Sull’orizzonte di quella infinita distesa di verdeggianti campi che è il Vallo di Diano si erge, dall’alto di un colle racchiuso da megalitiche mura, l’antico abitato di TEGGIANO (637 m). Le sue remote origini si perdono nella notte dei tempi. In un primo momento fu indicata come TEGIA (o TEGEA, capitale della Boezia), e molti pensano che si deve ai coloni ellenici (probabilmente gli Enotri) la realizzazione dei primi insediamenti stanziati sul colle. Alcuni studiosi, invece, ne fanno risalire la fondazione (VI secolo a.C.) avvenuta per opera dei Lucani.
Fiorentissima colonia romana (Municipio), fu indicata successivamente come TEGIANUM cittadina tra le più importanti colonie dell’Impero. Una leggenda locale narra che un corriere teggianese, chiamato Marzio, benché ferito ad un piede, corse in breve tempo dalla Caput Mundi a Teggiano per recapitare un importante messaggio (una epigrafe murata tra due antiche colonne della Cattedrale ne testimonia l’accaduto). Distrutta dal principe barbaro Alarico nel 410 d.C. il suo nome tramutò in DIANUM, denominazione che fu poi, successivamente, tradotta in DIANO (da qui il nome che identifica l’intero Vallo) forse per la presenza di un tempio dedicato al dio Giano (divinità del passaggio e degli inizi a cui era dedicato il primo mese dell’anno), nome che perdurò fino alla metà dell’800. Seguirono secoli in cui il borgo fu messo a ferro e fuoco da eserciti stranieri e bande di soldati di ventura provenienti sia dal Nord che dalle coste tra cui Goti, Longobardi, Saraceni e Normanni. Giunse il Medioevo, e con esso si ebbe uno dei massimi splendori della cittadina “dianese”. Sorsero, allora, le fondamenta dell’inespugnabile roccaforte del Castello (oggi dei Macchiaroli) feudale voluto prima dai Durazzo, e concluso poi dai Sanseverino. Nel 1485 il “Castrum” fu la sede ove mosse la famosa “Congiura dei Baroni” contro il Re di Napoli Ferdinando I d’Aragona.
Oggi il paese si presenta, per chi giunge la prima volte in queste contrade ubicate tra alte montagne ed estese vallate, come uno dei più preziosi “scrigni” contenente alcuni dei maggiori tesori del mezzogiorno italiano: una concentrazione di prodotti artistici, architettonici, storici e urbanistici; di stili ornamentali e plastici che si respirano tra i vicoli stretti intorno alle antiche case, tra i silenziosi cortili dei palazzi gentilizi, tra i selciati in pietra delle stradine su cui s’affacciano gli androni finemente decorati, e portali che si susseguono in pieni e vuoti chiaroscurali ricchi di testimonianze antiche.
Preziose gemme stilistico-decorative (iscrizioni lapidee celebrative) e luoghi memori di un glorioso passato (edicole funerarie d’epoca romana, chiese bizantine) sono tesori (soprattutto archeologici), questi, che hanno avuto il loro massimo splendore durante il periodo rinascimentale, e che evidenziano innumerevoli capolavori nascosti nell’intenso labirinto del suo tessuto urbano, dietro a ogni angolo, all’incrocio con stradine “incise” nella viva roccia. Piccola città-museo e Sede Vescovile (dal 1850) ospita, tra le sue mura, l’antichissimo Seminario (del 1564) ed offre, in un’autentica cornice paesaggistica, alcuni tra i più belli e meravigliosi panorami sulle estese pianure del Vallo di Diano solcate dalle argentee acque del fiume Tanagro.
Giunti nella centralissima Piazza del Municipio (637 m), ecco comparire, sulla destra, la bellissima Chiesa (d’origine medioevale) di S. Francesco che ingloba, nella sua facciata d’ingresso, un bellissimo portale in pietra del 1307. Fu l’unica chiesa in città nella quale si continuò ad esercitare il culto durante il decennio dell’occupazione francese, periodo in cui furono decretati la soppressione della gran parte dei conventi; al suo interno conserva un bellissimo soffitto a cassettoni del 1745 interamente dipinto con le “scene” raffiguranti la vita del Santo di Assisi.
Proseguendo lungo la centrale Via S. Cono (in direzione S), e prima d’incunearsi nell’imbuto del centro storico, sulla destra si prospetta la facciata posteriore della Cattedrale intitolata a S. Maria Maggiore. Aperta al culto nel 1274, nei secoli successivi ha subito numerosi “rifacimenti” sia strutturali che ornamentali. Infatti, in seguito al sisma del 1857, il lato che ora prospetta sull’attuale Via S. Cono (urne marmoree d’epoca romana), era l’originaria facciata d’ingresso della chiesa, accesso che avveniva per mezzo di un bellissimo portale (situato ora sul lato opposto, in Largo Duomo) attraverso un portico (oggi incorporato nel sacro edificio e da cui si alza il presbiterio). Al suo interno sono conservate numerose e preziose opere scultoree (come pulpiti, monumenti funebri, sarcofagi in pietra) e pittoriche (tele seicentesche raffiguranti scene della vita di S. Cono, protettore del paese). Verso il termine di Via S. Cono e prima di incunearsi in quel dedalo di viuzze e corti sulla sinistra, in fondo alla strada, appare un portico: la Loggia dell’Antico Seggio (XV secolo), luogo in cui era ubicato il “Sedile” della città (oggi fontana pubblica).
Entrati nel cuore del borgo, poche decine di metri più avanti (direzione S) sotto un portico si apre, a sinistra, la Chiesa di S. Andrea. Vuole la tradizione che essa sia stata edificata sui resti di un preesistente tempio pagano. Da notare, al suo esterno, alcuni frammenti ornamentali in stile classico e il campanile che poggia sul portico, sotto cui passa l’antico “decumano major” della città.
Per una leggera discesa si perviene a Largo S. Spirito passando sotto la Porta dell’Annunziata (antico accesso alla città). In origine sulla porta sorgeva una cappella, i cui resti sono riscontrabili nelle attigue sistemazioni edilizie come l’Ospedale (ora civile abitazione) di S. Spirito del 1601. Superati la storica porta, si arriva nella pittoresca piazzetta della SS. Annunziata posta poco oltre la cinta muraria d’epoca medioevale. La Chiesa (XIII secolo), d’origine benedettina, si preannuncia con una gradinata sormontata da un portico (con tre arcate); al suo interno un polittico del ‘500 e altri piccoli affreschi cinquecenteschi adornano la bellezza del sacro edificio. Rientrando al di qua delle mura si è nuovamente nell’antico abitato e, attraverso le Rampe di S. Angelo, si giunge ad una tra le più vecchie chiese di Teggiano: la Chiesa di S. Michele Arcangelo, al cui interno sono conservate un’antichissima cripta (presenza di affreschi) ed alcuni capitelli in pietra a “motivi” zoomorfi.
Si continua ora (direzione N), spostandosi sempre in quel fitto labirinto formato dai vicoli, alla ricerca degli spazi più aperti ove poter guadagnare un po’ di luce; ed ecco che si giunge in uno slargo adiacente il Monastero delle Benedettine. Il Convento di S. Benedetto è uno dei complessi monumentali più importanti della città e la sua adiacente Chiesa contiene uno tra i più bei portali, evidenziato da interventi decorativi in stile barocco; un altro bellissimo portale (di matrice romanica) permette di accedere direttamente al Convento. Sul retro di S. Benedetto s’apre (verso oriente) un’ampia piazza (IV novembre) alla cui destra si prospetta la bellissima facciata della trecentesca Chiesa di S. Pietro. Eretta forse sui resti di un tempio dedicato a Esculapio (dio della medicina), il suo bel porticato d’accesso in stile romanico presenta decorazioni e rilievi marmorei raffiguranti santi e profeti; al suo esterno, frammenti lapidei (leoni marmorei) d’epoca romana. Oggi, non più aperta al culto, il suo interno ospita il Museo Civico d’Arte Medioevale (Museo Diocesano).
Alle spalle di S. Pietro si apre il Largo S. Agostino su cui, dall’alto di una gradinata, s’affaccia la Chiesa (con annesso un edificio Conventuale) di S. Agostino eretta nel 1370, come testimonia un’epigrafe del suo portale; al suo interno sono presenti una serie di tele (del ‘600/‘700) e due altari (XVIII secolo) in pietra locale (marmi policromi intarsiati). Adiacenti alla fabbrica vi è un pittoresco Chiostro (XV secolo) dalle volte affrescate raffiguranti la vita, la figura e l’opera del Santo. Sul lato occidentale della Piazza IV novembre, prospetta l’imponente edificio del Seminario (1564). Tra i più vetusti d’Italia, è stato per secoli un floridissimo centro sia culturale che spirituale della Campania e, più in generale, dell’intero Mezzogiorno. All’interno di esso sono possibili riconoscere elementi ornamentali che risalgono al ‘500 come un architrave poggiato su colonne, il pozzo del cortile e il portale d’ingresso in marmo. Completa la sua magnificenza l’immensa Biblioteca che conserva antichissime pergamene e quasi cinquemila volumi. Nelle adiacenze del Seminario vi è la rinascimentale Chiesa di S. Martino; un incendio la distrusse nel(1820). Il suo accesso avviene attraverso un portico a tre arcate poggiate su colonne, mentre l’interno ospita alcune monolitiche colonne e un coro ligneo in stile neoclassico.
Riprendendo il cammino (direzione N) si attraversa lo stretto Vico Seminario fino a sbucare nella Piazza dei Mori da cui parte, sul lato opposto, un altro vicoletto che immette in Largo SS. Pietà e su cui prospetta il bellissimo accesso alla Chiesa della SS. Pietà. L’ex edificio conventuale si presenta con un’enorme gradinata che termina con un portico a tre arcate sotto cui s’affaccia un interessante portale marmoreo, nella cui “lunetta” è raffigurata la Pietà (un bassorilievo del 1476) e la cui porta, in pregiata fattura lignea (decorata a formelle), viene delimitata da fregi e leoni stilofori. Una volta era Convento dei Frati Minori Osservanti e conserva, al suo interno, un pittoresco Chiostro che richiama, nel modulare disegno degli archi poggianti su colonnine (tortili) in stile romanico, una cultura decorativa del tardo ‘400, le cui volte sono impreziosite da affreschi. Dal Largo della SS. Pietà ci si muove (direzione W) verso il centro del paese. Prima di giungere alla spianata su cui sorge il Mastio compare, sulla destra, la piccola chiesetta di S. Antuono dei “Carboni” (Abate!). Di antichissime origini la sua costruzione risale, probabilmente, a prima dell’anno 1000. La sua facciata ingloba il campanile mentre in basso, a destra, vi è il portale d’accesso contenente, nella parte superiore, una lunetta affrescata.
Concludiamo questo itinerante giro del borgo di Teggiano andando a conoscere uno dei suoi simboli più famosi: il Castello Feudale. Discendendo per Via S. Antonio dei Carboni, ecco comparire gli alti muraglioni che cingono il Castello. Si volge a sinistra e si discende per la Strada del Castello che immette, a destra, nella Via Umberto I da cui si accede nel quattrocentesco Castello Macchiaroli. Eretto dal Re di Napoli Ladislao di Durazzo nel XV sec., assunse un importantissimo ruolo nelle vicende storiche dell’Italia Meridionale. La sua entrata principale immette in un bellissimo cortile con un pozzo in pietra; per accedere alle sale, invece, si transita su un elegante scalone in pietra. Esternamente i suoi bastioni seguono uno schema ad andamento poligonale chiuso (negli angoli) da torri cilindriche. Negli ultimi tempi, nella storica “Sala dei Baroni” sono state ospitate le riunioni dell’Amministrazione comunale Teggianese e diversi eventi o manifestazioni culturali. (di ©Andrea Perciato)
