CAGGIANO (SA): la “Via dei Templari” lungo la strada nella roccia

Una veglia d’armi alla “Porta verso il Cielo”

Pregare in solitudine al cospetto della Casa di Dio

Qui… i Cavalieri si accostavano ai Sacramenti.

Qui… ogni peccato veniva loro perdonato!

Collocato su un rilievo dell’Appennino lucano, al confine del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, ecco primeggiare sulla roccia, in tutta la sua bellezza ed il suo fascino, il caratteristico paese di Caggiano, comune in provincia di Salerno. Era l’XI secolo quando l’Italia meridionale veniva conquistata dai Normanni  e  a Caggiano il loro arrivo fu segnato e testimoniato dal rafforzamento delle fortificazioni preesistenti e dalla costruzione di un castello. Aveva notevole importanza quel luogo  per il controllo delle vie verso la Calabria e la Puglia, le vie percorse dai pellegrini diretti in Terra Santa.  Ed è lungo questo transito che sorge una mansio, risalente al XII secolo, che i Templari eressero in contrada “Sant’Agata“,  fuori dal centro abitato. E’ ancora possibile individuarne il perimetro e una cappella, poco distante, dedicata appunto a Sant’Agata,  un luogo suggestivo e ricco di fascino, nascosto tra arbusti e folta vegetazione quasi a volerne custodire gelosamente i resti ed i segreti.

Presso la Contrada Sant’AGATA (570 m), che giace a settentrione della rupe caggianese, avvolta da boschetti e campi coltivati, tra la copiosa vegetazione viene conservato un “misterioso” segreto fatto di ruderi e antiche pietre giunte dal lontano medioevo: lungo che alcuni studiosi locali hanno chiamato, nel tempi, la “MANSIO TEMPLARI”, una grancia (masseria fortificata) extramoenia e i resti di una cappella dedita al culto della martire possedute dai monaci Templari che, all’interno dell’abitato di Caggiano, amministravano l’Ospizio di S. Giovanni.

L’enorme presenza di ruderi sparsi, la particolare squadratura delle mura (ben salde sia in altezza che di spessore) che formano un rettangolo ai cui lati si ergevano, sicuramente, torri merlate circondate da un lieve fossato. Ed ancora, col suo accesso collocato ad W introduceva al suo interno ove erano collocate le cucine, il refettorio e altri vari depositi; al piano superiore vi erano i dormitori dei monaci più altri servizi; al centro si ergeva una cappella; verso N era situato il romitorio riservato ai pellegrini e in fondo, verso E, la sala d’armi.

Esternamente giacevano i depositi per il grano, le cucine, la falegnameria e le scuderie. In questa mansio alloggiavano i cavalieri insieme agli scudieri, gli aiutanti e gli operai. Tra i loro compiti: il pattugliamento e sorveglianza delle strade vicinali; la protezione di pellegrini e viandanti che si recavano per la Lucania e l’Apulia; così abbiamo verso oriente la Viae Herculiae e più a valle con la Popilia Regio/Capuam; aiutare le popolazioni locali e trasmettere loro tecniche, informazioni e saperi delle scienze e delle arti da loro acquisite in Oriente, più altre tecniche per la lavorazione del territorio ed altri servizi.

La Strada Medioevale nella “roccia”. Probabilmente uno degli ultimi esempi di Via gradinata e selciata risalente a quest’epoca storica presente in tutto il meridione. La strada si inerpica con alcuni tornanti sul costone roccioso sud-occidentale attraversando un paio di caratteristiche gallerie scavate nella roccia e passando nei pressi del rudere dalla Chiesa di Santa Sofia, unico edificio religioso della zona in stile greco-bizantino, fino a raggiungere le antiche Mura di cinta;

Dalla “mansio” si risale in direzione del borgo di CAGGIANO la cui rupe si erge al di sopra di Costa Tuvolo. Giunti al ponte (715 m) che a dx conduce a Salvitelle, appena oltrepassato, lo sguardo si affaccia sul paesaggio della valle del fiume Tanagro coi monti Alburni che fanno da cornice. Pochi metri e sulla sx c’è il varco che permette di accedere alle prime rampe della “Strada nella Roccia”, una lunga gradinata scavata nella pietra che fin dall’antichità consente di raggiungere direttamente l’abitato, una grigia via rocciosa d’epoca medioevale che, riflessa sotto l’intenso azzurro del cielo, serpeggia coi suoi tornanti lungo incredibili pendenze tagliate da rampe e gradoni squadrati a mano e che arrancano lungo i versanti SW della rupe con un parapetto in pietra piuttosto ribassato.

Appena sotto l’arco scavato nella roccia calcarea, sulle pareti a dx compaiono una serie di croci “scolpite” sulla nuda pietra a testimonianza – forse – dell’antico passaggio che i Templari compivano tra la mansio e il paese. Una biforcazione interrompe la salita: a dx si passa sotto l’Arco in pietra, vicino alla Torre d’avvistamento (o di guardia), e si raggiunge il paese attraverso il varco dell’antica “Portuccia” (ingresso da S) nelle vicinanze di Palazzo Abbamonte.

L’itinerario prosegue sulla sx raggiungendo in breve la rupe da cui spicca il rudere di Santa Veneranda (o Santa Sofia – 770 m) fino ad arrivare alle mura e varcare l’antico ingresso occidentale del borgo attraverso l’accesso meglio conosciuto come la “Porta di Marvicino” (781 m), così indicata per l’ampia visibilità che s’apre sull’orizzonte occidentale determinato dal lontano golfo di Salerno ove, nelle giornate più nitide, è possibile scorgere il mare.

Si entra finalmente in Caggiano e per una breve salita, attraverso i caratteristici portoni delle case che affacciano sull’antico decumano, si raggiunge la chiesa di Santa Caterina VM dal singolare arco in pietra che determina la facciata d’ingresso, al suo interno opere pittoriche risalenti alla seconda meta del XVIII secolo; a sx della chiesa, verso N, si staglia il Palazzo Oliva. Scendendo a dx di S. Caterina si continua per archi in pietra, rampe, supportici con volte a “crociera”, ripide scale, fregi e lapidi, portali finemente decorati. Alle spalle di S. Caterina, si prende a sx risalendo (lato settentrionale) per la parte più vecchia del borgo ove si staglia la cortina delle abitazioni (oggi vuote!) più antiche del paese fino a giungere presso la chiesa di Santa Maria de’ Greci (del XII-XIII secolo); sulla parete esterna settentrionale vi è incastrata una pietra che – come indica la tradizione – è stata qui portata (forse dagli stessi Templari) dalle rovine del Tempio di Gerusalemme.

Per il vicolo a dx (verso S) di S. M. de’ Greci si raggiunge il Palazzo Colonna (che ospita il Municipio) e subito a sx si sbuca sul sagrato (827 m) della chiesa madre di San Salvatore (importanti affreschi al suo interno), proprio alle spalle degli imponenti bastioni turriti del Castello medioevale (oggi privato) risalente al IX-X secolo. Tra la Chiesa e il Castello, scorre una rampa di scale (balaustra con figure zoomorfe) che, a sx, conduce alla cappella di San Luca (o della Guardia) che, fin dall’antichità, ospitò la guarnigione a controllo della vicina “Porta di San Luca”.

Aggirando il Castello dal suo versante settentrionale si discende lungo il braccio della cinta muraria orientale fino a raggiungere la “Porta del Lago” detta anche Porta del Ponte (levatoio!) antico varco di levante che immette (808 m) nella Piazza LAGO (antica spianata d’origine palustre a carattere carsico), ove ha termine questo interessante e particolare itinerario, un autentico “tuffo” medioevale nella storica città di Caggiano.

(testi e foto di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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