Cilento costa N, lungo la “Via dei Francesi” al monte Tresino

“QUI NON SI MUORE MAI” così ebbe modo di esprimersi Gioacchino Murat, generale napoleonico e governatore francese nel Regno di Napoli, quando ebbe modo di giungere presso queste contrade e ispezionare le batterie dei cannoni qui posizionate lungo la costa a guardia del transito dei navigli che solcavano le acque del golfo di Salerno a difesa contro gli attacchi navali della flotta inglese guidata dell’ammiraglio Nelson corso in aiuto dei reali borbonici.

L’itinerario ripercorre fedelmente quella che fin dall’antichità era un precedente sentiero frequentato dalle greggi al pascolo e contadini lungo i terrazzamenti prospicienti la costa di Punta Tresino; successivamente sistemato in una pista carraia realizzata dai soldati francesi per spostare e posizionare le pesanti batterie dei cannoni nei punti più favorevoli per controllare un orizzonte che spazia da Capo Palinuro a S, fino all’isola di Capri verso occidente.

Muovendosi dall’eco-hotel “La Camilla” (dei De Conciliis), alle spalle di Agropoli (204 m) in contrada Barbuti ha inizio la pista che serpeggia lungo i crinali delle alture che circondano la città cilentana. L’intensità della macchia assume un portamento cespuglioso alternandosi ad agavi, cisti, corbezzoli, lentisco e intense distese ulivate; più in basso, verso la costa, c’è una copiosa vegetazione caratterizzata dalle folte pinete (Aleppo) a ridosso di un mare che, secondo il gioco delle correnti, assume colorazioni che vanno dal giada al turchese, dallo smeraldo al cobalto.

Questo è un bellissimo percorso che si sviluppa tra cielo, terra e mare, con incantevoli scorci panoramici sul promontorio in cui affondano i modesti rilievi della costa, là dove sembra che lo scorrere del tempo non abbia limiti di spazio e dove una natura, così straordinariamente intatta e dalle policrome tonalità, s’immerge nella macchia. Senza mai lasciare la pista principale si attraversa la località Caprarizzo giungendo in vista di un bivio (230 m). Lasciando la pista che scende a sx sulla costa a dx, in meno di mezzo chilometro, si perviene al villaggio di Case San Giovanni (228 m) presso l’altura del Tresino, nel luogo di quello che fu il più grosso villaggio abbandonato (con case, stalle, edifici) risalente al XVII secolo ed eretto, presumibilmente, su una preesistente struttura che serviva da magazzino e depositi per le mercanzie (tessuti, spezie, manufatti) che venivano scambiati tra le navi ormeggiate nelle rade e le insenature lungo la costa e i mercati dell’interno.

Dal villaggio si prende a in alto a dx di una casa colonica e si arriva al punto più elevato (356 m) del promontorio di monte Tresino ove s’apre un suggestivo panorama da Capri al faro di Licosa che ricompensa le fatiche fatte per arrivare fin qui. Poco conosciuto rispetto a quello di Licosa, il promontorio di Punta Tresino è la prima altura che si erge a chiusura dell’arco costiero del golfo di Salerno. Si affaccia al mare con un’alta scogliera, frastagliata in più punti, con una natura brulla e pietrosa in cui si evidenziano rocce calcaree e blocchi di arenaria usati dai primi coloni greci che qui approdarono ed edificarono i templi di Poseidonia.

Ritornati presso contrada Case S. Giovanni, si riprende a scendere al bivio lasciato in precedenza: una polverosa pista che conduce giù verso la scogliera. Presso la pineta di Cozzo Piano Cupo, una curva a gomito che piega a sx (a dx c’è l’azienda vitivinicola Marino) scende fino a raggiungere l’arenile in Zona Lago, portandosi a ridosso delle marine di Castellabate.

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

Lascia un commento