monte TABURNO (BN)… la “bella dormiente” del Sannio

“…in cotal guisa sopra la gran Sila o del Taburno in cima, d’amore acceso, con le fronti avverse van due tori animosi a riscontrarsi…” così descriveva la zona Virgilio nel XII libro dell’Eneide; mentre nel 1877, per il meridionalista escursionista Giustino Fortunato fu “…un picco solitario e maestoso, che s’inabissa coi lati eterni nei campi sottostanti…” che così citava la singolare bellezza di questa montagna.

La struttura orografica è in gran parte formata da rocce dolomitiche con alture che si elevano tra i 1000 e 1400 metri. Ricoperta da uno spesso manto di foreste (castagni, faggi, pino verde, abete bianco e rosso), sulla sua sommità si aprono vaste spianate erbose e molti studiosi pensano che in epoche remote la mole rocciosa fosse la caldera di un primitivo cono vulcanico. Oggi il monte Taburno conserva ancora splendide, selvagge ed impenetrabili selve (composte da aceri, carpini, ornielli e cerri) dove ampie zone sono mantenute ancora intatte e dove alcune fustaie presentano tronchi simili alle possenti colonne di un tempio; in special modo la faggeta che ricopre la sua parte sommitale. Le sue balze dominano, dall’alto, il rettilineo percorso della Via Appia e la Valle Caudina, mentre i suoi crinali si allungano in una successione di vette solitarie tra cui spiccano, su tutte, il monte Tuoro Alto (1321 m).

Dalle somità del Taburno la montagna scende, verso Montesarchio, con ripidi versanti caratterizzati da dirupi rocciosi e da profondi valloni. La sua struttura geologica presenta numerose faglie marmoree che offrono pregiate qualità lapidee le quali vengono lavorate soprattutto nel territorio di Vitulano (versanti orientali); una serie di grotte o capità ipogeiche ha, probabilmente, determinato la toponomastica della montagna (TABURNO: da cui monte delle Taberne); fin dall’antichità queste offrirono facili ricoveri ai primi abitatori della zona e sicuri nascondigli per i briganti. La scelta della proposta di questo itinerario ha inizio da Frasso Telesino (372 m).

Dalla piazza centrale del paese, molto somigliante a un cortile con terrazze sfalsate su livelli differenti, parte un viottolo pietroso in accentuata pendenza che punta verso oriente. Superati le ultime case del paese, la stradina continua a salire immersa tra aromatiche distese ulivate. Il fondo del sentiero si presenta lastricato, e in molti tratti il percorso viene spezzato da gradoni in pietra che rendono meno dura l’ascesa. Lasciati definitivamente il paese alle nostre spalle, il percorso scorre all’aperto tra le irte rupi di monte Sant’Angelo (1189 m), in alto a sinistra, e le boscose balze di monte Cardito (contrafforte nordoccidentale del Taburno) che si para su a destra. L’itinerario sicuramente ripercorre quello che era l’originario tracciato mulattiero che metteva in collegamento, attraverso la Valle di Prata, l’antico casale di FRAXI (Frasso T.) con Cautano; in basso a destra, scorre il rivo del torrente Maltempo. Il viottolo lastricato continua a salire superando (537 m) l’Aia d’Amore e, mentre la pendenza va gradualmente addolcendosi, il sentiero attraversa ampie distese prative coronate da boschi ombrosi e delle fustaie del Vallone Malpasso.

In breve tempo, si perviene presso la Fontana del Soldato (640 m), un abbeveratoio in pietra per gli animali al pascolo che genera una sorgente dalle acque sempre fresche. Da questo punto in avanti, il paesaggio cambia decisamente aspetto. La natura circostante assume una particolare policromia in cui si riconoscono il giallo dei folti cuscini di ginestre che ammantano l’altopiano di Prata; le verdi felcete della Piana di Zì Nicola (850 m) che preludono alle irte pareti della Costa delle Grotte (960 m) ed il monte Gaudello (1226 m). Qui, lungo questo altopiano di Prata, diversi studiosi di storia locale hanno identificato il luogo come l’antico sito in cui risiedevano i superstiti di due contrade: Prata e S. Angelo, centri preesistenti sull’altopiano ed entrambi distrutti durante il corso delle guerre tra Svevi e Angioini. Dalla Fonte del Soldato parte un sentiero che attraverso le balze di Ferriale, conduce al valico (1075 m) situato tra monte S. Angelo e monte Gaudello.

Il nostro itinerario ora prosegue cambiando direzione e paesaggio; non più verdi distese prative e viottoli lastricati in pietra, ma un polveroso sentiero che, verso S, penetra (700 m) direttamente nella boscaglia. E così, dopo aver attraversato un ruscelletto, la pista comincia a zigzagare nella foresta. Trascorsa circa un’ora, il percorso, perviene a ridosso di una sterrata ed incontra (992 m) una deviazione: sulla sinistra, dopo circa 400 m, conduce alla Sorgente Petrosola e porta ad immettersi lungo la rotabile che sale al Taburno. Dal bivio si volge a destra e il cammino diventa ora più dolce, in falsopiano, poiché si va seguendo l’andatura della curva di livello che oscilla intorno ai 1000 m d’altezza. Lungo questo tratto si possono scorgere diverse mandrie di cavalli che pascolano liberamente; questa montagna costituiva, sotto i Borboni, il demanio feudale di Vitulano e tutte le foreste e gli altipiani venivano destinati al pascolo estivo dei cavalli dell’esercito.

Dopo aver lasciato alla nostra sinistra il monte Cardito (1137 m) si esce dalla boscaglia e si giunge (993 m) su un lungo crinale, all’incrocio col sentiero che scende a Nonsignano. Lasciando la pista che segue a destra, si continua a salire verso sinistra su una dorsale priva di boschi ma ricoperta di praterie d’altura. In direzione E si arriva al centro della foresta (1105 m); tralasciando una pista che sale a sinistra, si prosegue (1110 m) a destra lungo il sentiero principale e si attraversa (1124 m) una faggeta che poco più avanti va aprendosi nella distesa prativa di Campo di Trellica (1067 m). Al margine SW di questa valle s’incontra una sterrata; sul lato opposto si segue un sentiero (verso E) evidenziato dal transito degli animali al pascolo sugli altipiani. In meno di un chilometro, si giunge all’immensa distesa prativa della conca carsica di Campo di Cepino (1060 m), posto ideale per un bivacco in tenda.

Se il cammino fatto finora è stato caratterizzato da una forte pendenza con percentuali intorno al 60 %, il restante tragitto risulta essere apparentemente più confortevole, poiché si mantiene in falsopiano lungo le coste sommitali della montagna. Dal Campo di Cepino si continua sulla carrareccia che dal Taburno conduce a Laiano. Seguendo lungo questa, il nostro cammino attraversa un paesaggio costellato da alture brulle circondate da faggete, in cui non è difficile smarrirsi e non è raro neanche essere involontari spettatori della vita che il sottobosco riesce ad offrire; intorno a noi, avanti, indietro e sopra di noi, un continuo “concerto” di brusii, fruscii, cinguettii e foglie agitate dalla brezza del vento. Le vedute che di tanto in tanto si aprono giù in basso, offrono impressionanti squarci panoramici e rendono ancor più evidente la maestosità del Taburno, fondamentale anello della dorsale centrale dell’Appennino Campano.

E così, senza mai lasciare la pista principale, in un continuo girovagare tra vallette, prati e adombre foreste, si attraversano in successione la Serra del Carpino (1094 m) e la Serra della Capponeta (1282 m). Più avanti, nei pressi di Costa la Piana, si giunge a un bivio (1000 m): continuando lungo la carraia principale si scende a Laiano, e questa direzione non va assolutamente presa! Si prosegue, invece, a sinistra imboccando una pista che attraversa uno stretto vallone; in alto si para l’altura del Colle dei Paperi (1323 m). In meno di un chilometro si perviene (1184 m) a un secondo bivio: lasciata la traccia che parte a sinistra, si volge a destra e di lì a poco si passa accanto al rudere della Caserma Forestale di Pozzillo (1166 m); in alto si erge la brulla dorsale del Tuoro Alto (1321 m). Poco più sotto il sentiero attraversa (1064 m) un alveo torrentizio e risale giungendo, poco dopo, a un importante nodo cruciale di piste e sentieri (1148 m): siamo a cavallo della dorsale calcarea delle creste sudoccidentali del Taburno.

Tralasciando tutte le altre direzioni, si prende la pista che conduce (SE) ad attraversare il Piano di Melaino. Nei pressi di un largo tornante, si risale in lieve pendenza verso destra e in breve si guadagna la Costa Maitiello (1264 m) costellata da antenne e ripetitori. continuando a camminare lungo le coste, la cima del Taburno diventa la costante fissa di un paesaggio che si alterna lungo brevi saliscendi che portano ad attraversare le creste di Campigliano (1201 m) fino a giungere nei pressi di una sella (1208 m) posta tra la vetta principale e le coste retrostanti. Da qui si prende il sentiero che piega a destra e continua nella foresta di Scamardello (composta da faggete e abetaie). Una serie di tornanti conducono fin su alla vetta del monte Taburno (1394 m – presenza di una croce) da cui è possibile godere dell’impressionante colpo d’occhio sui ripidissimi valloni delle sue pendici meridionali. Estesi panorami abbracciano, per 360°, luoghi, montahne e vallate sparse tutte intorno, una incredibile sky-line che spazia dai rilievi dell’Abruzzo e del Matese a N; dal Golfo, le isole e il Vesuvio a SW; dalla dorsale dei monti Lattari a S e dalla muraglia boscosa dei Picentini a SE.

Ripresi il cammino si scende attraverso un bosco ai margini di un vallone. Proseguendo a destra di quest’ultimo, ha termine il sentiero e si giunge (1016 m) nei pressi dell’Albergo, vicino alla Caserma Caudio, punto terminale di questa lunga traversata tra i boschi e le dorsali della “Bella Dormiente” del Sannio: il monte Taburno, appunto… (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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