Splendido esempio di conservazione e valorizzazione della natura con l’istituzione di questa oasi naturalistica che si estende in territorio di Calvanico. Singolare presenza di flora autoctona e di fauna stanziale, soprattutto avifauna migratoria che all’interno dell’oasi trova un habitat particolare. Ben rappresentati al suo interno particolari aree “tematiche” allestite in modo da restituire, al visitatore escursionista, i momenti e le fasi salienti della vita all’interno di un bosco: carbonaia; teleferica; accatastamento; ecc.
La bella Oasi di FRASSINETO è posta ai piedi del caseggiato di CALVANICO, tra il vallone Voce d’Eco e i contrafforti settentrionali del monte Monna. L’oasi, conosciuta anche come Parco di Frassineto, si estende ai piedi del Pizzo di San Michele e dei monti Maj, tra le principali vette dei monti Picentini.
Ricca di sorgive, accoglie – al suo interno – una straordinaria varietà di specie arbustive tra le più interessanti dei Picentini occidentali; un lussureggiante patrimonio naturalistico che si alterna tra boschi di rara bellezza e paesaggi inconsueti che si rinnovano di stagione in stagione. Alture di modesta levatura (Vosco 680 m, Marano 589 m e Polignano 688 m) fanno da corollario a un orizzonte sempre circondato da boschi (tra cui profumati castagneti e le ombrose fronde di secolari faggete); naturale habitat di specie animali (mammiferi, rettili e volatili) che qui stazionano perennemente.
Il Parco viene gestito dalla locale sezione della LegAmbiente (valle dell’Irno) che cura la manutenzione, la sistemazione e la pulizia di tutta l’area. L’ingresso, ostruito da una sbarra, permette l’accesso in un viottolo sterrato (ben pulito) con una balaustra realizzata da pali intrecciati in legno. Alla destra del varco d’accesso compare un tabellone esplicativo con la descrizione (sintetica) su tutto ciò che è possibile incontrare all’interno dell’oasi. Una molteplice varietà di sentieri (di diverse difficoltà escursionistiche), tutti bene attrezzati e percorribili, conducono in differenti aree boschive suddivise – e ben catalogate – secondo il criterio monotematico che “segna” il filo conduttore delle fustaie presenti quali il castagneto, la cerreta, la faggeta, la pineta, il pioppeto, la querceta ed altre ancora. Penetrando all’interno dell’oasi compaiono strutture di svago e didattica tutte realizzate esclusivamente in materiale locale quali la casetta “Museo” edificata in pietra (materiale di recupero edilizio) secondo uno stile rurale tipico del luogo.
Al suo interno è collocata una variegata raccolta di utensili e attrezzi usati per le attività legate al bosco, all’allevamento e all’artigianato. Lungo i percorsi (segnalati) si trovano panche e tavolati, gazebo, passamani, pontili, steccati, recinti, contenitori per piante e aiuole attrezzate; elementi strutturali e di arredo che contribuiscono allo sviluppo di iniziative e fruizione per mezzo di attività escursionistiche, eventi, occasionali incontri didattici (per scolaresche e appassionati) , momenti di folklore, artigianato e manifestazioni sportive. Durante particolari periodi dell’anno l’oasi ospita numerose feste tematiche grazie al prezioso contributo di esperti del settore quali allevatori, apicoltori, artigiani, boscaioli, carbonai, contadini, pastori ed altri che – nel corso degli anni – hanno sapientemente riproposto (e illustrato) quello che i loro padri si sono tramandati per secoli.
Giunti alla spianata centrale (prospiciente le pendici di Pizzo S. Michele) da qui hanno inizio una intricata serie di percorsi, segnalati da colorazioni differenti, che conducono attraverso boschi e angoli nascosti all’interno dell’area parco. Lungo uno di questi (Sentiero F1) sono sistemati particolari spazi dimostrativi per una didattica ambientale di facile comprensione come un capanno realizzato con pali intrecciati e ricoperto da zolle in terra erbosa, molto usati un tempo come rifugio di pastori; una ceppaia (sezione di tronco) per la conoscenza dell’accrescimento degli anelli di un albero; una carbonaia e una teleferica per il trasporto a valle dei tronchi in legno. Altri due sentieri, indicati come F2 ed F3, conducono alla scoperta di diversi punti interessanti dell’oasi come la pioppaia (un pianoro) e le sorgenti dell’Acqua del Sambuco e dell’Acqua dei Faggi. Tra gli arbusti che compongono gli intensi cromatismi del sottobosco, sono invece possibili scorgere piccoli cartelli indicativi che citano il nome scientifico relativo alla pianta e le sue caratteristiche. (di ©Andrea Perciato)
