La cosa che più affascina durante l’ultima tappa del Cammino di San Benedetto che da Norcia porta sulla sommità di quel monte (Cassino, appunto), ove si erge la mastodontica Abbazia in cui il Santo (patrono d’Europa) dettò – insieme a sua sorella Scolastica – le “regole” in cui si parla di obbedienza, silenzio, umiltà, della notte, delle lodi, dei salmi, delle ore della giornata, della riverenza, della scomunica e diverse altre ancora….
Un luogo che invita al pensiero e alla contemplazione vissuto attraverso un cammino che parla di pace, e che proprio durante la sua ultima tappa di avvicinamento a quello che potrebbe sembrare il Paradiso in terra e che per mesi sembrò l’Inferno piovuto dal cielo, incrocia i suoi passi degli scarponcini con le impronte degli anfibi lasciati dalle migliaia di soldati lungo una linea (la Gustav) che, dal gennaio al maggio del 1944, vide contrapporsi gli eserciti tedeschi, da una parte, e l’amalgama di uniformi multicolori, razze e religioni diverse unificate dagli alleati dall’altra.
Sembra strano ma è così, camminare nel silenzio amplifica le emozioni e soltanto chi è capace a coglierne gli autentici significati, riesce ad interpretare con estrema chiarezza la triste e amara realtà scaturita durante l’ultimo conflitto mondiale e che ha portato la civiltà odierna a tessere la propria trama e la sua ossatura per reggere le sorti di una umanità che troppo spesso – purtroppo – si lascia andare alla deriva dimenticando i cardini della “regola” dettata da Benedetto da Norcia e su cui poggiano – oggi – le fondamenta della odierna Europa, sicuramente non sorretta da intricati compromessi economici ma da spirito di sviluppo e perseveranza verso la creazione di un unico popolo in un’unica nazione: l’Europa, appunto!
Camminare lungo lo stesso tracciato, ma con due emozioni diverse è cosa un pò insolita: Cammini di Pace (ultima tappa della Viae Benedicti) e Sentieri di Guerra (la Kavendish Road ove trovarono la morte migliaia di giovani soldati), è un excursus emotivo-sensoriale che dal principio alla fine accomuna questi momenti che accompagnano ogni passo durante il nostro cammino su questo tratto di sentiero. Una full-immersion attraverso sensazioni di sofferenza e dolore, vivendo intensamente avvenimenti e aneddoti legati alle battaglie di Montecassino altrimenti introvabili sui libri di storia, un invito ad osservare i bordi della pista alla ricerca di cimeli (come il ritrovamento di schegge, proiettili e altro ancora) che riportano a quei tragici mesi del 1944; il restare ammutoliti di fronte ad oltre 1800 lapidi bianche che accolgono le spoglie mortali di soldati polacchi venuti ad immolare le proprie giovani vite per la libertà del mondo intero…
E poi ancora i luccichii delle preziose opere d’arte dell’Abbazia, i suoi tesori, la sua cripta, le sue lastre tombali, i suoi profumi intrisi di silenzio… L’ultimo tratto della “VIAE BENEDICTI” (310 km da Norcia a Montecassino), da Villa Santa Lucia fino all’Abbazia, si apre attraverso panorami aerei sull’immensa valle del fiume Liri, laddove scorre la “consolare” Casilina. Tra bellezze paesaggistiche, peculiarità naturalistiche, i silenzi che accompagnano il cammino interrotto soltanto dal calpestare degli scarponcini sulle pietre e dal tintinnio dei campanacci di capre e mucche al pascolo, immediatamente si viene proiettati in un mondo che San Benedetto ha sempre allontanato dal suo pensiero: quello della guerra tra popoli.
Camminando si attraversano le “location” di quella che fu il teatro di una delle più tragiche e violente battaglie della II Guerra Mondiale: la distruzione dell’Abbazia ad opera dei massicci bombardamenti aerei alleati e la presa di Montecassino durante le 4 battaglie per conquistarla, dal gennaio al maggio 1944. La tappa termina proprio sul sagrato di quello che è il più imponente sacrario militare presente nella zona: il Cimitero Polacco ove riposano oltre 1800 giovani vite di soldati che si sono immolati per proseguire nella traccia indicata da San Benedetto: la pace fra i popoli e la costituzione di una grande “famiglia” tra i popoli del vecchio continente: l’Europa. Le emozioni sono indescrivibili, ma le lasciamo a chi le potrà (e riuscirà) vivere nel proprio intimo…! (di ©Andrea Perciato)
