“ANTECE” (monti Alburni, SA) il Dio guerriero scolpito nella roccia

Girovagando lungo i sentieri e le sterrate che attraversano in lungo e in largo l’immenso comprensorio degli altipiani carsici dei monti Alburni, non è raro imbattersi in stupefacenti sorprese tra cui spiccano, su tutte, quelle di un ambiente selvaggio e di una natura, a volte aspra e inospitale, ancora in continua evoluzione tra cui i fenomeni ipogeici di natura carsica come grotte, cavità ed inghiottitoi.

Ma una tra le “sorprese” più suggestive – quasi incredibili – dell’intero comprensorio alburnino, è quel grande masso eroso che reca scolpita, sulla sua superficie che prospetta verso Sud, una figura rupestre antropomorfa a grandezza naturale. Il masso è situato in zona Costa Palomba (1125 m), a 4 km da S. Angelo a Fasanella, in direzione Nord lungo la carrozzabile che collega il paese agli altipiani e, sul fronte opposto, a Petina.

Non è difficile aggiungere questo luogo così particolare. Dalla rotabile, basta seguire l’apposita segnaletica sistemata lungo il sentiero e, dopo aver attraversato una macchia boscosa caratterizzata da un sentiero ben sistemato (e attrezzato) con passamani e balaustre in legno, si esce allo scoperto su una cresta rocciosa da cui prospetta un bella veduta panoramica sui paesaggi circostanti, dalle creste sommitali degli Alburni alle vallate e i rilievi che si protendono verso la costa.

Siamo in prossimità della cima di Costa Palomba e a poche centinaia di metri sulla destra si erge, in una natura brullo-calcarea circondata da fitti boschi, questa “stele” posizionata in un particolare punto d’osservazione posto all’ingresso degli estesi altipiani il che lascia intuire, con molta probabilità, che il luogo in antichità doveva essere l’ideale sito per un insediamento di genti dedite alla pastorizia transumante oppure cacciatori isolati. Il rozzo bassorilievo, di difficile datazione storica, si ritrova qui scolpito (probabilmente inciso da qualcuno, ma non si sa da chi!) sulla viva roccia calcarea e rappresenta una figura dalle sembianze umane (il Dio guerriero “ANTECE”).

Descrivendone i particolari è possibile riconoscere una “figura” antropomorfa ricoperta da una corta tunica (una daga?) stretta in vita e da cui pende una spada. Con la mano destra questa “figura” regge un’asta (una lancia) che, alla base, poggia su una specie di scudo. Durante alcune campagne di scavo e diverse esplorazioni speleo-archeologiche condotte nel corso degli anni in collaborazione tra la Sezione del C.A.I. di Napoli e l’Università di Siena, ai piedi di questa imponente scultura sono stati ritrovati dei resti (cocci!) in ceramica i quali lasciano interpretare che qui, periodicamente, vi stanziava una comunità di pastori nomadi e che recassero con loro, durante i continui spostamenti, contenitori, olle e recipienti in terracotta smaltata; tracce, queste, che probabilmente lascerebbero inquadrare questa comunità al periodo dell’era del Bronzo (medio!).

Tenendo allora presente che il massiccio calcareo degli Alburni è situato in posizione strategica alla confluenza (o agli incroci) di importanti vie di comunicazione che collegavano la costa verso l’interno, diverse possono essere quei significati da attribuire al Dio Antece. Una tra le più fantastiche interpretazioni di questi “segni” incisi sulla pietra, datando presumibilmente la stele in un’epoca molto più recente (diciamo, oltre 2000 anni fa…!), potrebbero essere indicati come la testimonianza visiva di un abitante del luogo (pastore o contadino rifugiatosi tra i monti) residente ai piedi della montagna che, alla vista delle avanguardie (da “Antece” = colui che precede, colui che viene o passa per primo oppure, come interpretato dalle popolazioni locali “antico”) di un poderoso esercito guerriero abbia avuto paura e, sentendosi in pericolo, abbia deciso di cercare rifugio scappando tra i boschi dei vicini monti per nasconderci in cima a questa costa.

Nel realizzare questa scultura, infine, “egli” (l’autore del manufatto) non ha fatto altro che  “testimoniare” questo episodio, visto e vissuto personalmente, accaduto oltre due millenni fa (quasi come uno scatto fotografico del tempo!) lasciando ai posteri la facoltà di dinterpretare dubbi e perplessità sulle genti che transitavano per queste aspre catene montuose. Lasciamo aperta questa visione interpretativa all’immaginazione dei numerosi escursionisti e appassionati che visitano i monti Alburni e ascendono sui crinali di Costa Palomba; il “guerriero” Antece sarà sempre lì, al suo posto, pronto nuovamente a sorprendere e ad infondere dubbi, perplessità, interrogativi e – perchè no – lasciar spazio anche alla fantasia di ognuno. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

Lascia un commento