Dalla Piazza Castello in Guardia Sanframondi parte questo itinerario che va a svilupparsi lungo la destra orografica solcata dalle acque del fiume Calore. Dopo un giro tra i vicoli, le rampe, gli slarghi, i gradoni, i loggiati e i portali che caratterizzano la parte più antica del borgo, il cammino riprende in direzione E passando per la bella facciata della Chiesa di San Sebastiano e prosegue lungo la principale arteria (via Municipio) fino a deviare a sinistra e, scendendo, portarsi sul proseguimento di viale della Vittoria uscendo, così, fuori il centro abitato.
Proseguendo ancora, si lascia a sinistra via di Guardia e si continua, tra leggeri falsipiani, a camminare in direzione S. Ignorando una prima deviazione sulla sinistra (via Morrone) si va avanti, sempre verso S, attraversando ampie macchie campali intensamente coltivate a vigneti ove sono presenti – sparse un po’ tutte intorno – numerose aziende vitivinicole. Poco dopo si perviene all’incrocio con la SP n.45 (ex Provinciale n.89) e si continua a camminare ancora verso S. Al primo bivio che s’incontra si volge a destra; successivamente si tralascia un’altra deviazione sulla destra e si continua avanti senza alcun problema.
Ad un successivo incrocio si prende a sinistra e, senza mai tralasciare questa traccia (conosciuta come Strada vecchia di Limata) si attraversano appezzamenti di vigneti intervallati da ampie macchie di uliveti. Su una lieve altura che si erge appena sulla destra possono scorgersi, tra la macchia, i resti dell’antico Castello di Limata. Giunti sulla SP n.106 poco dopo, al primo incrocio, si imbocca la traccia che mena a sinistra proseguendo, ora, lungo una strada campale (via Piana) in direzione E che supera case coloniche sparse e masserie totalmente immerse tra coltivazioni di ortaggi e frutteti; sulla sinistra, verso S, si erge la mole del Taburno/Camposauro e la via confluisce nuovamente sulla Provinciale n.106.
Volgendo ora brevemente a sinistra per 50 metri si prende a destra per la SP n.44, superando il passaggio a livello della ferrovia e, subito a sinistra, s’imbocca via Ferrarise che in circa 300 metri conduce al complesso conventuale di Santa Maria della Strada (del XVII secolo), un’antichissima chiesa intitolata alla Vergine detta “della strada” perché sorgeva, come è ben visibile a chi la vede per la prima volta, nelle adiacenze di quell’antico tratto viario che conduce in direzione di Benevento, e che un tempo era uno dei collegamenti con cui Roma comunicava coi luoghi più reconditi dell’Impero attraverso principali assi viari come la Via Latina.
Leggenda vuole che la Vergine apparve in sogno a una donna, probabilmente una massaia che si recava a lavare i panni nel vicino torrente Janara, oppure una contadina dedita al lavoro nei campi. In seguito a ciò fu ritrovato (tra l’XI e il XII secolo), a tre metri di profondità nel terreno, una sacra icona (di fattezze greco/ortodosse) raffigurante la Vergine. Annesso alla primitiva chiesetta sorgeva un Monastero, originariamente tenuto dai PP Benedettini. Successivamente dalla vicina San Lorenzo il complesso fu dato agli Eremiti di Sant’Agostino, per occuparsene poi – nel 1640 – i Frati Minori che lo tennero fino alla soppressione dei Conventi nel 1806 epoca in cui, con Regio Decreto, fu annesso alla collegiata di San Lorenzo Maggiore.
Pochi metri alle spalle della chiesa, sulla riva del torrente, c’è la presenza di un ponte in pietra a secco, ad unica arcata e a “schiena d’asino”, di piccole dimensioni, attribuito all’epoca romana in questi territori, eretto proprio sul percorso della via Latina nei pressi dell’attuale complesso di Santa Maria della Strada, termine di questo itinerario. (di ©Andrea Perciato)
