Vieste (FG, Gargano), tra pirati e leggendari monoliti calcarei, laddove il sole… si unisce alla terra!

In una incredibile cornice paesaggistica e ambientale, unico nel suo genere si erge maestoso, a Nord del Tavoliere e proteso verso il mare, il promontorio calcareo del Gargano; una terra ove la sapiente mano del Creato ha armoniosamente unito il mare alla montagna.       

Siamo andati alla conoscenza di questo territorio molto particolare che ci ha permesso di conoscere a fondo gli angoli più intimi di questo ambiente garganico. Una enciclopedia della natura… ove la leggenda si intreccia alle tradizioni ed insieme riescono a penetrare nel più profondo degli animi.

Così potrebbe essere identificata la zona del Gargano. Tutto ciò che è magnificamente bello, mistico e suggestivo in questa terra, è possibile riscontrarlo attraverso un sole continuamente splendente, bianchi paesini aggrappati a promontori che precipitano in mare o adagiati lungo le brulle dorsali di montagne, incontaminati (e pescosi) fondali marini, nitidi orizzonti che si perdono all’infinito, impenetrabili foreste ricche di aromatiche essenze, un’arte culinaria tra le più originali del bacino del Mediterraneo, una storia che fonda le sue origini nel mito ed un’arcaica cultura riconoscibile in quelle infinite testimonianze radicate nel popolo garganico che riesce sempre a rinnovarsi e ad offrire, al turista di passaggio, un’ospitalità che non ha eguali.

L’avvicendarsi dei secoli ha lasciato evidenti testimonianze nei vari ambienti garganici. Vento e mare hanno contribuito al paziente modellamento della pietra carsica lungo la costa; sassi, piante ed alberi hanno dato origine a quel meraviglioso laboratorio ecologico che è la Foresta Umbra. L’humus garganico presenta un continuo intercalare tra sacro e profano da Vieste (sito in cui esistono tracce del culto di Venere Sosandra “salvatrice di uomini”), alla Montagna Sacra più venerata in tutto l’Occidente Cristiano da oltre 1500 anni, quella dell’Arcangelo Michele…

VIESTE da sempre giace lì, al termine di un lungo arenile ove si adagia, proteso su di un promontorio calcareo (a faglie orizzontali intervallato da falde di selce) verso il mare aperto, il bianco abitato della splendida cittadina di Vieste. Considerata un po’ come la simbolica “capitale” del Gargano (paragonabile per bellezza e splendore alle rinomate località di Amalfi e Positano sulla costa tirrenica), essa ci accoglie con il bianco faraglione detto di Pizzomunno (dal dialetto “punta del mondo”), un imponente monolite in pietra calcarea alto 25 metri legato alla dolorosa leggenda di Cristalda (bellissima fanciulla del luogo) e Pizzomunno (pescatore innamorato della fanciulla e tramutato in scoglio dalla gelosia delle sirene!)

Il curioso monolito calcareo si erge, coi suoi 26 metri, alla fine di una lunga striscia sabbiosa e diviene un insolito punto di riferimento per il turista escursionista che girovaga per il Gargano. Altra varante della leggenda narra di un amore travagliato fra un giovane pescatore locale e della sua amata Cristalda, figlia di Dei marini. Contrari al matrimonio, questi ultimi tramutarono lo sventurato pescatore nel bianco pizzo calcareo e, come ogni favola d’amore contrastato, non manca certo di allietare il finale la notizia che sembra che al trascorre di ogni 100 anni lo scoglio riprenda, per pochi attimi, sembianze umane per incontrarsi con la morosa.            

Lasciando ai posteri la suggestione di poter essere involontari spettatori di questo atteso incontro, continuiamo la conoscenza di questo borgo garganico. Di remote origini (X – VI secolo a.C.), fu inizialmente una colonia ellenica divenendo, successivamente, un municipio romano. Fu più volte attaccata dai Saraceni e dalle flotte pirate, e venne messa a ferro e fuoco prima dall’assedio, e poi dall’assalto del pirata Dragut nel 1554; una roccia del centro antico ne ricorda il triste evento su cui furono decapitati numerosi viestani. Attraversati la Porta Ad’Alt  si è subito proiettati in un fantastico mondo medioevale. Un’enorme gradinata si para in alto a destra; questa conduce alla Cattedrale (dell’ XI secolo) splendido esempio di architettura romanica-pugliese e poco più su termina sull’ampio piazzale su cui si parano i bastioni del Castello Svevo (1240), ristrutturato e ampliato dagli spagnoli nel 1537.

Ci si tuffa nuovamente in quel dedalo di vicoli, archi rampanti, supportici, scale e gradoni, logge e balconi, finestre e cunicoli; elementi architettonici, questi, che vanno a formare la struttura originaria del borgo medioevale ancora in un buon stato di conservazione con viuzze strette, baciate dal sole per poche decine di minuti al dì, e case tutte imbiancate di calce. La conoscenza di questo incantevole borgo marinaro termina sulla punta estrema del promontorio ove si para il Convento di S.Francesco che si integra con l’originaria struttura di un torrione di difesa; alla sua destra una gradinata scavata nella roccia, scorre verso la scogliera e conduce al “trabucco”, una complessa struttura su palafitte (tipica delle coste adriatiche) che serve ai pescatori del luogo. Dalla estrema punta della scogliera è possibile ammirare, con un solo colpo d’occhio, l’isolotto di Santa Croce che ospita il grande Faro di S.Eufemia, d’importanza fondamentale per la navigazione nell’Adriatico, e la lunga distesa sabbiosa che termina verso la precipitosa scogliera ammantata dalla pineta. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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