lungo la “VIA MAESTRA” dei Villaggi, in Costa d’Amalfi (SA, South Italy)

Quello che si propone è bellissimo itinerario che attraversa uno dei più suggestivi tratti costieri al mondo. Si raggiungono, attraverso un interminabile saliscendi fra terrazzamenti, rampe e case isolate, quelli che fino alla fine dell’800 erano i villaggi “aggrappati” sul mare, cioè uniti tra loro per mezzo della cosiddetta “Via Maestra” che – fin dall’antichità – collegava Amalfi, sulla costa, e i vicini monti attraverso i verdi campi coltivati degli altipiani posti nel “mezzo” da sempre buoni per il pascolo. Da Amalfi, dopo un alternarsi di scorci paesaggistici che si perdono nell’immenso e di vedute panoramiche mozzafiato, si raggiunge la borgata di San Lazzaro (frazione del Comune di Agerola) punto di sosta e ristoro.

Dalla periferia occidentale di Amalfi, appena fuori la galleria della “Passeggiata Longfellow”, compare una profonda cavità: è il Vallone Cieco (101 m) facilmente superabile da un ponte. Da qui, appena sulla destra, ha inizio l’itinerario che risale lungo la storica “Via Maestra dei Villaggi”, antico percorso pedonale che collegava – prima della costruzione strada rotabile (la Statale 163 Amalfitana) – quei piccoli villaggi posti a ponente di Amalfi come: Lone, Pastena, Pogerola, Tovere e Vettica Minore. Poco più su (145 m) si incontra la chiesetta della Madonna del Carmine (conosciuta anche come Madonna del Pino), riconoscibile dal singolare campanile monoforo attraversato da un passetto.

Subito dopo si cammina tra gli alti muri che contengono terrazzamenti coltivati, e si transita per le case sparse del borgo di Pastena (165 m), riconoscibili perché erette sulle “chiazze” (ampi terrazzamenti che tagliano il pendio). Qui sono ben visibili le singolari “macerine” (particolari muretti a secco in pietra calcare sostenenti i terrazzamenti e le cellule abitative). L’aspro paesaggio, i marcati verticalismi da lasciar senza respiro, ha consentito – durante il corso dei secoli – il rifugio alle popolazioni della costa in fuga dalle invasioni dei pirati saraceni. Questi nuclei sparsi sono da sempre stati il fulcro di attività agricole collegati per mezzo di rampe, gradoni e ponti in pietra, da edicole votive collocate nei posti più impensabili, chiesette o cappelle isolate che ancora oggi determinano questi percorsi sospesi nel vuoto tra cielo e mare.

Presso un ponte che supera il profondo solco di un vallone si lascia momentaneamente la Via Maestra (la si incontrerà più avanti!) e si sale a destra lungo una rampa gradinata molto inclinata (in alcuni punto sfiora i 60°) che solca la destra orografica del Vallone Pomicara (sparse un pò dappertutto sono le tracce della presenza di piccole cave per l’estrazione della pomice). Ovunque gli occhi posano lo sguardo si è circondati da alte mura terrazzate, recinti e intrecci di pergolati sostenenti i limoneti e, spesse volte, anche i vigneti. Raggiunti la Via Montetillo si volge a sinistra, superando ancora rampe e ponticelli, fino ad arrivare (205 m) presso l’ampio terrazzo della Chiesa di S. M. Assunta col suo panoramico sagrato che s’affaccia sulla costa d’Amalfi; al suo margine è posta una singolare fontanella ricoperta da piastrelle in ceramiche raffiguranti lìimmagine sacra della Madonna; dietro il sacro edificio, invece, risalendo per una rampa si guadagna la rotabile che, sulla destra sale verso Pogerola. L’itinerario proposto, invece, scende verso sinistra e supera le vicine case del villaggio di Lone (210 m) ove il panorama modifica la propria visuale: non più la città ducale, ma la ripida costa chiusa dalla Torre di Capo Vettica.

Proseguendo per un breve tratto in discesa lungo questa rotabile, dopo che si attraversano alcune gallerie, si supera il Vallone Nocito e si raggiunge l’incrocio (160 m) che conduce verso le case di Vettica Minore. Al primo vicoletto che s’incontra sulla sinistra si prende in discesa e si procede lungo Via S. Pietro a Dudaro, panoramico viottolo che scorre attraverso un’autentica galleria vegetazionale caratterizzata da un alto pergolato che regge sia i limoneti che i vitigni sistemati a “festoni”. Più avanti, aggirati una Parrocchiale, una breve rampa riconduce nuovamente sul tratto principale della “Via Maestra dei Villaggi” da dove hanno inizio una lunga serie di gradoni sistemati lungo il pendio che superano – in una natura selvaggia completamente avvolta dai silenzi e caratterizzata dalla macchia mediterranea – un dislivello di oltre 400 metri.

I terrazzamenti curati dall’uomo, poco alla volta lasciano il posto ad ambienti completamente selvaggi, con scenari aspri e severi attraverso traverso improbabili tracce di sentieri che arrancano su imponenti salite o che solcano precipizi sospesi nel vuoto; volgendo lo sguardo in alto si scorge, incastrato sulla sommità di un campanile roccioso, un solitario eremo (diruto) circondato dal vuoto nel suo millenario silenzio. Ancora rampe e gradoni che trattengono la vista (e il fiato sospeso) su vuoti dagli incredibili orizzonti, si giunge fino a un incrocio “sospeso” presso la bianca statuetta di una Madonnina (collocata sullo spigolo di un muro) si lascia definitivamente la “Via Maestra dei Villaggi” e, risalendo a destra, si guadagna Via Santa Caterina coi suoi tortuosi tornanti in pietra che arrancano per difficili pendii: antico collegamento che ancora oggi viene percorso soprattutto da anziani contadini. Presso un ponticello si taglia a destra sfiorando la Cappella di Santa Caterina che preannuncia l’arrivo presso la borgata di San Lazzaro (650 m – Comune di Agerola) che si estende ai margini di un vasto altopiano conosciuto già fin dai Romani. A poche centinaia di metri si raggiunge Piazza Avitabile ove termina questo straordinario itinerario. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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