monte TERMINIO (Picentini, AV) circondati solo dall’immenso…!

Questa che si propone è l’ascesa al “Montagnone” per eccellenza la montagna simbolo dell’intera Irpinia, meglio conosciuta come il monte Terminio che con le sue rupi dimostra essere la cima più elevata del comprensorio del Parco Regionale dei monti Picentini un’area che scorre a cavallo tra Irpinia e Salernitano. Si propone quest’ascesa cominciando il cammino dalla piazza centrale di Montella, ombreggiata da giganteschi tigli, presso le case del rione di San Giovanni.

Una carrozzabile, in breve (40 min. circa), porta al Monastero del Monte (780 m), nelle cui vicinanze vi sono i ruderi di un antico castello di origine longobarda. Più avanti s’imbocca una comoda mulattiera che va a svilupparsi lungo le falde settentrionali del monte Sassosano (1439 m). Il percorso continua mantenendosi in quota e prosegue, serpeggiando, nella fitta boscaglia formata da pioppi, ontani e salici che si distribuiscono – su vari livelli – lungo i versanti più asciutti, ove notevole è la presenza di querce caducifoglie.

Superati il Passo della Pietra del Forese (1180 m), e volgendo a sinistra, si giunge al Pianoro del Pizzillo (1186 m); qui il sentiero termina e s’immette sulla carrozzabile (SS. n. 574) Montella-Serino. Volgendo a sinistra si prosegue lungo questa (in direzione SE) fino a superare il Varco Pellarietto (1230 m) da cui, aprendosi, s’intravede un esteso, bellissimo e verdeggiante piano prativo: l’altopiano carsico di Verteglia (1177 m), dominato a sud dalle pendici del monte Cercetano (1324 m) e ad ovest dal monte Savoceta (1340 m).

Il massiccio montuoso del Terminio, e la catena di montagne che lo cingono, s’impone nell’ambito di un territorio posto a cavallo tra il salernitano e l’Irpinia. Questa immensa montagna veniva indicata dagli antichi come “Contrafforte Campano” oppure, come era segnalata sulle cartografie dell’800, come il “Montagnone”. Al centro dell’altopiano, vi è il Casone (una specie di baita) che, fino a pochi anni fa, assolveva alla funzione di un caseificio molto attivo durante la bella stagione. Dal Casone s’incontra, alla sua destra, l’antica ex chiesa rupestre di Verteglia trasformata in Rifugio Principe di Piemonte (1202 m). Tutt’intorno è una continua e stupenda giogaia di intenso verde: faggete ad alto fusto, pascoli estivi (ottimi i prodotti caseari locali), abbondanti sorgenti come quelle dei Candraloni (1260 m), della Madonna (1151 m), delle Acque Nere (1126 m) e dell’Acqua della Pietra (1064 m). Numerosa qui è la presenza dei fenomeni carsici come gli inghiottitoi che da queste parti vengono chiamati le “Ventare” (attenzione lungo i bordi!).

Dal Rifugio, proseguendo lungo la carraia (in direzione SW) si arriva alla Piana delle Acque Nere (1061 m) con un vasto tappeto erboso che è destinato ai pascoli estivi, ove c’è anche la presenza di alcuni ricoveri per i pastori e di un capanno che all’occorrenza assolve a funzioni di temporaneo laboratorio caseario. Giunti ai 1300 metri circa di Campolaspierto, si para dinanzi la copiosa faggeta che ben presto ci riserva una moltitudine di sorprese, godibile fino a pochi mesi fa, come uno tra i più grandi e “monumentali” faggi catalogati in Italia, purtroppo oggi caduto.

Una ripida salita costringe gli escursionisti a compiere (e inventare) autentiche traiettorie, zigzagando tra basse radici ed il copioso foliage che aumentano, non solo la fatica, ma l’attenzione nella progressione. Giunti alla sterrata che sale da Campolaspierto, si prosegue comodamente in salita guadagnando due lunghissimi tornanti fino a raggiungere il termine della stessa (località Acqua del Circhio), un tempo caratterizzato dalla presenza di una fonte/abbeveratoio per gli animali al pascolo, le carbonaie e le piazzole per la raccolta del legname appena tagliato; da qui si può scorgere, attraverso le ramificazioni della faggeta, la ben visibile “croce” che si erge lungo i dirupi meridionali del Terminio.

Evitando la complicata salita per le rupi, si prende la traccia che sale, appena sulla destra, sfiorando una rete di recinzione, per l’erta salita che conduce gli escursionisti attraverso la copiosa faggeta ricoperta dal folto fogliame, costringendo gli hikers a fare attenzione a come e dove appoggiare gli scarponi per la progressione fino a raggiungere il valico di Collelungo da cui s’aprono spazi verso la intuibile piana del Dragone che accoglie l’abitato di Volturara Irpina; qui il vento incrementa la sua forza e si riprende a salire in direzione NW per un sentiero che si appresta, poco alla volta, a presentarsi fino al tardo aprile col piano di calpestio ricoperto dalle prime nevicate.

Mentre il pendio guadagna sempre più metri in altezza, il profilo delle creste e gli sprazzi di cielo azzurro che si scorgono in alto a sinistra lasciano intuire che siamo in prossimità della cima. Laddove gli alberi in quota (i faggi) assumono figure serpentiformi e piegate dalla forza dei venti dominanti, si intravedono anche piccoli cuscini di pino mugo che caratterizzano la vegetazione dominante sulla parte sommitale della montagna.

Finalmente si giunge in cima e lo spettacolo che si può godere, con la splendida giornata di sole, è davvero unico. Per 360° volgendo lo sguardo tutt’intorno e prima che le nubi compiono le loro evoluzioni nascondendo – come cuscini ovattati – le cime circostanti, si scorgono e possono riconoscersi le cime di monti e le alture tra le più conosciute dell’intero Appennino Campano: da est, in lontananza, Montevergine e i monti del Partenio; spostandosi verso destra, la vallata dell’Ufita; e ancora le dolci dorsali dell’Appennino su cui scorre il Regio Tratturo e la Regina Viarum (la Appia romana), in lontananza la riconoscibilissima cresta vulcanica del monte Vulture e giù fino ai monti della Lucania.

Più nelle vicinanze si prospettano le creste montuose settentrionali dei Picentini con l’altopiano del Laceno e la valle del Calore irpino, le particolari conformazioni orografiche dell’Accellica, con dietro il Cervialto e il Polveracchio. Appena appena, s’apre, tra le nubi, una finestra che lascia intravedere – in lontananza – la linea costiera del golfo di Salerno verso il litorale; a sud, che sembra toccarsi con la mano, le frastagliate creste del monte Lieggio, la copiosa mole dei monti Maj e la caratteristica cima piramidale del Pizzo San Michele. Più oltre, confondendosi con la foschia delle nubi, parte dell’agro nocerino/sarnese ed un primo lembo del Vesuvio.

Che altro dire o aggiungere a così tanta bellezza paesaggistica se non ritrovare – anche per solo pochi minuti – quegli attimi di pace e serenità che solo uno spettacolo della natura come questo può generare; ogni altra parola, ogni impressione, in questi casi, sembrerebbe davvero superflua! La via del rientro ci riporta nuovamente a Campolaspierto. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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