Felitto… la suggestione delle sue gole, i suoni e i colori del suo fiume! (Calore, Parco del Cilento, SA, Italy)

Il corso delle argentee acque fluviali del Calore, là dove s’incunea nei pressi dell’abitato di Felitto (nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Val Diano e Alburni in provincia di Salerno) è, sicuramente, uno tra i paesaggi più suggestivi e spettacolari dell’intero Cilento; di quel Parco Nazionale ancora poco conosciuto e, per certi versi (e fortunatamente!), ancora intatto; un particolare habitat situato molto lontano delle rotte di quei turismi cosiddetti “convenzionali”; un angolo di meraviglioso paradiso verde, ove il profumo della terra bagnata dalle acque restituisce emozionanti sensazioni di un territorio integro e della sua gente rimasti ancora così autentici e fieri delle loro tradizioni.

Felitto ci accoglie con austera fierezza dall’alto del suo sperone roccioso, un naturale baluardo che si erge sulla stretta gola ove scorrono, impetuose, le acque del fiume Calore. Arroccato su di un erto colle calcareo, la “Rupe di S. Nicola”, l’abitato domina a strapiombo la valle fluviale. Lungo le sue polverose e lastricate stradine, racchiuse tra i bastioni della vecchia cinta muraria, è ancora possibile scorgere i resti di portali in pietra che restituiscono angoli suggestivi ricchi di antiche memorie; qui dove la natura e la storia sembrano continuamente alternarsi in un incantevole spettacolo così ricco di profumi e di colori, e dove anche per un solo giorno trascorso tra gli stretti vicoli e gli adombri portoni sembra far riaffiorare, tra queste pietre levigate dal tempo, l’eco delle zoccolature di arcane cavalcature.

Nelle immediate vicinanze dell’antico ponte medioevale che collegava gli abitati di Felitto e Castel San Lorenzo, parte la traccia di un sentiero che penetra subito nel cuore della montagna, mantenendosi a mezza costa e articolandosi lungo la sinistra orografica della forra. Uno spettacolo di inaudita bellezza si apre ai nostri occhi: ambienti selvaggi e incontaminati, dove una rara vegetazione forma quella naturale scenografia ricca di vivaci colori e di frizzanti profumi, là dove il “suono tonante” delle acque fa da sottofondo ai guizzi ed ai richiami  di bellissimi uccelli che volteggiano sulle nostre teste.

In alto, invece, si profilano le irte pareti rocciose su cui è adagiato l’abitato di Felitto: tutti questi elementi messi insieme e concentrati in questo particolare luogo, non possono far altro che indicare che questo è il naturale “regno” della lontra, che qui vive indisturbata, libera e protetta. Spostandosi fuori dell’abitato, uno stradello che scende giù, verso destra, conduce in breve, presso una località indicata come Remolino; una modesta radura ciottolosa che si apre lungo le sponde del fiume; nelle vicinanze vi è un’area attrezzata a picnic ed una fontana, il luogo si presta ideale per fare il bagno, la canoa fluviale ed è anche possibile, per coloro che effettuano trekking in piena autosufficienza, montarvi la tendina per trascorrervi la notte.

Da qui parte il nostro itinerario ed in breve giungiamo a un piccolo sbarramento (una diga) posto alla confluenza tra il fiume stesso ed il Fosso Remolino, un alveo torrentizio che si apre sulla sinistra. Poco più avanti, sulla sponda opposta, parte la traccia di un sentierino che in breve conduce alla grotta (o cella) detta di Bernardo (sicuramente una laura di origini basiliane!): questa pista non va assolutamente presa! L’itinerario proposto, invece, prosegue ora attraversando lo sbarramento della diga e continua portandosi sulla destra orografica della gola, lungo un sentiero abbastanza frequentato che penetra a mezza costa nella selvaggia natura che caratterizza la forra.

In alto, sulla sinistra, si ergono le articolate creste ammantate di vegetazione boschiva del monte Ceglie (602 m), mentre sulla destra si parano i costoni meridionali dello Scanno del Mezzogiorno (740 m) alture calcaree che, nascondendo questa gola, hanno contribuito nel corso dei secoli, a mantenere integro ed intatto questo particolare habitat. Qui la natura diviene protagonista assoluta, e numerose sono quelle specie di infiorescenze che s’incontrano lungo il sentiero che attraversa per intero tutta la gola come l’aglio ursino, la valeriana e l’orchidea provincialis (una rara specie selvatica). Più avanti la traccia del sentiero diventa quasi impraticabile per via della fitta vegetazione che lo circonda, ma è abbastanza percorribile perchè il tracciato della pista è molto evidente per il transito degli animali.

Intorno, notevoli sono quelle presenze dell’erica,  delle felci e dei pungitopo che si alternano a piante di cisto (bianco e rosso) e di laconito (dai fiori color blu). Lungo il sentiero, se si è dotati di un buon spirito di osservazione, si riesce facilmente ad individuare le tracce della faina che lascia i “segni” del suo passaggio e delimita, così, anche il suo territorio; oppure le zolle di terreno rimosso che sono quelle del cinghiale che scava per trovare insetti e tuberi. Mentre in alto, nel cielo, non è raro riuscire a scorgere due falchi pellegrini che volteggiano poco sopra le nostre teste; questo loro volare in circolo sono dei precisi movimenti indirizzati agli escursionisti: essi vogliono segnalare che si sta attraversando il “loro” territorio.

Il sottobosco è ricco di vegetazione arbustiva e sembra quasi di attraversare una foresta tropicale, tant’è l’insistenza del fogliame che in alcuni casi impedisce quasi del tutto il riflesso dei raggi solari. Il sentiero è ammantato da foglie di edera e di lauroceraso, e alla base di grossi tronchi di frassino e carpino bianco non è difficile riuscire ad individuare le tane scavate dal tasso. Proseguendo sull’itinerario principale si attraversa questa magnifica vallata, e proprio dal centro della gola (238 m), parte una piccola deviazione (un breve tratto su rocce piuttosto difficoltoso!) che scende in basso a destra e conduce a degli enormi massi levigati dal millenario scrosciare delle acque: questo ammasso viene indicato come il ponte di “Pietra Tetta” (pietra del tetto). Queste gigantesche pietre sono qui franate in epoche remote, incastrandosi proprio al centro della gola, e le loro superfici sono state – per secoli – modellate e levigate dalla forza erosiva delle acque che qui scorrono impetuose durante le piene, lasciando diverse tracce del loro passaggio come tronchi, rami, bidoni, indumenti, plastica ed altro ancora.

Dopo aver visitato il labirinto di Pietra Tetta, si prosegue ora continuando a camminare nella fitta vegetazione del bosco, là dove il sole difficilmente riesce a penetrare il folto fogliame della foresta. Il leccio giovane, detto dai locali elice o ilice (dall’antico ILEX), si alterna alle tortili radici dei tronchi più vecchi, mentre il fogliame sparso del sottobosco è ricco di bacche di mirto e bulbi di giglio selvatico; non è raro riuscire a trovare anche esemplari di olmo e orniello. Nel tratto più impervio della gola si stagliano, in alto sulla sinistra, gli strapiombi calcarei della Rupe Rossa (798 m), mentre sulla destra si profilano le creste boscose della Costa di Magliano (389 m). Dopo quest’ultimo ed impegnativo passaggio, mentre il sentiero aumenta considerevolmente la sua pendenza, si guadagna quota salendo in alto mantenendosi sempre sulla sinistra (ripidissimo versante coperto di erbe scivolose e di ghiaioni: fare molta attenzione nella progressione!).

Camminando,  ci si accorge che all’improvviso la gola termina proprio nel momento di massima impennata, là dove la vegetazione poco alla volta va diradandosi e il bosco va aprendosi cominciando ad offrire bellissime vedute panoramiche lungo il suo tratto a monte. Si compie così un’ultima scarpinata lungo un tratto ghiaioso piuttosto in pendenza che in breve conduce, in alto sulla sinistra, a ridosso di un sentiero che aggira la Costa di Magliano; dall’alto di questa terrazza panoramica è possibile scorgere, all’imbocco a monte della gola del fiume Calore, l’antico ponte medioevale ad arco (schiena d’asino), costruito interamente in pietra, tra due verdeggianti sponde fluviali ricche di vegetazione, il quale ha permesso il collegamento pedonale, per lunghi secoli, tra gli antichi borghi di Magliano e di Felitto: all’orizzonte sullo sfondo, si profila la mole del monte Motola.

Guadagnati il costone, l’itinerario proposto incrocia una sterrata. Si prende ora a salire lungo questa pista carrareccia che porta ad un primo crinale (coltivi, seminati e macchia) e che passa accanto a dei casali, a delle cascine sparse nelle campagne adiacenti e a delle masserie isolate tra campi seminati a frumento che si alternano a distese di frutteti. Qui, all’incrocio tra piste e stradelli distribuiti tra campi trattati a foraggio, tra pozze d’acqua sorgiva e piccoli stagni, c’è la possibilità di incontrare l’ululone dal ventre giallo, un anfibio che, se toccato sotto il suo ventre color giallo, irrita l’epidermide con forti bruciori e pruriti.

La carraia ora s’immette su uno stradello presso contrada Riorci mentre tutt’intorno, lungo i campi ove ondeggiano le spighe di grano, è possibile scrutare le cromatiche e bellissime infiorescenze della “sulla”, una pianta foraggifera presente in tutti quei paesi che, fin dall’antichità, s’affacciano sul bacino mediterraneo; e queste piante, con i loro vivaci colori, caratterizzano non poco l’intero paesaggio nella prima parte della stagione estiva. Volgendo infine sulla sinistra, si continua proseguendo in direzione NE e, attraversando ampie distese coltivate ad uliveti, una breve discesa porta a giungere nuovamente nei pressi della fonte Remolino, punto terminale di questo bellissimo, intenso e non semplice circuito che attraversa uno dei luoghi più incantevoli dell’intero Cilento. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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