CASTELVETERE sul CALORE (AV)… un’Irpinia da scoprire passo dopo passo!

C’è una parte di quell’Italia cosiddetta “minore” che è diventata il mio privilegiato scopo di ricerca ed esplorazione: la dorsale dell’Appennino Meridionale (in questo caso, Campano) e tutti i borghi e i paesi che ne fanno un corollario di preziosi scrigni di tesori d’arte, cultura e tradizioni. Negli ultimi tempi mi affascina molto esplorare i luoghi (fatti di genti e paesi, ma soprattutto di cultura e tradizioni) ambienti lontani dalle rotte più frequentate di quel turismo “cosiddetto” convenzionale. E tra questi, un particolare posto in cima ai miei desideri è quello di scoprire e far conoscere soprattutto l’Irpinia, quella interna, quella che spesso si dice (e si pensa) di non conoscere abbastanza.

Nelle zone interne della Campania, in provincia di Avellino, nel cuore dell’Irpinia e al centro del Parco Regionale dei Monti Picentini , a pochi chilometri dai grandi attrattori turistici regionali, c’è un luogo che è un autentico gioiello di storia, di cultura, di arte, di tradizioni: il borgo antico di Castelvetere sul Calore, suggestivo scrigno di tesori tutti da scoprire lentamente, laddove ancora si trova la spontaneità di un popolo gentile e cortese, che si rifà ancora ai valori di un tempo.

Situato alle pendici del monte Tuoro, ergendosi accanto alle anse del fiume Calore, che scorre poco più a valle, è un piccolo borgo che conserva intatto il suo antico fascino, come una terrazza che si espande sull’immenso paesaggio irpino. Un borgo medievale, recentemente recuperato e trasformato in albergo diffuso, con particolari alloggi, ognuno diverso dall’altro e ristrutturati nel più rigoroso rispetto delle tradizioni architettoniche e urbanistiche locali, caratterizzati da particolari finiture dai materiali tradizionali, come pietra e legno, e coperture con travi a vista.

Di antiche tradizioni, Castelvetere sul Calore affonda le sue radici nella storia, in epoche talmente così lontane che si perdono nella notte dei tempi. Alcuni studi collocano la nascita del borgo nel luogo di Aulonia, già citata da Virgilio nella sua Eneide; ma le rovine rinvenute in loco rimandano a quello delle prime invasioni barbariche, ed in particolar modo ai Longobardi. Ma anche la leggenda avvolge l’aurea mistica del borgo come quella del “miracolo della neve” di una donna che riceve dalla Madonna l’invito ad erigere un sacro edificio in suo onore e a farne richiesta alle autorità del tempo.

La parte più antica del borgo, quella che si erge intorno all’antico Castello e alla chiesa principale, è un posto da non perdere assolutamente, coi suoi scorci che si alternano tra ombre di pieni e di vuoti che rimbalzano di finestra in cortile, di androne a supportico; un crogiuolo di elementi vivi, pulsanti, da scoprire lentamente, per capire e conoscere la vita di un tempo come scorreva attraverso vicoli ricoperti dal muschio e rampe in pietra, quando il vociare del vicinato tra una finestra con le tende “merlettate”  e un balconcino abbellito da vasi di gerani s’intrecciava con l’ululato del vento che serpeggiava attraverso queste incredibili volumetrie. Ciò che emerge dal camminare tra queste case è la sensazione di poter gustare una quiete assoluta.

Il contesto ambientale del borgo primeggia per essere stato trasformato in un “albergo diffuso”; una trasformazione davvero affascinante, cioè poter vivere nel borgo, ed essere coinvolti nelle atmosfere di vita rurale che hanno sempre determinato la vita del posto, come quello di potersi salutare al mattino scambiandosi le prime voci del giorno, semplicemente affacciandosi dalla soglia di una finestra o dalla rampa di una scala. E’ come un sentirsi a casa propria ma in un luogo lontano dalle quotidiane abitudini di ognuno che qui giunge (o vi resta per qualche giorno) per la prima volta!

Ma in effetti, cosa è un “albergo diffuso”? Il paese è già uno spettacolo solo a poterlo vivere camminando attraverso le sue stradine che – serpeggiando – conducono tra vicoli e portali in pietra il cui agglomerato emerge su di una rocca dalla quale si dominano panorami di straordinaria bellezza paesaggistica sulle valli del Calore, dell’Ofanto e della dorsale appenninica. Colpito dal forte sisma del 1980 il borgo è stato recuperato e ristrutturato secondo logiche strutturali che ne hanno ripreso la tradizione e rispettato i canoni di quella architettura di un tempo legate alla ruralità dell’ambiente.

Fiore all’occhiello del paese è la tranquillità, ricercata, voluta e conquistata ad ogni gradino superato; recuperare questo borgo è stato un interessante salto all’indietro nel tempo con le antiche costruzioni in pietra che hanno ripreso lustro e vigore, riportate a nuova livrea e riconsegnando al moderno visitatore le atmosfere di tempi passati come le rampe, i vicoli, la chiesta, il castello e, soprattutto, il cortile ove sono ubicati la gran parte degli alloggi; uno scenario da fiaba “tolkieniana”, laddove sembrano sbucare hobbit dagli angoli più nascosti e impensabili… praticamente, una vera cartolina!

Il progetto (e l’offerta) “albergo diffuso” passa attraverso le varie fasi di un particolare recupero, molto interessante, col preciso scopo di riprendere vecchi e caratteristici alloggi in disuso o completamente abbandonati, così come i diversi spazi a corredo come la corte, l’antica “osteria”, il sagrato, la piazzetta, l’antica bottega come particolare punto vendita di prodotti tipici che si rifanno alle tradizioni del territorio. Essere riusciti a recuperare una serie di case sparse all’interno del borgo ha dato al paese la possibilità di assumere una modalità “turistica” che consente di valorizzare il territorio e permettere ai visitatori di integrarsi con esso e con gli abitanti del luogo, vivendo in vere e proprie casette sparse per il borgo e condividendo le esperienze di vita della gente del posto.

Il luogo è incantevole con un circondario tutto da scoprire; un posto è un autentico “inno alla bellezza” delle terre irpine, ove accoglienza e ospitalità sono il fiore all’occhiello. Questa idea di “albergo diffuso” è il frutto di un sapiente recupero di ciò che fu distrutto dal terremoto in Irpinia, e condotto dalla passione, dalla tenacia e dall’amore per la valorizzazione della propria terra di chi ha fortemente voluto questo progetto. Se non ci credete, allora venite a Castelvetere, ove sembra davvero di entrare (e poter vivere) in una dimensione spazio/temporale parallela al nostro tempo, ove tutto è ben curato nei minimi dettagli, ove gli alloggi e le stanze sono semplici e minimali e pronti ad accogliere chi desidera immergersi – anche solo per poche ore – in atmosfere fuori (e lontano) da ogni dove. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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