“Biferi Rosaria Paesti”* ove le pietre “profumano di Rosa” (* Virgilio)

Quest’oggi andiamo a spasso attraverso millenni di storia in una delle località più belle, significative, suggestive e meglio conservate della Magna Grecia e dell’intero bacino mediterraneo: POSEIDONIA/PAESTUM. Il moderno edificio che ospita il MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE di Paestum fu inaugurato nel 1952. In esso vi sono stati raccolti, nel corso degli anni, tutti quei materiali e quelle suppellettili ritornati alla luce durante le campagne di scavi nella città pestana e nei dintorni; sia il Museo che l’area archeologica degli scavi sono visitabili con lo stesso biglietto d’ingresso.

Distribuito su più livelli con un piano interrato, una galleria inferiore ed una galleria superiore, in esso vi sono conservati capitelli in vario stile, forma e grandezza; metope in calcare, marmo, travertino e arenaria; frammenti di cornice; fregi con triglifi che raffigurano, in successione, tutta una serie di figure mitologiche tra cui Ulisse, i Dioscuri, Apollo, Artemide, Tytios, Herakles, Zeus, Elena, Ettore, Patroclo, Achille, Priamo, i Centauri, Anteo e la maga Medea. E poi ancora, frammenti di statue fittili e busti; frammenti di vasi; vasi bronzei e in terracotta; anfore e oggetti preziosi; monili dorati o bronzei come anelli, orecchini, collane, spille e bracciali; monete sia locali che della Magna Grecia; ex voto della Mater (madre) Hera; armi votive; vasellame di manufattura lucana e pestana; corredi tombali; ceramiche preistoriche e vasi medioevali; oggetti paleolitici e neolitici tra cui lame di selce, pugnali in rame, brocche; armature in bronzo con elmi, corazze e cinturoni; sculture policrome in terracotta; corredi nuziali con oggetti in oro, avorio e gemme preziose; pitture, affreschi marmorei e lastre tombali.

Il moderno edificio che ospita il MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE di Paestum fu inaugurato nel 1952. In esso vi sono stati raccolti, nel corso degli anni, tutti quei materiali e quelle suppellettili ritornati alla luce durante le campagne di scavi nella città pestana e nei dintorni; sia il Museo che l’area archeologica degli scavi sono visitabili con lo stesso biglietto d’ingresso.

Distribuito su più livelli con un piano interrato, una galleria inferiore ed una galleria superiore, in esso vi sono conservati capitelli in vario stile, forma e grandezza; metope in calcare, marmo, travertino e arenaria; frammenti di cornice; fregi con triglifi che raffigurano, in successione, tutta una serie di figure mitologiche tra cui Ulisse, i Dioscuri, Apollo, Artemide, Tytios, Herakles, Zeus, Elena, Ettore, Patroclo, Achille, Priamo, i Centauri, Anteo e la maga Medea. E poi ancora, frammenti di statue fittili e busti; frammenti di vasi; vasi bronzei e in terracotta; anfore e oggetti preziosi; monili dorati o bronzei come anelli, orecchini, collane, spille e bracciali; monete sia locali che della Magna Grecia; ex voto della Meter (madre) Hera; armi votive; vasellame di manufattura lucana e pestana; corredi tombali; ceramiche preistoriche e vasi medioevali; oggetti paleolitici e neolitici tra cui lame di selce, pugnali in rame, brocche; armature in bronzo con elmi, corazze e cinturoni; sculture policrome in terracotta; corredi nuziali con oggetti in oro, avorio e gemme preziose; pitture, affreschi marmorei e lastre tombali.

L’area archeologica degli SCAVI DI PAESTUM, con il lungo perimetro delle MURA, giacciono nella verdeggiante pianura solcata dai meandri del fiume Sele a settentrione, della vicina costa ad occidente, da Agropoli al promontorio di Tresino che nasconde Punta Licosa (l’antico Capo ENIPEO, cioè di Nettuno) a sud e dai primi contrafforti montuosi (Alburni, monti di Capaccio, Gelbison, ecc.) del Cilento a oriente. Si giunge a Paestum seguendo la strada SS n. 18 Tirrena Inferiore che da Battipaglia termina a Sapri. All’incrocio in prossimità delle mura, all’altezza dell’antica Porta Aurea, ove ora sorge una fresca fontana, è possibile scorgere sulla linea del verde orizzonte, l’antico perimetro urbano le cui grandezze e magnificenza si esprimono al variare della luce del sole, creando suggestive e particolari visioni man mano che il giorno cede il passo al tramonto.

Nel corso dei secoli la gente del posto indicava l’area come i “SEGGI di PESTO”. Le attuali rovine, che hanno reso celebre Paestum in tutto il mondo, consistono nella cerchia delle mura che racchiudono l’intero perimetro urbano della città antica con le porte che in essa si aprono, i templi, le vie, gli anfiteatri e il Foro; mentre tre sono gli ingressi che permettono di accedere e visitare gli scavi. Si propone di entrare dal varco settentrionale, quello in vicinanza del Museo lungo la Statale, all’altezza di quella Casina (che oggi funge da biglietteria d’ingresso) indicata fino al secolo scorso come Taverna Carducci.

Subito un filare di pini e profumati oleandri fanno da scenografia alla spianata ove si erge il cosiddetto Tempio Minore (o di Cerere) del VI secolo a.C. in puro stile dorico. In esso, però, veniva celebrato il culto di Athena. Questo tempio, eretto in omaggio a Cerere, fu così chiamato dagli antichi pestani poiché in molte famiglie della città si praticava l’agricoltura, vista l’enorme fertilità che riuscivano ad offrire i territori delle campagne circostanti. Alcuni studiosi, però, giudicano questa indicazione errata poiché pensano che l’edificio fosse dedicato a Dite (Afrodite), ovverossia a Plutone, dio delle ricchezze, fratello di Nettuno e genero di Cerere (per il ratto di Proserpina); Plutone fu anche detto Sorano o Quietale (da “quiete dei defunti”). Al deo Pluto si dedicavano statuette in terracotta, materiale che ha rivisto la luce durante i primi ripulimenti del tempio e le successive campagne di scavi. Il tempio si presenta con sei colonne per ciascun frontespizio incluse le angolari, mentre ha undici colonne sui lati lunghi. Il suo ingresso è dal fronte orientale e per alcuni gradini si accede al portico; da qui, per mezzo di un altro gradino, nel vestibolo del tempio. Sino alla fine del ‘700 questi templi giacevano in un pessimo stato sia per le continue inondazioni e l’impaludimento dei terreni, sia per gli effetti di lievi eventi tellurici (bradisismo) che hanno alterato, ripetutamente, la vicina fascia costiera. Gli edifici erano colmi di rottami, avvolti dalle spine dei rovi e dai tronchi d’albero, e a stento le mandrie al pascolo camminavano in mezzo a questi labirinti di pietra e vegetazione.

Poco sul retro ha subito inizio il nastro di pietre squadrate che caratterizzano il piano stradale della Via Sacra, una lunga arteria che attraversa il centro della città da N a S. Questa era la strada delle processioni religiose, ridata alla luce durante gli scavi del 1907. Larga nove metri, essa è pavimentata da grossi blocchi di calcare che conservano numerosi solchi ed è munita di marciapiedi sopraelevati (dai 30 ai 50 cm di altezza); il lastricato è di origini romane, ma il suo tracciato risale all’epoca greca. Questa via attraversa due zone ben distinte dell’antica città: l’area occidentale, che era tutta una schematica distribuzione di quartieri civili privati, con grandi case signorili, botteghe e alloggi per gli abitanti; e l’area orientale coi suoi quartieri religiosi e di interesse pubblico tra cui i templi, il Foro, le Terme, gli anfiteatri e la Curia. Comunque, è consigliabile dedicare il tempo disponibile per la visita alla parte orientale di Paestum, se non altro perché ci sono le cose più interessanti da vedere e i reperti sono meglio conservati.

Proseguendo nella visita sono possibili vedere, nell’area orientale della città, numerosi edifici d’epoca romana che evidenziano il carattere sacro della tipologia. E così, proseguendo lungo la Via Sacra e prima di giungere al Foro, entriamo nell’emiciclo dell’Anfiteatro Romano (o Pestano) collocato al centro della città; esso è un concavo circolare ricoperto dal prato e a ridosso dell’attuale strada Statale. Un’antica tradizione popolare del luogo indica l’anfiteatro col nome di “Fontanone” poiché qui, probabilmente, esisteva la pubblica fontana; collocazione provata dal fatto che l’acquedotto aveva questa direzione come confermata dai vuoti rinvenuti sotto il piano stradale.

Rientrando in direzione della Via Sacra, si lasciano una serie di botteghe appoggiate al muro greco del sacro recinto (o Témenos), e si costeggia una grande costruzione con in mezzo una cisterna d’acqua di fattura greca cinta da un portico (le basi marmoree delle colonne) che, probabilmente, doveva essere la piscina del Ginnasio. Da qui, prima di giungere al Foro, superate alcune botteghe si arriva al cosiddetto Tempio Italico (uno dei quattro esistenti a Paestum). Eretto intorno al 273 a.C. fu successivamente modificato (80 a.C.) e doveva essere, con molta probabilità, il Capitolium della città dedicato a Giove, Giunone e Minerva; esso si erge dall’alto di un podio preceduto da un’ampia gradinata ove è collocato un semplice altare di forma rettangolare.

Di fianco al tempio si apre un edificio a gradinate indicato, con molta chiarezza, come il Teatro Greco; ma è più probabile che esso era sì un teatro – o un luogo di incontri e riunioni – ma che però era di fattura lucana, la cui struttura si rifaceva a quella dei teatri greci. Eccoci dunque giungere finalmente nell’ampio spiazzo determinato dall’area del Foro, una spianata rettangolare (150 x 57 metri) che s’apre a settenrtione del Tempio Maggiore, sistemata dopo la conquista lucana e, successivamente, dopo l’arrivo dei Romani, in luogo della più antica agorà ellenica. Fiancheggiato da numerosi edifici sia pubblici che religiosi, ai lati di questo si aprivano anche una serie di botteghe lungo tutto il periplo e caratterizzato dal colonnato di un portico. Muovendosi verso S si superano altri ambienti tra cui il particolare edificio della Curia con semicolonne addossate alle pareti che racchiudono un’esedra, ove l’alternanza di sedili identificava un luogo per gli incontri e le riunioni.

Subito dopo si esce all’aperto e incamminandosi verso un immenso prato verde si parano, davanti, gli imponenti colonnati del Tempio Maggiore, la costruzione più grande esistente in Paestum, dedicato al culto di Nettuno dio del mare. Detto anche Poseidonion, questo magnifico edificio, con le sue colonne, gli architrave, i capitelli e vari altri particolari stilistico-decorativi, è degno della massima ammirazione poiché non solo è il più grande, ma è anche il meglio conservato di tutti i templi pestani; la sua costruzione è talmente così solida che sembra sia stata eretta per l’eternità. La pietra usata è il travertino locale impreziosito dalle incrostazioni calcaree del vicino fiume Sele che, col trascorrere del tempo, ha assunto una patina dorata che brilla d’intensità a seconda della rifrazione della luce solare. Ha la forma bislunga con due frontespizi uguali, ad E ed W, con sei colonne incluse le angolari, mentre dodici sono quelle sui lati lunghi.

Ma quello che subito risalta dal punto di vista stilistico, sono alcuni particolari accorgimenti tecnici tra cui le lievi convessità delle linee orizzontali e le colonne angolari, dalle sezioni ellittiche anzicchè circolari. Le colonne sono tutte senza le basi e contengono, ciascuna, 24 scanalature lungo le superfici e sono composte da quattro o cinque blocchi sovrapposti nella loro altezza complessiva. I Pestani, che erano espertissimi naviganti, vivevano la gran parte dei mesi in mare a pescare, e dall’elemento acqua traevano tutto il loro sostentamento sia nell’approvvigionamento che nel commercio: numerose sono state le monete ritrovate con l’effige di Nettuno. Questo, rappresenta il più perfetto stile di architettura dorica templare presente oggi al mondo, sia qui in Italia che in Grecia.

Oltre il Tempio di Nettuno, a mezzogiorno si erge la Basilica, così indicata dai primi archeologi del ‘700 e collocata nella parte meridionale della città. Esso è il più antico (ma diversi studiosi non concordano) tra i templi di Paestum. Eretto nella metà del VI secolo a.C. vi si adunava il Senato, si eseguivano i giudizi ed era il luogo dove i mercanti e i banchieri trattavano e discutevano dei loro affari. L’edificio ha una forma bislunga ed è distribuito con frontespizi di nove colonne ciascuno, incluse le angolari; mentre i lati lunghi presentano sedici colonne. Le colonne di questo edificio hanno la particolarità che nel mezzo, la loro sezione, cresce di circonferenza come una pancia o un rigonfiamento. Questo tempio è l’unico, a Paestum, che non ha mai avuto né frontoni, né un tetto di copertura, per cui esso assume l’esatta forma di un mastodontico parallelepipedo.

Si esce dall’area archeologica attraverso la Porta della Giustizia, nella parte meridionale della città. Qui, l’integra struttura di un’antica Torre a sezione quadra, facente parte del sistema difensivo delle mura, è stata tramutata in un ristorante tipico. Prendiamo ora in direzione del mare e seguiamo l’intero perimetro determinato dalle mastodontiche mura perimetrali e formate da monolitici blocchi squadrati in calcare, marmo e travertino. Proseguendo, si rasentano i resti dell’unica Torre a “sezione” pentagonale inglobata nella cinta e, subito dopo, si giunge in vista del bivio per il mare. Dall’incrocio si continua tenendosi sulla destra e seguendo, ora, il versante occidentale delle mura. Poco più avanti è possibile incontrare le tracce del basolato che determina l’antico manto stradale in prossimità della Porta Marina, priva di arco, ma rimasta intatta nel complesso sistema difensivo; accanto a questa, due torrette quadrate con una cilindrica (del VII secolo a.C.) molto più antica.

Il tratto occidentale delle mura termina presso un altro bivio (sulla sinistra si va per la strada litoranea) e si prende a destra seguendo, ora, il versante settentrionale delle mura su cui prospettano una serie di case. Giunti in prossimità dell’incrocio con la Statale, qui vi era collocata la Porta Aurea da dove passava la Via dei Sepolcri. Superata la Statale si prosegue in avanti, verso E, fiancheggiando ancora il braccio N delle mura che poi piega a destra fino a determinare la periferia orientale dell’antica città; in alto, su a sinistra, il monte Calpazio con il Santuario della Madonna del Granato. Qui, lungo questo lato, si ha la conferma di quanto grandi e possenti siano state, nel passato, queste mura; il loro spessore varia dai 5-7 metri di larghezza. In un arcano silenzio, interrotto saltuariamente dalla vicina ferrovia, eccoci pervenire a ridosso della Porta Sirena, la meglio conservata di tutte le porte pestane, che metteva in collegamento il decumano major fino a Porta Marina. Il suo arco (ben conservato) presenta un bassorilievo, scarsamente leggibile, nella chiave di volta e che raffigura una sirena; poco più avanti si volge a destra e si è sul versante meridionale delle mura.

Qui lo scorrere dei secoli ha saputo, più che altrove, conservare in maniera inalterata l’originaria fattezza costruttiva delle mura; due Torri a sezione quadra con tettoia si ergono dal candido profilo di blocchi restituendo quella particolare tecnica costruttiva e scenografica, vanto millenario dell’architettura greca e, successivamente, romana. Il periplo della cinta muraria pestana, lungo quasi 5 km, termina in prossimità dell’incrocio con la strada Statale determinato dai semafori. Da qui, poi, le vicine spiagge e la zona dei camping è facilmente raggiungibile (10 minuti di cammino) seguendo il lato S delle mura e proseguendo per la pineta in zona Torre di Paestum. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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