I riconoscimenti che identificano la bellezza e le caratteristiche di un luogo davvero belle li possiede davvero tutti: “Bandiera Arancione” del TCI, insignito del prestigioso marchio tra i “Borghi più belli d’Italia”, riconosciuto come “Città del Vino” e tra le principali “Città dell’Olio” dell’intera Toscana.
Il suo caratteristico abitato si adagia sopra uno sperone in roccia tufacea che domina un paesaggio solo in apparenza aspro, ma dalla struggente bellezza paesaggistica che ne identifica la salubrità locale, con profonde vallate ricche di vegetazione e la copiosità delle sue acque torrentizie. Le colture della vite e dell’ulivo caratterizzano – fin dai tempi degli Etruschi – le campagne circostanti. Le qualità del vino locale e le specialità dell’olio d’oliva sono i principali prodotti sulle tavole della zona; il “Bianco di Pitigliano” è stata una tra le prime D.O.C. riconosciute (1966) in Italia.
La morfologia del borgo, il suo impianto urbanistico trae origini dalla sua particolare posizione strategica che, fin dalla preistoria, ha favorito la possibilità di stabilire insediamenti umani. Il reticolo dei suoi vicoli (che sono più di 60), l’intreccio di passaggi, supportici, slarghi, rampe, piazzole sono tutti elementi – questi – che caratterizzano un borgo di pura matrice medioevale. Fin dal passato, questi ambienti scavati nella viva roccia, sono sempre stati utilizzati come depositi e magazzini o come pozzi e cantine; per la conservazione dei cereali, i vani superiori, mentre i “butti” (cosiddetti vani sottani) adibiti a cantine per la conservazione del vino. La gran parte di questi ambienti, oggi, sono stati recuperati e riproposti come botteghe e negozietti che offrono prodotti di artigianato locale, oppure caratteristici localini (di sera illuminati da torce e lanterne) ove trascorrere qualche ora tra una buona lettura, o chiacchierando tra amici, si possono gustare pietanze della tradizione culinaria locale.
Qui ogni vicolo, ogni rampa, ogni balconata qui termina o s’affaccia sul vuoto; raccontano delle tracce di un passato vissuto intensamente, celano curiosità e stimolano le fantasie di luoghi solo in apparenza inospitali, ma che da sempre hanno accolto intere famiglie dedite alla raccolta, produzione e commercio dei principali prodotti del circondario: la vite e l’ulivo. Infatti in tutte le case – completamente realizzate/scavate nel tufo modellando e ricavando, secondo le proprie esigenze – sono stati ricavati vani rialzati (gli spazi abitativi) raggiungibili per scale dalle incredibili alzate e pendenze; oppure le profonde cantine, da sempre adibite a depositi per il vino, per l’olio e altro ancora.
Queste due caratteristiche sull’utilizzo dei vani delle case o, nel complesso, dei corpi di fabbrica, sono facilmente intuibili a prima vista osservando attentamente le differenze degli accessi che prospettano lungo le due principali arterie del borgo antico: Via Roma (il Corso) e Via Zuccarelli (che attraversa il Ghetto ebraico): se la soglia d’ingresso è caratterizzata da uno o, al massimo, due gradini, allora… si sale. Mentre invece se la soglia è solo una piatta lastra in marmo (o calcare), allora… si scende! Entrambe le arterie s’incontrano alla facciata della chiesa patronale dedita al culto di San Rocco.
Pitigliano è anche conosciuta con l’appellativo di “Piccola Gerusalemme”, non solo perché somiglia alla celebre “capitale” delle 3 più importanti religioni monoteiste, bensì per la presenza di un quartiere (ghetto) d’origini ebraiche che fin dal XVI secolo accolse intere famiglie di religione giudaica che si trasferirono in questa contea “Ursinea” per sottrarsi alle persecuzioni ed alle restrizioni imposte dai propri paesi d’origine. Oggi, una Sinagoga e un museo di “Cultura Ebraica” ne ricordano questa presenza con il “Macello Kasher”, il “Forno delle Azzime”, la Cantina e il Miqvè (bagno rituale purificatorio) che guidano – e illustrano – il visitatore accompagnandolo in un percorso attraverso la cultura e la religione ebraica.
Non si va via da Pitigliano se non si compie una bellissima passeggiata lungo il viale alberato di San Michele che prospetta – per mezzo di una suggestiva e incredibile skye-line – sulla promenade della rupe tufacea da cui s’impenna l’abitato che affaccia a sud. Da qui, in condizioni meteo favorevoli e con la giusta luce riflessa al tramonto, una serie di potenti fari, alla loro accensione, generano una tra le più incredibili scenografie ambientali abbagliando, dal basso, la balconata tufacea e l’intero borgo rendendo il paesaggio e il circondario un luogo fuori dal tempo, sospeso tra mito e bellezza. Putigliano, se ancora non la conoscete, non perdete occasione di andarla a visitare, ma… senza scappare via subito; a Pitigliano ci si lascia il cuore… e non solo, ma qui sono soprattutto l’animo e il palato che ne traggono giovamento! (di ©Andrea Perciato)
