilizi fortificati, fregi marmorei d’origine patrizia, moderne sagome di pecore in ferro posizionate in modo da identificare quell’antica autostrada verde d’origine romana, privilegiata pista per le greggi transumanti durante i loro spostamenti dai monti alle pianure e viceversa… tutto ciò in un’apoteosi di profumi e di colori.

Siamo nell’alto Sannio, in quella parte di territorio che è la val Fortore e quello su cui si va a camminare è una delle tante diramazioni del più conosciuto Tratturo Regio Pescasseroli/Candela che ripercorre, nella stessa direttrice e attraverso gli stessi luoghi, la già frequentata via delle greggi d’epoca romana. Gli incredibili paesaggi che s’aprono lungo tutti gli orizzonti visibili sono lo specchio di popoli, della stessa vita dei pastori che esprimono la civiltà rurale e contadina, testimoniando usi e costumi che si sono succeduti per secoli lungo questa “via nel verde”. Uscendo dal caseggiato di Reino si prende la pista che punta verso SE, attraverso campi che si estendo lungo ampi orizzonti prativi; un susseguirsi di paesaggi caratterizzati da macchie, campi coltivati e masserie isolate. Per leggeri falsipiani si supera contrada di Campomaggiore fino ad incrociare una prima strada per poi superarla e raggiungere – in breve – la SS 369 che conduce al vicino casale di Montedoro.

Dappertutto, intorno, i segni del tratturo sono evidenti e ben distinguibili nell’immenso oceano di verde che circonda l’intero orizzonte. La rete dei tratturi costituiva una serie di percorsi e itinerari “prestabiliti” segnato dal passaggio delle greggi e delle mandrie al pascolo con cui i pastori/mandriani hanno tramandato per secoli il rito della transumanza per ben due volte all’anno: in primavera, raggiungendo i fertili e verdeggianti pascoli d’altura dei monti dell’Abruzzo, e in autunno verso le calde e accoglienti pianure del “Tavoliere” in Puglia. Attraversare questi territori significava potersi arricchire di esperienze, poter incrementare gli incontri e poter scambiarsi informazioni e approfondire conoscenze. La transumanza lungo questi tratturi ha raggiunto l’apice tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVII secolo

La pista che determina l’antico tratturo, appena percettibile, si distingue dal tappeto prativo per le tracce lasciate dal transito delle greggi e delle mandrie durante lo spostamento della transumanza. Generalmente la sua ampiezza misura circa 60 metri (in origine era di circa 112 metri) e si articola per una lunghezza di circa 200 chilometri. Anticamente il tratturo era largo 60 passi napoletani (= 111,11 metri) e come tutti gli altri tratturi e cosiddetti “bracci” derivanti della rete armentizia, fu ristretto, per ordine del Re (francese) di Napoli Giuseppe Napoleone, in seguito alla “reintegra” avvenuta nel periodo 1810/1812, a 30 passi (= 55,55 metri) ma che in realtà comportò una “disintegra” sottraendo circa la metà del suolo tratturale.

La pista scorre in leggera discesa proseguendo lungo il margine della destra orografica del vallone Precinella in cui scorre la percettibile traccia di un rivolo torrentizio. Percorrere oggi questo tratturo significa poter andare alla scoperta non solo di straordinari paesaggi rurali, ma anche quello di poter toccare con mano ambienti (fortunatamente) ancora incontaminati e poter vivere una “dimensione” umana che si rifà alla vita dei pastori che qui – lungo questo percorso – hanno lasciato autentiche testimonianze di tracce del loro passaggio e della loro frequentazione

Superati il ruscello si guadagna la riva opposta fino a proseguire – con piacevoli saliscendi – in prossimità della Masseria Ielardi con la presenza di un mulino. Qui, l’ampio paesaggio consente di poter osservare con estrema precisione l’importanza del tracciato sull’erba di questa autentica “autostrada verde” del passato che ha consentito non solo il transito degli animali al pascolo, ma anche i collegamenti di carovane ed eserciti che si spostavano lungo l’Appennino sulle rotte da Nord a Sud e viceversa; un’ampia via verde caratterizzata dalle “pietre miliari”, che attraversa contrade in cui regna il silenzio rotto solo dalle cicale, che sviluppa un andamento mai uguale e sempre sinuoso superando colli, crinali e valichi.

Molti studiosi ritengono che il “tratturo” ricalcasse il percorso dell’antica via Minucia, una consolare romana già utilizzata dalle legioni che da Roma dovevano raggiungere Brindisi. Ma era già frequentata in precedenza dai Sanniti perché ritenuta importante via di comunicazione per i rapporti commerciali ed economici dell’epoca ed assumeva un ruolo fondamentale per lo scambio di prodotti derivanti dal bestiame con l’intreccio di culture tra le genti che lo frequentavano. Proprio qui, a queste latitudini, l’arte dell’ospitalità ha assunto un “valore aggiunto” all’importanza di questi territori, un’accoglienza sapientemente espressa anche oggi attraverso l’acquisto di prodotti tipici locali.

Raggiunti l’ampia conca del Campo del Monaco, si perviene alla Taverna di Calise. Superati un fossato determinato da filari d’alberi, si risale leggermente per prati, masserie sparse ed aie isolate, fino a guadagnare (e superare) la rotabile in contrada Piano d’Arco. Più volte lungo i piacevoli saliscendi che riescono a superare in successione infinite serie di orizzonti mai uguali tra loro, osservando attentamente tra i cespugli ai bordi della pista, sono possibili scrutare i “miliari” (del Regno Napoletano) con tanto di lettere (R.T. = Regio Tratturo) che sormontano una data (quella della manutenzione e del controllo periodico del tratturo) affissa dai genieri borbonici.

Ancora un incrocio e ci lasciamo alle spalle la Masseria Menicozzi e – successivamente – dopo essere transitati lungo i lievi pendii di contrada Purgatorio, ancora qualche chilometro e, finalmente, si giunge nei pressi della bella Taverna di monte Chiodo, nei pressi dell’abitato di Buonalbergo. La possente struttura, posta lungo questo Regio Tratturo, si fa ben apprezzare per la sua linea costruttiva: un portale d’accesso principale ad arco a “sesto ribassato”, inserito in una facciata di pietre (calcaree) ai cui lati si evidenziano spigoli cilindrici, al piano superiore un terrazzo patronale con tre archi e al suo interno una corte caratterizzata da piani “sottani” che fungevano da stalle per il ricovero degli armenti o per il deposito di carrozze e cavalcature, mentre i piani superiori erano gli alloggi per accogliere viaggiatori e conducenti di greggi e mandrie.

Un bellissimo e riuscito recupero strutturale ed architettonico, evidenziato dal sapiente utilizzo delle materie prime offerte dal territorio (pietra, cotto e legno) ha permesso di ridare nuova vita a questa taverna, restituendole il fascino d’un tempo mai dimenticato, ed inquadrandola in un paesaggio che a tutt’oggi esprime bellezza ed emozioni, sicuro punto di riferimento non solo per la transumanza, ma anche delle decine di camminatori e viandanti che ripercorrono questo tratto per conoscere emozioni e sensazioni di come poteva essere viaggiare a quei tempi; una bella fontana, posta qui da sempre per alleviare la stanchezza ed assetarsi, offre la reperibilità di acque sempre fresche. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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