Orizzonti “dianesi”, pedalando alla scoperta dei tesori del Vallo di Diano (SA)

Tutto è infinito in questo incantevole luogo posto nel cuore del Meridione, stretto tra aspre montagne. Interminabili orizzonti che si perdono a vista d’occhio, evidenziano emozioni e sentimenti riflessi nei regolari disegni dei campi che formano quel particolare tessuto di un territorio tra i più fertili del Mezzogiorno italico (uno degli storici granai dell’Impero Romano). I fertilissimi terreni che caratterizzano, come variopinti fazzoletti, la verde conca del Dianum (antico nome del Vallo) una volta venivano coltivati a grano, lino, canapa e tabacco, mentre oggi producono essenzialmente orticoltura da serra; i filari di pioppi che si perdono all’orizzonte determinano che il sottosuolo è ancora così ricco di falde acquifere. Ai margini del Vallo, o lungo i canali, qualche acquitrino ospita singolari specie di piante acquatiche mentre, nei rari canneti, si nascondono numerosi uccelli di palude (come folaghe e ciuffolotti). Uno spazio che custodisce preziosi e inestimabili tesori d’arte, con panorami che offrono vedute paesaggistiche tra le più belle del Sud Italia.

Tracciati di storia che proiettano testimonianze di remote civiltà che solo qui, in questi luoghi, hanno avuto il loro massimo splendore storico, artistico e culturale, restituendo ai posteri immagini riflesse di uno spazio intensamente vissuto fin nei minimi particolari, mantenendo inalterati nel tempo quei valori che hanno esaltato l’opera (e i segni) dell’uomo, sia essa civile che religiosa. Un ambiente (quello del Vallo e le sue borgate) che da millenni riesce sempre a dare preziose letture dei suoi prodotti migliori: arte, storia, cultura, architettura, urbanistica, folklore, tradizioni, artigianato, gastronomia e natura; spazi in cui si rincorrono le leggende e le favole scaturite dai sogni (o dai segni) tramandati oralmente da padre in figlio. Un magico mondo in cui si intrecciano immagini e sensazioni che infondono nuovi stimoli ad approfondire, a soffermare lo sguardo, a conoscere quanta storia si respira tra queste antiche vie; quali vicende umane rendono ancora vive le pietre scolpite nel tempo e i ciottoli delle strade i quali riescono, ancora oggi, a materializzare sia le cronache di tempi lontani che il vissuto quotidiano.

L’elemento litico è il filo conduttore che accompagna il ciclista viaggiatore in questi ambienti immersi tra storia e natura. Qui l’aspetto aspro della materia lapidea automaticamente si modella in infinite forme con inedite immagini alla continua ricerca di evoluzioni decorative che determinano un paesaggio integro da contaminazioni figurative non proprie di questi territori. Le pietre di portali, archi, supportici, gradoni, rampe, selciati, palazzi, conventi e chiese presentano, di volta in volta, spazi indefiniti nel cuore più profondo e segreto della vallata. Particolari spazi che proiettano indietro nel tempo la forte presenza di esperienze artigianali come i maestri scalpellini che in questi luoghi perpetuano secolari tradizioni; scelte di vita che, molto spesso, hanno anche segnato l’economia dell’intera zona. I poeti della materia possedevano spiccate capacità nell’animare la pietra; magiche mani che da un corpo muto, con paziente maestria, riuscivano a creare impensabili forme decorative, dando così anche un’anima alle ruvide pareti delle case.

Le luci danzano sugli ondulati chiaroscuri dei frammenti marmorei di archi, capitelli e stemmi gentilizi in cui si rincorrono figure zoomorfe, alati grifoni e felini rampanti; raccordando il tutto in una sorta di spazio culturale, in cui si mescolano le vicende della storia di un territorio con un’economia modesta e senza pretese che ha fatto conoscere, fino ad oltre i confini del Regno, quello che questi uomini rendevano arte con la semplicità delle proprie mani. Le opere in pietra evidenziano il locus della tipologia residenziale; forme e rilievi che originano un fantastico gioco di pieni e di vuoti; di rientranze e sporgenze; di androni silenti e luminosi cortili con porticati che lasciano respirare un clima di antico, amalgamandosi con le tonalità cromatiche dei giardini in cui spiccano le vivaci policromie di terrazzi fioriti, naturale platea ai tetti rossi delle case più in vista. Il Vallo oggi conserva, nella sua sistemazione urbana, l’antico tracciato viario; un continuo sovrapporsi di strade scolpite nella viva roccia ove l’essenza del muschio, là dove non giunge mai il sole, diviene il profumo conduttore di un vissuto ricco di storia che si rispecchia nella quotidiana semplicità del presente riflettendo arcaiche culture che da secoli sono in continua simbiosi con la natura circostante.

Scoprire all’improvviso di essere giunti in una dimensione geografica senza confini di spazio e di tempo; questa l’immediata sensazione che si avverte giungendo a Polla, primo centro abitato che dà il benvenuto a chi, per la prima volta, entra (da N) nel Vallo di Diano. Il paese occupa l’estrema parte settentrionale dell’altopiano, proprio nel punto in cui le due catene montuose degli Alburni e della Maddalena vengono a contatto e costituiscono un naturale ingresso in questa immensa conca racchiusa dai monti. Dal ponte sul fiume Tanagro si imbocca la SS 426 e si prende verso S attraverso paesaggi caratterizzati da campi e masserie. In breve si giunge S. Arsenio, caratteristico paese sviluppatosi lungo la fascia pedemontana occidentale del Vallo. Il suo nucleo conserva un tessuto viario con strade e traverse che si rincorrono parallele e che vanno a intersecarsi in un impianto ortogonale su cui prospettano le facciate e i portali di alcuni palazzi gentilizi lungo l’arteria principale che attraversa un centro storico caratterizzato da vicoli acciottolati.  Raggiunti S. Pietro al Tanagro, qui lo scorrere dei secoli ha determinato lo sviluppo del centro verso la montagna accostandosi, parallelamente lungo l’arteria principale, con una strada che i locali vollero fortemente e realizzarono a proprie spese per congiungersi sia con Polla, a settentrione, che con Teggiano verso S. Continuando a salire si è tra le case di S. Rufo. Questo paese è il tipico borgo sorto all’ombra di imponenti montagne quale antico casale di feudi ben più importanti presenti nel Vallo (Polla, Atena, Sala, Diano). Con un centro storico disposto a mezzacosta lungo l’antico asse viario principale (l’odierna SS 166 degli Alburni) la sua popolazione si dedica, prevalentemente, all’agricoltura degli altipiani e all’allevamento di bestiame. Una magnifica cortina di palazzi antichi e case gentilizie che fanno bella mostra di sé caratterizza la via principale che attraversa il paese sorto proprio lungo la Via degli Alburni. Così, senza esitare, si punta in direzione di…

Teggiano, borgo medioevale che restituisce fascino e suggestioni di altri tempi, e si scivola verso il piano pedalando lungo vie interne fino a portarsi al Ponte della Silla. Qui si devia per una strada rettilinea che risale a Montesangiacomo, borgata pedemontana di fine ottocento con numerosi palazzi gentilizi dai caratteristici portali in pietra e da antiche fontane. Da qui, per estese macchie di boschi, la strada serpeggia fino a scendere verso Sassano borgata eretta intorno alla prima metà del X secolo sull’antico sito di Sasso (marmo inciso), a cui fu aggiunto Sano (luogo salubre) al di sopra di paludi infette dalla malaria. Si prende per località Fontanelle e superati il Ponte della Fabbrica, compare un primo incrocio; a destra si raggiungono le case di Bagno. Portandosi in prossimità di Cozzo Panella si gira a sinistra e un successivo ponte supera il fiume Calore. Oltre il ponte si prende a destra per località Pezzalunga; da qui, si viene sulla SS 19 delle Calabrie. Al primo incrocio a destra si punta verso Padula, antico paese in cui si evidenziano palazzi gentilizi splendidamente abbelliti da portali in pietra tutti finemente decorati; qui ci accoglie la monumentale Certosa di S. Lorenzo coi suoi giardini e i suoi tesori d’arte. Dalla Certosa, aggirando le mura perimetrali una pista conduce per le Serre S. Leonardo e raggiunge la Basilica paleocristiana di S. Giovanni in Fonte, antichissimo luogo di culto eretto direttamente su una sorgente; unico esempio in Italia di impianto religioso ad immersione (IV secolo) al di sopra di una fonte ritenuta miracolosa, con acque che attraversano le fondamenta secondo un ingegnoso sistema di canalizzazione. Da S. Giovanni in Fonte una pista in falsopiano risale (verso N) per i monti della Maddalena e in meno di un chilometro si guadagna nuovamente la SS 19 presso contrada Trinità, sotto l’abitato di Sala Consilina che può essere considerato il più grande abitato del Vallo di Diano. Pittoresca cittadina, con abitazioni dipinte in vivaci colori pastello, Sala si distende lungo declivi a diverse altezze presentando una serie di fortificazioni (IX secolo) nella parte più alta, fino al più recente tessuto urbano di impostazione settecentesca. Alle taverne di Trinità si cintinua in direzione nord seguendo sempre la Statale 19 per le Calabrie (antica Via Regia borbonica) fino a portarsi presso lo scalo di Atena Lucana e risalire in direzione di Polla ove ha termine questo giro; un itinerario in bici che attraversa borghi, casali e intensi profumi di un tempo forse… andato perduto per sempre! (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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