Si giunge in vista delle bellissima vallata solcata dalle acque del fiume Ofanto lungo piacevoli saliscendi e, superando vecchie masserie che si alternano a variopinte villette di nuova costruzione sparse per la campagna irpina, si raggiunge il nuovo centro abitato di CONZA della CAMPANIA (AV). Qui, dopo l’accoglienza e la sistemazione presso la struttura di un locale “centro sociale” è consigliabile effettuare una bella scarpinata serale che ci consente di raggiungere a piedi la rupe ove un tempo sorgeva l’antico abitato di “Compsa” completamente distrutto dal sisma del 1980 e che, durante la rimozione delle macerie, ha restituito le antiche tracce della presenza di Roma a queste latitudini; luoghi già frequentati dai Romani che da qui controllavano (e gestivano) il transito di merci e carovane lungo la vicina “consolare” Appia; lo spettacolo che offre il tramonto sul lago di Conza è di una bellezza unica.
Dalla bianca scultura marmorea posta nel primo slargo al centro del nuovo caseggiato di CONZA della CAMPANIA si transita per il Corso 23 novembre 1980 superando la chiesa, una seconda scultura e una successiva rotatoria. Proseguendo sul corso principale verso N, si supera il locale cimitero e si confluisce su una via secondaria; dopo 150 metri a destra c’è un altro bivio con rotatoria. Ignorando la via che sale a destra e che conduce al vecchio centro di Conza, si prende a sinistra passando sotto un ponte; lassù in alto è ben visibile ciò che ancora resta dell’antico abitato di “Compsa”. La via prosegue incassata, quasi come una trincea, tra alti muraglioni in cemento lasciando Conza alle spalle. Un lungo ponte di circa 800 metri supera l’alveo del fiume Ofanto generato dalle chiuse della diga; quel caseggiato lassù che si staglia in alto sulla rupe a destra è Cairano, mentre un enorme curvone piega a sinistra fino ad incontrare un bivio determinato da un gigantesco isolato platano.
Lasciando Conza alle spalle si viene completamente avvolti dalla bellezza paesaggistica di quel curioso slang toponomastico molto usato in questa zona della Campania, ma che restituisce meglio l’efficacia e la bellezza di un paesaggio nel suo massimo splendore soprattutto da maggio a luglio, un appellativo meglio conosciuto come la “verde Irpinia”. Si continua per la via a sinistra e appena superati lo svalicamento della diga compare un paesaggio di straordinaria bellezza, quasi bucolico, determinato dallo specchio lacustre (del lago di Conza) generato dalla diga. Tutt’intorno ovunque lo sguardo cattura l’orizzonte si rincorrono una interminabile successione di crinali prativi intervallati da estesi campi di frumento; laggiù in basso il ponte della ferrovia (Avellino-Rocchetta S.Antonio, Lacedonia) oggi in disuso.
Una lieve pista in terra battuta risale a sinistra e consente di evitare l’asfalto; questa conduce su una carraia fino a scendere nei pressi di una masseria da cui parte, sulla destra, la buona traccia di un sentiero che prosegue attraverso campi arati verso N fino a sbucare presso altre case; qui la pista principale volge a destra risalendo per sparsi villaggi, mentre il cammino riprende a sinistra seguendo per una carraia fino a raggiungere una successiva biforcazione. Campi di grano e di frumentacee che si perdono a vista d’occhio, si rincorrono lungo le dolci ondulazioni di rilievi appena accennati, senza che alcun rumore si percepisca da lontano se non quello del trattore che scorre su e giù per i crinali a sistemare il terreno per le nuove semine; solitari casali distribuiti tra i campi, nuove villette realizzate durante la ricostruzione, isolate masserie con animali da cortile che vagano liberamente tra l’aia e il fienile, attrezzi per l’agricoltura e il lavoro nei campi disseminati un po’ in giro dappertutto.
Continuando a destra la sterrata attraversa estesi coltivi distribuiti lungo i declivi della valle tra alberi isolati e campi di graminacee. Senza scendere oltre al primo incrocio si volge a destra risalendo per un sentiero che attraversa una macchia boschiva e che sfocia su una polverosa sterrata. Al primo incrocio, nel bel mezzo di uno sconfinato orizzonte di crinali prativi che si alternano a campi coltivati, si continua in avanti verso ovest. Tra frutteti e vigneti la pista continua attraverso le case sparse di Contrada Borraccielli. Il successivo incrocio supera la via principale e risale – sempre verso occidente, per masserie isolate – fino al successivo incrocio con un’altra strada (presenza di una baracca in lamiera sulla destra). Senza esitare si continua in avanti per la discesa attraverso la Contrada Case Mariani.
Ed ancora si susseguono recinzioni e filari di vigneti, uliveti da curare e orti da zappare, sono tutte le “cartoline” – queste – di un mondo agricolo e contadino che contraddistinguono questa parte di paesaggio splendidamente incorniciata dagli argentei riflessi delle acque del lago di Conza. Continuando sempre verso ponente tra vigneti, campi arati ed altre casette sparse, superando le contrade di Orcomone e la successiva Arcoli si giunge – sempre in direzione ovest – fino a un bivio. Si continua a scendere a destra per poi risalire fino a portarsi sulla SP 150 che giunge da destra. Continuando ora a sinistra si risale fino a raggiungere la SP 102 proprio sotto l’abitato di Morra De Sanctis. Si prende a sinistra e, per una carraia che scende a sinistra da questa (evitando il lungo tornante), si sbuca nuovamente sulla Strada Provinciale prendendo lo stradello di fronte che mena attraverso ampie campagne.
Raggiunti quella casa visibile laggiù sul fondo, alla sua destra compare un sentiero che attraversa prima un boschetto e poi una serie di radure sistemate a coltivi, fino a sbucare su una carraia. Da qui un piacevole saliscendi ci porta a raggiungere la borgata di SAN VITO (AV) con l’omonima (e antica) chiesa di San Vito Martire, dai cui secolari cipressi s’apre una terrazza panoramica di inaudita bellezza che spazia, con ampie vedute, sul lago di Conza e la valle dell’Ofanto. Qui, a San Vito, è possibile effettuare una sosta con bivacco… (di ©Andrea Perciato)
