Vie “Cave nel Tufo”, questi Etruschi… misterioso e incredibile popolo!

COSA SONO LE VIE CAVE nel tufo…? Le Vie Cave sono percorsi, che generalmente non superano i 2 km di lunghezza, di collegamento o vie di comunicazione tagliate nella viva roccia tufacea. Percorsi viari artificiali, forgiati in origine dal fuoco e – successivamente – scavati dalla mano dell’uomo e modellati dagli agenti atmosferici (vento e acqua) che procedono tra due vertiginose pareti in tufo alte, in alcuni casi anche 30 metri, che, seguendo tortuose direttrici, collegano i fondovalle con le sommità dei rilievi ove giacciono borghi come Sorano, Sovana e Pitigliano. La loro lunghezza può oscillare tra i 300 m al 1500 m.

COME SONO STATE REALIZZATE…? Gli Etruschi, considerati dai contemporanei del tempo come “immorali” ma, sostanzialmente, di pensiero, filosofia e cultura differente, fu un popolo capace di sfruttare al meglio le potenzialità dei territori, fertili e rigogliosi, in cui vivevano possedendo grandi capacità di adattarsi alle condizioni ambientali in cui vivevano: la presenza di un materiale lapideo come il tufo, roccia eterogenea, friabile, leggera da trasportare e facilmente modellabile, elemento peculiare che attraversa – in tutte le sue fasi – la civiltà degli Etruschi.

Fu oltre 2500 anni fa che di questa materia, gli Etruschi, ne fecero la propria ricchezza principale cominciando a scavare attraverso le pareti per ricavarne abitazioni, ricoveri per animali, luoghi di culto e, naturalmente, ambienti funebri e le vie che univano questi elementi. Le Vie Cave non vennero costruite lungo alvei torrentizi o naturali canali di scolo, come sembrerebbe a prima vista, ma sono scavi totalmente artificiali dettati per differenti scopi. Al suo interno e ai lati della strada, venivano realizzate delle canalette per espellere l’acqua. La Via Cava, a causa del continuo passaggio di uomini, mezzi e animali, ed essendo una roccia facilmente erodibile, aveva continuamente bisogno di manutenzione, continui livellamenti; proprio per questo motivo oggi conosciamo vie cave profonde tra i 25/30 metri, quando invece, al tempo degli Etruschi, erano interrate solo di un paio di metri.

MA IN EFFETI, QUAL’ERA IL LORO SCOPO…? Ma a che cosa servivano le Vie Cave? A tutt’oggi gli storici, nell’interpretare il senso e l’utilizzo di queste opere, non convergono per una soluzione univoca. Di certo, nel Medioevo furono usate come vie di comunicazione, ma questo utilizzo avveniva già per gli Etruschi per abbreviare i collegamenti da un centro all’altro? In origine non erano così profonde come noi oggi le osserviamo ma sorge spontaneo un altro dilemma: erano forse vie sacre? Ciò riconduce l’attenzione alla presenza, lungo queste, di necropoli e sepolture senza dimenticare la fondamentale componente di come la religione, per gli Etruschi, era così importante. Percorsi per raggiungere luoghi di sepoltura o la via stessa interpretata come un’opera sacra?

Via Cava di San Giuseppe (Pitigliano). Prende il nome dall’affresco presente in una nic-chia che si trova al termine di un tratto in trincea della Via Cava. L’affresco è stato recen-temente ridipinto visto lo stato in cui versava ed è molto importante per i Pitiglianesi. Gli abitanti di Pitigliano sono molto devoti a San Giuseppe. Infatti in terra, nei suoi pressi, è facile trovare lumi accesi, preghiere scritte e dediche religiose. Qui la notte del 19 Marzo si svolge la famosa “Torciata”: è una festa tradizionale in cui un gruppo di persone, partendo proprio dall’edicola di San Giuseppe, portano in spalla una fascina di canne accesa dal fuoco. Arrivati in piazza a Pitigliano danno fuoco all’Invernaccio, un pupazzo fatto di canne. E’ un modo per volersi scrollare l’inverno alle spalle e far posto alla primavera e alla rina-scita della natura.

E’ una via cava spettacolare (almeno nella parte iniziale) perché le pareti di tufo attraverso le quali si snoda raggiungono anche i 20 metri di altezza. Un percorso fantastico in mezzo ai boschi attorno a Pitigliano, dove si snodano questi antichi percorsi vecchi di millenni, usate dagli etruschi fino ai giorni nostri… il continuo percor-so ha creato dei veri e propri canyon artificiali, alti anche decine di metri! Non è inusuale poi trovare tracce di antiche iscrizioni e i resti di antiche necropoli… da vedersi tutte!!! E’ la via cava più lunga nei dintorni di Pitigliano misurando circa un Km. di sviluppo. Prende il nome da un affresco raffigurante il volto di San Giuseppe dipinto in una nicchia in corrispondenza di un punto molto stretto della via dove una delle pareti rocciose in tufo ha avuto un cedimento alla base andando ad appoggiarsi contro la parete opposta.   L’affresco attuale è recente (ridipinto da Licia Formiconi) a confermare una millenaria continuità di devozione religiosa verso questi luoghi. Suggestiva, ombreggiata e silenziosa è una passeggiata da non perdere, un modo diverso per arrivare alla Porta di Sovana dalla quale poi salire in Pitigliano.

Via Cava di Poggio Prisca (Sovana). Una delle Vie Cave meglio conservate, si trova all’interno del Parco Archeologico della Città del Tufo di Sorano insieme alla Via Cava di Poggio Felceto. Al suo interno sono evidenti le numerose nicchie dove erano presenti gli affreschi dei santi. All’inizio della Via Cava è incisa la data 1948 che celebra probabil-mente la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nei suoi dintorni si possono ammirare le tombe etrusche più belle: Tomba Pola, Tomba Ildebranda (III/II sec. a.C.), Tomba a Lacunari, Tomba del Sileno, Tomba dei Demoni Alati e Tomba del Tifone. Alcune di queste tombe sono ad Edicola come quella dei Demoni Alati, altre sono un’evoluzione di quelle a Dado Reale come la Tomba di Ildebranda che rappresenta il monumento funebre etrusco più importante. Qui la camera sepolcrale sottostante è piuttosto piccola rispetto al mo-numento funebre esterno. Il tempio venne scolpito direttamente sulla viva roccia tufacea, senza aggiunta di materiali costruttivi estranei, e poi ricoperto da stucchi e colorazioni dal-la sgargiante cromaticità. La tomba è così chiamata perché nel 1925 al momento della sua scoperta venne intitolata al personaggio più importante della storia di Sovana: Papa Gregorio VII, al secolo Ildebrando da Soana. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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