CIVITA SABATHIA (AV) la “misteriosa” Città di Sabbia ai piedi del Terminio

Liberi da impegni e con una domenica di sole a disposizione, con un cielo azzurro ed un’aria frizzante che invitano certamente ad andare alla scoperta e alla conoscenza di luoghi e posti poco noti della Campania più “insolita”, si punta – decisamente – verso il cuore dell’Irpinia, ai piedi di quel “montagnone” meglio conosciuto come il Terminio, tra boscaglie di secolari castagneti ed acque sorgive tra le più buone. Sparso tra numerosi casali sorge, lungo la fascia pedemontana del monte Terminio, l’abitato di SERINO adagiato in una ridente valle solcata dalle acque del fiume Sabato. Nel punto in cui la valle va aprendosi ad anfiteatro in un paesaggio di monti ricoperti da folta vegetazione, qui la zona è avvolta da copiose foreste (latifoglie e conifere), mentre i profili di cresta cingono tutto l’orizzonte con acque sorgive sempre fresche e un sottobosco che si ravviva di stagione in stagione; sparse un po’ dappertutto si aprono radure e falsipiani, terrazzamenti e pianori che si alternano a depressioni e vallette ricche di vegetazione arbustiva (un sottobosco di cespugliaie e felcete).

Ad una curva che piega a sinistra appare, nascosto tra i rovi e i cespugli, il perimetro delle possenti mura dell’antica città di SABATHIA. Il luogo (615 m), oggi conosciuto come la CIVITA, fu un’antica città sannita abitata da popolazioni montane dedite alla caccia e alla pastorizia e indicata come Serium/Sarinu, antico nome osco che deriva da sereno. Per un perimetro di circa 2 km e per uno spessore che varia da 1,5 a 3 metri queste mura racchiudono oltre nove ettari di castagneto. La Civita è all’apice di una delle valli più interessanti dell’Irpinia, nel cuore del gruppo montuoso dei Picentini, ove scorre il fiume Sabato le cui acque scivolano dai monti del Terminio e dell’Accellica incontrandosi all’altezza del Varco della Finestra, uno dei luoghi più incantevoli di tutto l’Appennino Campano. Chiuso tra aspre montagne l’antico borgo, di sicura origine Osca, fu una città dei Sanniti, come testimoniato dalla presenza a monte dell’abitato (contrada Ogliara) dei resti di una muratura appartenuti alla fortificazione di Sabathia.

Alcuni studiosi ritengono che questa valle, in epoche remote, doveva essere d’origine lacustre per via delle continue inondazioni causate dallo straripamento dei corsi torrentizi che rendevano la zona paludosa. Il nome dato alla valle ed al fiume che l’attraversa, oltre ad indicare una città perduta, indica l’origine della parola osca “Bsa-Psa”, che significa sabbia (dovuto alla natura sabbiosa dei terreni sulle sue sponde, presso le sorgive). E’ ancora la stagione invernale ma qui, in questa valle, Il clima salubre e rilassante, generato dai boschi di cui la zona è ricca (faggete, abetaie, quercete, acerete, cerrete e da secolari castagneti) e la freschezza delle sue sorgive, sono famose fin dall’antichità per portata e capacità oligominerali e conosciute perfino dai Romani (l’acquedotto del Sirino risale all’epoca augustea); acque che rifornivano le navi della flotta imperiale ormeggiata a Puteoli (Pozzuoli).

Tre sono gli elementi presenti in natura che contraddistinguono questo itinerario: il rigoglioso suono delle acque, l’intensità dei profumi generati dal verde dei boschi e la purezza dei silenzi palpabili in ogni angolo della valle. Il suo abbandono e la sua decadenza ancora oggi restano avvolti dal mistero. Questa, probabilmente, doveva essere una città-fortezza a controllo del passaggio strategico tra i monti e le valli dell’Appennino, e le pianure sulla costa tirrenica. La sua distruzione (e definitiva scomparsa) fu un alternarsi di vicende succedutesi dai Romani fino alle prime invasioni barbare; distrutta da Annibale durante la seconda guerra Punica, oppure rasa al suolo dai Romani per punire i Sabatini rei di tradimento per essersi alleati e aver dato aiuto e ospitalità al condottiero cartaginese. Altri studiosi affermano che queste mura furono erette per ospitare la popolazione (nel 410) di Serino che qui trovò riparo da Alarico quando scese da Roma per conquistare il meridione. Le basi di un fortilizio all’interno delle mura, e delle torri all’ingresso sud-orientale della cinta, sembrano risalire ad origini Longobarde; una postazione che doveva assolvere – senza ombra di dubbio – ad una funzione di controllo (o, comunque, di ricovero in caso di pericolo) per mezzo di guerre, invasioni, e saccheggi da parte di predoni provenienti dalle coste.

Questo insediamento, sicura fortificazione militare longobarda, era posta lungo l’importante arteria di comunicazione che metteva in collegamento il Principato di Salerno col Ducato di Benevento; e fu qui collocato come una postazione strategica a presidio e difesa di coloro che tentassero di conquistare la città sannita. Ma resta comunque un importante luogo che ha determinato per secoli la storia e le leggende delle locali popolazioni che qui risiedevano e che hanno determinato la storia dell’Irpinia altomedioevale. Non esistono, purtroppo, testimonianze della città scomparsa poiché al momento dell’abbandono i suoi abitanti ebbero modo di portar via tutto ciò che possedevano. Durante vecchie campagne di scavi archeologici (nel 1978) qui furono ritrovati diversi cocci in ceramica (forse frammenti di altare o sepolture); spazi di un periodo storico vissuto in questo sito le cui vicissitudini (di cui non si ha memoria) sono ancora avvolte nel mistero o sono andate perdute per sempre.

Ecco un modo consapevole di investire al meglio il proprio rempo alla scoperta e alla conoscenza di luoghi e testimoniane di un passato, geograficamente a noi così vicino, ma per certi versi ancora così lontano. Una domenica fuori dal consueto, alla ricerca dell’insolito e – perché no – alla scoperta delle origini della nostra terra.(di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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