Fuori da ogni tempo, lontani da qualsiasi altrove, il Belgio ci accoglie con tutta una serie di sorprese che lasciano, letteralmente… senza fiato! Questa è stata la prima impressione quando ci siamo ritrovati al centro di un qualcosa che sembrava tra fiaba e leggenda: le nebbie mattutine che nascondevano qualsiasi orizzonte; isolati mulini a vento; campanili che si stagliano ovunque sull’orizzonte; interminabili campi di frumento, biada, segale, graminacee in genere; case tutte con facciate in pietra; cortili di granai e masserie (simili a quelle del nostro sud) che sembrano accogliere la vetrina del perfetto agricoltore; e poi ancora…
Centinaia di croci isolate in pietra; edicole votive sparse un pò dappertutto; grappoli di case sparse lungo crinali ondulati che si alternano tra copiose foreste e boschi impenetrabili; cimiteri isolati nel bosco; nessun rumore per centinaia di metri, e poi, in autunno qui le foreste indossano il loro abito migliore assumendo cromature vegetazionali che vanno dal giallo al rosso, passando per l’ocra, il carminio, l’arancio, l’amaranto e il vermiglio!
Siamo nella regione della Vallonia, nel cuore della foresta delle Ardenne, una grande macchia boscosa (composta da abeti, querce, larici e betulle) che si estende tra Francia, Belgio e Lussemburgo; un bucolico paesaggio in cui gli orizzonti si alternano come onde di un gigantesco oceano, cambiano spesso colore vegetazionale di valle in valle, ognuna solcata da un torrente, un fiume o uno stagno.
Ma cosa è che ci ha attratto in un luogo così insolito e poco frequentato dal grande pubblico europeo degli escursionisti…? Semplice, un trekking dedicato alle birre cosiddette “trappiste” cioè prodotte utilizzando ingredienti naturali e realizzate secondo metodi dettati dalle antiche ricette dei monaci trappisti. Ci siam trovati a camminare attraverso quell’intricato reticolo di piste e sentieri (facile perdersi!) che attraversano le Ardenne e – tra questi – spiccano, per originalità, per curiosità ed altro, i due rami (tracciati) che contraddistinguono un lungo trekking (che, ripetiamo, non facile!) seguendo le piste che toccano le principali abbazie che producono le famose birre trappiste.
Si cammina su sentieri non asfaltati, con brevi tratti in asfalto raramente più lunghi di 1 km; si procede – uscendo ora da un bosco ed entrando nella successiva foresta – proseguendo su piste campali che raggiungono e, spesso attraversano, piccoli, isolati e tranquilli villaggi. Luoghi della memoria agricola locale che sembrano abbandonati ma che invece si popolano al tramonto col rientro dai campi e il ritorno dei fan-ciulli da scuola.
Qui, in queste terre le birre, oltre ad essere una tradizione, sono una filosofia, quasi una scelta del buon vivere; la sera, al rientro delle attività e dopo le cosiddette “fatiche” ci si ritrova nel piccolo locale al centro del villaggio, oppure lungo la strada principale, a sorseggiare le birre; naturalmente queste vanno tutte gustate con l’aggiunta di pane e formaggio (tipico locale) e servite obbligatoriamente in contenitori di vetro oppure in terracotta.
Questo trekking in cui ci si lascia guidare dall’olfatto e dal palato è un cammino da compiere come una sorta di pellegrinaggio ed è da fare almeno una volta nella vita. In tutto il mondo esistono almeno 12 birre della tradizione trappista, di cui solo 11 sono riconosciute ufficialmente come autentiche, perché interamente prodotte presso un’abbazia cistercense, sotto il rigido controllo della Comunità Trappista, e solo 3 di queste birre di trovano tutte in Vallonia: Chimay, Rochefort e Orval.
Questo insolito trekking è lungo meno di 300 km, ma per la poca disponibilità di giorni, si è scelto di percorrerne il suo “troncone” meridionale, lungo circa 120 km quello che mette in collegamento l’Abbazia di Orval all’Abbazia di Notre-Dame de Saint-Remy a Rochefort, un insolito e suggestivo camminare attraverso una delle regioni europee meno conosciute: le Ardenne, vissute con una cinque giorni di cammino tra abbazie “trappiste” che ancora custodiscono – gelosamente – le secolari tradizioni della produzione di birra, paesaggi da fiaba dagli incredibili cromature, castelli arroccati nei luoghi più impensabili, monasteri isolati sul ciglio di un pendio erboso, piccoli borghi nascosti dalla foresta, villaggi rurali baciati al tramonto, su tutto… la magia e le profumate essenze di una bevanda: la birra (preparata usando gli ingredienti di un tempo secondo la tradizione dei monaci trappisti) che qui – più che un semplice dissetarsi – è una cultura, è un modo di essere… è una scelta di vivere bene, è una filosofia…! (di ©Andrea Perciato)
