La Solfatara di Pozzuoli è senz’altro il più interessante vulcano dei Campi Flegrei, un comprensorio che si estende a nord di Napoli ed è costituito da decine di antichi vulcani; essa è una degli oltre 40 vulcani attivi che costituiscono i “PHLEGRAYON OROS” (i Campi Flegrei, appunto) ed è una delle aree a maggior rischio sismico della nostra Penisola, situata a ovest del Golfo di Napoli. Con un’estensione di circa 33 ettari, la Solfatara è un’oasi naturalistica che offre numerosi spunti per una interessante escursione che offre, oltre ai noti fenomeni di natura vulcanica, quali le fumarole, le mofete ed i vulcanetti di fango, anche delle copiose zone boschive caratterizzate dalla macchia mediterranea nonchè, di alcune singolarità naturali, geologiche, botaniche e faunistiche che spiccano in questa convulsa area.
Il gigantesco cratere che raccoglie al suo interno La Solfatara si sarebbe formato circa 4000 anni fa. I Romani diedero al cratere l’appellativo di Colles o Fontes Leucogei (derivante dal greco “leucos“, e cioè bianco), a cui si riferiscono le terre biancastre dovute all’azione disgregante del vapore acqueo sulle rocce magmatiche. E fu proprio sotto l’Impero Romano che ebbero Inizio le attività estrattive dell’allume (solfato di alluminio e potassio) e del bianchetto, una sostanza utilizzata come fosse stucco. A cominciare dal Medioevo invece, la Solfatara iniziò ad essere conosciuta anche per le proprietà curative e terapeutiche che furono attribuite alle sue acque.
La Solfatara è un antico cratere vulcanico attualmente in stato di “quiescenza”: cioè manifesta fenomeni di vulcanismo secondario, ben riconoscibili come le spettacolari fumarole (emissioni di vapore acqueo), le mofete (esalazioni di CO2), le solfatare (emissioni calde di composti gassosi dello zolfo), e i vulcanetti di fango, vulcani in miniatura che eruttano sostanze argillose, portate in superficie dalle emissioni di gas.
La Solfatara di Pozzuoli offriva l’occasione per una tranquilla passeggiata in un’area ricca di verde naturale, al riparo dagli abituali rumori della città; i percorsi che si sviluppano all’interno dell’area sono solo a carattere pedonale. La presenza di numerosi cartelli indicatori e didattici che illustrano le varie zone all’interno del cratere, accompagnano il visitatore lungo tutto il percorso prestabilito e forniscono utili informazioni sugli numerosi punti caratteristici che si possono raggiungere e le peculiarità naturali in esso contenuti.
La visita della Solfatara ha radici molto antiche in quanto costituiva, già nel XVIII secolo, una delle tappe obbligate del “Grand Tour”; i viaggi istruttivi e di svago che gli aristocratici europei compivano soprattutto in Italia e Francia. La durata media della visita all’interno della Solfatara è di circa 45 minuti; la presenza di un’area di ristoro riccamente alberata permette la sosta al termine della passeggiata. Durante il corso della visita al vulcano sono possibili osservare diversi fenomeni che generano stupore e – al tempo stesso – sgomento nel visitatore, come la condensazione del vapore.
Il punto più alto dell’area, il monte Olibano, che tocca quota 199 metri, mentre il fondo del cratere arriva a 92 metri sul livello del mare. I pozzi di fango bollente che si formano all’interno del cratere sprigionano esalazioni tossiche a base di anidride carbonica e idrogeno solforato, e allo stesso tempo servono da valvola di sfogo ai gas che esercitano una forte pressione dal sottosuolo. Uno dei fenomeni più appariscenti della Solfatara è quello della “condensazione del vapore” acqueo che si determina avvicinando ad una fumarola una piccola fiamma: i vapori appaiono progressivamente più intensi poiché sia le minute particelle solide prodotte dalla combustione, sia gli ioni dei gas atmosferici prossimi alla fiamma, agiscono da nuclei di condensazione del vapore stesso.
Altro fenomeno è il rimbombo del sottosuolo, cioè del piano di calpestio su cui si cammina. Esso è un fenomeno impressionante; se si prende un masso e lo si lascia ricadere al suolo anche da una piccola altezza, in un qualsiasi punto all’interno del cratere, il contatto al suolo determina un cupo rimbombo che crea la sensazione che sotto i nostri piedi vi siano delle grandi cavità sotterranee. In realtà si tratta di micro cavità prodotte dai gas delle fumarole in un terreno, già di per sé, abbastanza instabile e poroso.
Le principali attrazioni turistiche che possono essere viste e ammirate all’interno della Solfatara sono: la Fangaia, la Bocca Grande (ovvero la “fumarola” principale), il Pozzo dell’acqua minerale e le vecchie Stufe (saune naturali, suggestiva location in uno dei film del grande Totò!). Dalla Bocca Grande fuoriescono vapori fortemente tossici che contengono sali come il “cinabro” (solfuro di mercurio), il “realgar” e l’ “orpimento” (solfuri di arsenico). Le intense esalazioni dal caratteristico odore di uovo marcio si depositano sulle rocce di superficie circostanti conferendo alle stesse una colorazione giallo-rossastra. La Solfatara, che a tutt’oggi è preclusa al pubblico, è stata il teatro di una drammatica vicenda di cronaca: il 12 settembre 2017 è tristemente divenuta argomento di cronaca per una brutta tragedia che ha causato la morte di tre persone, un bambino e i suoi genitori, tutti componenti dello stesso ceppo familiare, caduti all’interno di una voragine satura di anidride carbonica. (di ©Andrea Perciato)
