LITUANIA… tra i deserti di sabbia di PARNIDŽIO/PARNIDIS, la penisola delle dune danzanti

Si conosce poco della regione baltica della Lituania (distribuita tra lunghe spiagge di bianca e finissima sabbia, le sue famose e incredibili “dune danzanti” e i fondali del mare color d’ambra), entrata a far parte dell’UE dal 2004.

La penisola Curlandese è una lunga lingua di sabbia che si estende per 98 km tra il mar Baltico e il bacino separato dalla terraferma da una tranquilla laguna formata, esclusivamente, da sabbia e da enormi dune mobili che raggiungono altezze fino ai 60 metri.

Le regioni Baltiche, anche se sembrano lontanissime, sono una parte viva, pulsante del cuore più vero e autentico dell’Europa; fare escursionismo a queste latitudini, incamminandosi tra copiosi boschi, risalire dune e perdersi lungo orizzonti dai confini impossibili.

Siamo su una striscia di terra, composta dalle sabbie della laguna, dai minerali del Mar Baltico, dal limo e dalla torbiera di intricate paludi che durante le foschie e le nebbie mattutine offrono magiche atmosfere ove le leggende cedono il passo alle emozioni che creano suggestivi scenari paesaggistici…

Secondo un’antica leggenda baltica la laguna e la penisola di Curlandia sono state create da Nida (o Neringa), figlia di un pescatore che raccogliendo la sabbia nel suo grembiule, costruì la barriera per permettere ai pescatori, e anche al padre, di svolgere la propria attività senza subire le onde del mare aperto. Il vento battente e le correnti marine hanno modellato questo lembo incastonato tra le acque, contribuendo anche a fornire materiale per la tradizione mitologica lituana. La penisola diventò nel corso dei secoli lo snodo iniziale della cosiddetta “Via dell’ambra”, la quale, secondo un altro classico della mitologia lituana, fu scoperta in seguito all’esplosione del castello marino della dea Jūratė, causata dall’ira del dio del tuono Perkūnas, il quale non aveva accettato che la dea si fosse innamorata di Kastytis, comune pescatore mortale. Vera riserva naturale ricca di boschi, insenature, villaggi di pescatori e splendidi sentieri che conducono alle dune di sabbia in continue trasformazioni geologiche e naturalistiche.

Nida è il paese delle banderuole. Le banderuole sono i segnavento, e qui ne hanno fatto una vera e propria cultura. In passato le banderuole erano sulle barche a vela e i colori e i disegni di ciascuna di essa identificavano esattamente a quale paese e a quale famiglia appartenesse la barca. Le casette sono tutte di legno colorate, ricoperte di assi dipinte, con piccoli cancelli di legno, siepi e giardini. La penisola è l’unico posto nel Parco Nazionale Kuršių Nerija dove ancora ci sono dune mobili che, a causa dei venti occidentali prevalenti, si spostano ogni anno da 50 cm a 10 m verso est. Nelle aree che non sono calpestate dalle persone la superficie mostra le tipiche increspature del vento; le erbe riescono a crescere anche nelle sabbie in movimento creando un paesaggio suggestivo. Quello che più colpisce di questa lingua di sabbia è sicuramente l’ambiente naturale composto da mare, laguna, foreste, boschi, spiagge e dune. Da un punto di vista naturalistico è uno dei luoghi più affascinanti del paese, e dal 2000 è divenuto anche Patrimonio Mondiale (UNESCO) dell’Umanità.

Per giungere alla duna partendo da Nida ci sono due possibilità: o attraversare il paese seguendo un simpatico segnale con un “alce” che fa trekking; oppure seguire la pista che attraversa la pineta e raggiungere la base delle passerelle del sentiero didattico di Parnidis. Lungo il sentiero è possibile incontrare animali in piena libertà come daini, lepri e caprioli. Attraverso il bosco anche il respiro si fa leggero. Squarci di cielo si allargano oltre il bosco fino a superare alcuni incroci; mantenendosi sempre a sinistra (a destra abbiamo il mar Baltico) si raggiungono le basi di alcune passerelle in legno che, salendo, permettono di arrivare alle sommità dunali. Camminando sulla passerella si evita di danneggiare il delicato ecosistema dunale; sembra quasi di camminare sulla luna, di ritrovarsi al centro di un deserto, di vivere una esperienza davvero unica, e gli orizzonti sono lì, ovunque volga il nostro sguardo, a determinare una sky-line irraggiungibile. Una volta giunti in cima, il panorama che s’apre è incredibilmente bello con paesaggi che dominano le verde laguna da un lato, e l’azzurro del mar Baltico dall’altro.

Quassù non c’è assolutamente niente, si è nel mezzo del nulla; tutt’intorno solo immense dune di sabbia che si estendono a perdita d’occhio fino a dominare un panorama quasi siderale. La cima è un posto particolare da cui si può vedere il sole sorgere dal mare e calare sempre nel mare. Non a caso quassù in cima c’è una meridiana in marmo alta più di 5 m, particolarmente precisa, che segue il corso del sole, indicando ora, giorni, mesi e anni con simboli incisi sulla superficie che sembrano tanto ricordare i disegni di matrice runica dando così al luogo un aspetto magico, quasi sacrale, intriso di spiritualità. La duna Parnidis, tra le più grandi del parco, è classificata come una “duna viva” o mobile, cioè in perenne movimento, che avanza e si modifica divolta in volta modellata dagli agenti atmosferici, tant’è che è obbligatorio procedere sulle passerelle poiché un passo fuori di esse può portare (nel senso far scivolare per distacco!) alla base della duna anche una tonnellata di sabbia. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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