GELBISON (Cilento, SA)… sulla “sacra” montagna, per un antico luogo di culto e pellegrinaggio

Si dice che qualsiasi cammino cominci una volta lasciata la propria casa ed esistono tanti cammini quanti sono i pellegrini che lo percorrono e domenica prossima 30 maggio 2021, il Santuario della Madonna di Novi (o della Neve) in cima al “sacro” monte Gelbison accoglierà nuovamente folle festanti di devoti, escursionisti, fedeli, pellegrini e semplici viandanti...

…tra fede, mistero e avventura il Pellegrinaggio è un atto volontario con il quale un uomo abbandona i luoghi a lui consueti, le proprie abitudini ed il proprio ambiente affettivo per recarsi in religiosità di spirito fino al luogo di culto che si è liberamente scelto o che egli si autoimpone per penitenza. Giunto alla fine del viaggio il pellegrino attende, dal contatto con il luogo santo, che venga esaudito un suo legittimo desiderio personale come aspirazione nobile, approfondimento della propria vita personale attraverso la decantazione dell’animo attuata lungo il cammino e, attraverso la preghiera comune, la meditazione una volta giunto alla meta.

Laddove il sacro si intreccia al profano! Trovarci proiettati nel tempo, di fronte alla storia… riscoprendo il fascino del più grande poema della letteratura italiana, quel “viaggio” fatto nei tre regni dell’oltretomba da un pellegrino d’eccezione, poema che ci aiuta a capire il nostro itinerario. Anch’egli mosse da quell’istinto ancestrale, ansietà di purificazione, espiazione, ringraziamento, insomma di ricerca della verità che ancora oggi move l’animo di coloro che (proponendo un intercalare sintetico ma efficace) fanno trekking.

A volte capita di percorrere vie che evidenziano particolarmente questo retaggio storico-biologico dell’escursionista, ed i sentieri per la sommità del monte Sacro Gelbison, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, sono certamente un valido esempio. Qualcuno potrebbe sorriderne, considerando la loro lineare percorribilità, ma in una società di alacre evoluzione-dissoluzione, non è più importante un tentativo di conservazione/frequentazione per un patrimonio di cultura totale appartenente all’umanità intera?

Mistero, leggenda, emozioni, sensazioni, i particolari rituali, le ascensioni penitenziali; sono tutti elementi di un intenso vissuto, questi, che sembrano essere stati scritti e diretti da un’unica impronta divina. L’immensa giogaia del Sacro Monte di “gioia”, il GELBISON, attrae da sempre pellegrini ed escursionisti coi suoi boschi ed i suoi silenzi, cullati dalle nebbie e accolti dalle foschie che avvolgono in un alone di mistero, di fascino e di meraviglia questa montagna davvero unica. Su in cima giace un antichissimo Santuario, tra i luoghi di culto più elevati in Europa, autentica testimonianza vivente di quella semplice devozione popolare caratteristica tra le popolazioni interne del Mezzogiorno.

Stati d’animo, questi ultimi, che inneggiano a quella particolare sacralità che domina questa montagna fin dalla notte dei tempi; le bianche pietre, ora balzelli sacrificali, ora elementi di una ancestrale simbologia, grandi o piccole che siano purchè portate quassù a mano, sembrano essere avvolte da leggende in cui s’incrociano i lontani racconti di duchi Longobardi che giunsero fin quassù, tra le nubi, alla ricerca del “divino”; oppure di pastori che, alla ricerca dell’agnello scomparso perché nascosto in un anfratto e poi ritrovato al cospetto della sacra immagine della Madonna, eressero qui un grande centro di spiritualità venerato e frequentato, a tutt’oggi, dalle popolazioni non solo cilentane ma anche dai pugliesi, dai lucani e dai calabresi.

Emozionante è ripercorrere il sentiero lungo l’antica via percorsa (anche a piedi scalzi come atto penitenziale!) dai pellegrini, caratterizzati da tornanti che s’incuneano nella copiosa faggeta, percorsi lastricati al fine di rendere più agevole il cammino agli “scalzi” fedeli che, rispettosi del sacro suolo che calpestano e, incuranti delle fatiche affrontate per raggiungere la meta, cantano incomprensibili litanie tramandate oralmente per secoli di padre il figlio e da nonno a nipote.

Molto spettacolare e curiosamente pittoresca è la maniera in cui il pellegrino “vive” e partecipa la sua forte devozione salendo a piedi scalzi lungo l’antico sentiero lastricato trasportando nella sua bisaccia, oltre che al modesto tozzo di pane integrale fatto in casa e all’immancabile vino, magari accompagnato da qualce pregiato salume (come la “soppressata“) e dal taglio di tipici prodotti caseari (come il “caciocavallo“) di produzione locale, anche una pietra (di qualsiasi forma, peso o grandezza che sia) da porre lassù in cima, come atto di espiazione dei propri peccati e testimonianza del pellegrinaggio effettuato, meditando sull’immenso e per “liberarsi” definitivamente dentro e fuori dai pensieri, dai tormenti e dalle inquietudini che – nel quotidiano – offuscano la propria esistenza. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

2 pensieri riguardo “GELBISON (Cilento, SA)… sulla “sacra” montagna, per un antico luogo di culto e pellegrinaggio

Lascia un commento