SELINUNTE (TP)… girovagando lungo la “costa del prezzemolo”

Selinunte compare così – all’improvviso – protesa lungo la costa che s’affaccia nel Mediterraneo. Il luogo è un concentrato di rovine tra le più estese del mondo occidentale. Un intricato labirinto fatto di antiche pietre e colonne avvolte dal muschio che si alterna al lentisco che mette radici un po’ dappertutto. Giganteschi blocchi di pietra (tra calcari e arenaria) giallo-oro tutti forgiati dalla mano dell’uomo; pietre sparse in maniera disordinata, in bilico o precario equilibrio, posti l’uno sull’altro. Il circondario è un continuo alternarsi di piccole e grandi radure, siepi che si rincorrono a cespugli interrotti dalle fioriture dei “fiocchi” di prezzemolo; rara è la presenza di alberi, mentre numerose sono le varietà del verde (la salsedine spinta dai venti, compie un buon lavoro di fotosintesi). Addentrarsi tra queste rovine è un piacevole camminare attraverso le sue scenografiche platee fatte di pietre e capitelli, di basamenti e di gradoni; un curioso alternarsi tra l’intenso azzurro del cielo, un mare turchese, il giallo della sabbia e il grigio delle pietre. Qui è facile riuscire a nascondersi dietro mura e basamenti e poter riapparire sotto architravi; mentre si avverte – un pò dappertutto – la percezione di sentirsi piccoli di fronte a così tanta magnificenza fatta di storia, di arte, di cultura.

La città nacque già ricca (con intensi traffici lungo le coste del Mare “Nostrum”) intorno alla metà del VII secolo a.C. da coloni giunti da Megara Hyblea. Da sempre considerata come la più occidentale delle più importanti “colonie” greche in terra sicula, essa si erge da un basamento collinare in calcare circondata da due corsi fluviali, il Modione (antico Selinus) e il Cottone sulle cui sponde cresceva rigoglioso il prezzemolo selvatico: il “sélinu“, appunto; la città accoglieva una popolazione – per il tempo – talmente così numerosa, che riusciva a coniare moneta propria. Da sempre in buoni rapporti con la dirimpettaia Cartagine, tra le due città avvenivano soprattutto intensi scambi commerciali. Col tempo estese i suoi domini verso i territori interni impadronendosi di vasti appezzamenti di terra particolarmente ricchi di grano; incrementando così l’espandersi della città, già all’epoca fiorente di templi ed imponenti edifici sia religiosi che civili.

Selinunte subì la sconfitta da parte di un assedio (409 a.C.), imposto per controversie territoriali, da parte della vicina Segesta, che ne determinò la distruzione seguita ad una disperata e inutile resistenza. Seguì una labile ricostruzione, senza però restituirla mai più ai gloriosi fasti del passato. Tra i nuovi assetti predominanti nel cuore mediterraneo tra Siracusa e Cartagine, Selinunte ricoprì un ruolo minore sotto il dominio punico. Con la successiva ascesa e conseguente espansione dei domini di Roma, infine, la città fu definitivamente distrutta dai Cartaginesi per non farla cadere in mano ai Romani; i sopravvissuti furono costretti a dispersersi tra i villaggi e le piccole città del circondario. Col passare dei secoli piccole comunità nomadi  frequentarono l’acropoli già in epoca bizantina e araba; successivamente, però, di Selinunte fu dimenticato anche il nome poiché la località veniva indicata e conosciuta come “Casale degli Idoli” o “Terra delle pulci”. Fu solo nel ‘500 che tal monaco domenicano Tommaso Fazello riuscì ad identificare, in quelle migliaia di pietre sparse sulla collina protesa verso il mare, l’antico sito in cui sorgeva Selinunte.

Il sito subì, nel corso del tempo, anche la violenza di terremoti ed altri fenomeni naturali, ma la eccessiva e disordinata distribuzione delle sue sparse rovine lascia intuire con quale e grande violenza si accanirono gli aggressori del passato, come a voler punire una città che nel suo massimo splendore, avesse troppo osato nella sua presunzione. Qui i templi non hanno nome ma vengono identificati per mezzo delle lettere dell’alfabeto e, unitamente agli edifici più grandi, sono distanti tra loro in un intervallarsi di pianure, vallette, campi e radure. Girovagando per le macerie forse non si riusciranno mai a trovare risposte a così tanta dispersione di pietre, colonne, metope, capitelli, altari, fregi e basamenti, ma si può restare solo estasiati e meravigliarsi in un rincorrersi di fantasia, immaginando – per qualche attimo – la gloria e la potenza di una città greca nel massimo del suo splendore. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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