INFRESCHI, un antico porto tra Vibo (Valentia) e Cuma …Esiste un luogo, oggi, nel Parco Nazionale del Cilento-Alburni e Vallo di Diano, che è uno tra i più belli dell’intera costa cilentana, del Mar Tirreno e dell’intero mezzogiorno italiano: la Baja di Punta Infreschi. Piccolo gioiello di concentrato di natura, ove convergono i profumi dell’acqua salmastra trasportati dalla brezza del vento e dove gli odori di una terra, “apparentemente” arida, genera uno tra i più gustosi prodotti alimentari di maggior consumo sulla gran parte delle tavole del Mediterraneo: l’olio.
Questo particolare itinerario tocca uno degli estremi punti della provincia di Salerno, là dove le correnti marine si intrecciano e i venti s’incrociano riuscendo ad offrire un brulicare di essenze aromatiche tra le più inconsuete: agavi, fico d’india, rosmarino, salvia, rucola, timo, lentisco, carrubo, ecc. La zona, conosciuta fin da epoche remote, fu poco sfruttata durante l’egemonia ellenica; ecco perchè oggi quest’angolo di paradiso è ancora così straordinariamente intatto e lontano da qualsiasi tentativo di speculazione edilizia.
Dalla lunga spiaggia di Marina di Camerota, all’altezza del locale cimitero nella sua periferia orientale, s’apre la grotta che ha custodito il relitto del “Leone di Caprera”, piccolo naviglio che verso la fine dell’800 ha effettuato la lunga traversata dell’Atlantico fino alle coste dell’Uruguay. Da qui ha inizio un sentiero che, per gradoni, sale fino a giungere in contrada Lentiscella tra agavi, fico d’india, le insenature di Cala Fortuna e Cala Bianca con la sua omonima Torre, superando case coloniche immerse tra uliveti e carrubi. A un incrocio si prende a destra, verso E, fino a guadagnare quota su un dosso da cui s’aprono vedute paesaggistiche che si estendono tra il mare e l’interno (140 m); a ridosso delle falde (macchia e ulivi terrazzati) di monte Luna (173 m).
Da qui una discesa in terra battuta conduce fino al Vallone Viamonte che sbocca nella ciottolosa Cala Fortuna. Sul versante opposto, il sentiero prosegue all’aperto attraverso una macchia formata da agavi, ginestre, mirto e carrubo. Si supera un’ampia radura che scivola verso Cala Bianca, fino ad attraversare il Vallone Cerze di Jazzo. Raggiunti i crinali di un promontorio con alcune case coloniche isolate, qui si devia leggermente per qualche decina di metri verso sinistra e si giunge presso una vecchia casa diroccata (102 m); un isolato albero d’ulivo è posto di fronte ad essa. Giù a destra, tra le ginestre, si apre la traccia di un sentiero che scende e lentamente s’apre uno spettacolo ambientale di inaudita bellezza, posto in uno dei punti più incantevoli della costa cilentana: la baia di Porto degli Infreschi, naturale insenatura ad arco entro cui si racchiude un limpidissimo mare dai policromi fondali che vanno dal cupo ciano al verde smeraldo.
Naturale rifugio per l’approdo di barche, gli antichi Romani ne fecero un posto tappa lungo i loro viaggi costieri da Vibo Valentia a Puteoli; ciò viene caratterizzato dalla presenza di antichi ruderi che si trovano sparsi lungo i suoi costoni rocciosi e che, precipitando a mare, delimitano l’intera baia. Una chiesetta dedita al culto di S. Lazzaro, situata lungo il pendio ed appoggiata alla roccia, segna la fine del sentiero. Più sotto, in basso a sinistra, si apre una piccola spiaggia acciottolata. Qui, nel XVII secolo, le grotte della zona (frequentate fin dalla preistoria) venivano usate dai pescatori come magazzini per le attrezzature e depositi d’acqua potabile. Alcune sorgenti, infatti, sbucando direttamente dalle cavità ipogeiche sottomarine, s’immettono direttamente nel mare e ciò spiega la diversa temperatura e la bellissima colorazione di questi fondali che va dal giada al turchese, dal cobalto all’azzurro.
In una vasca squadrata rivestita in cotto, poco a destra della spiaggetta sotto la parete rocciosa, i pescatori eseguivano la cottura, la concia, la colorazione e la riparazione delle reti che servivano per la propria attività; proprio sulla parete in alto sbucano, aggrappate alla roccia, le infiorescenze assurte a simbolo del Parco Nazionale: la rarissima “Primula Palinuri”. Sui terrazzamenti che coronano la baia si alterna una vegetazione che va dalla macchia arida e aromatica – formata da agavi, cisti, corbezzoli, ginestre, lentischi, mirti e fichi d’india – agli estesi uliveti con frequenti alternanze della presenza della pianta di carrubo, mentre proprio al centro della baia s’aprono incantevoli fondali marini che rispecchiano crinali montuosi protesi verso il mare. (di ©Andrea Perciato)
