Valle della Caccia (Senerchia, AV): sinfonie della natura Picentina!

Se i monti Picentini sono il “Paradiso Verde” dell’Appennino Campano, allora questa valle ne determina il suo cuore pulsante, la sua parte più viva, quella autenticamente più vera. Nascosta in un angolo dell’alta Valle del fiume Sele, al confine tra le province di Salerno e Avellino, lungo la sua destra orografica e al margine delle boscose pendici orientali delle montagne picentine (monte della Croce 1530 m a N e monte La Picciola ad W) questa valle, racchiusa tra le alte cime di irte pareti rocciose, presenta scenari paesaggistici e ambientali davvero unici, incredibili, fantastici; quasi come se fosse una sorta di “laboratorio” della natura a cielo aperto ove tutte le specie della flora e della fauna diventano i protagonisti assoluti di una scena che si ripete dalla notte dei tempi. In questo angolo di Eden naturalistico si riscontrano tutte le sfumature monocromatiche del verde, dal più intenso e cupo dei boschi allo smeraldino delle acque di ruscelli e cascate.

Qui i profumi si intrecciano seguendo il ciclo e l’alternarsi delle stagioni; e mentre il senso dell’olfatto corre alla ricerca di quelli più intensi (tra specie arboree, fiori e macchia), l’altro senso della vista riesce a cogliere la presenza di animali che, in altri luoghi di queste montagne, difficilmente si fanno scorgere (anfibi, rettili e volatili su tutti). Rettili, anfibi, volpi e faine dominano la zona, mentre rara è divenuta la presenza del gatto selvatico, della lontra e della lepre. Ma l’apoteosi dei sensi riesce a raggiungere il culmine per mezzo dell’udito che va alla continua ricerca dei ritmi scanditi dal rigoglio delle cristalline acque delle decine di rivoli e cascatelle che s’aprono la strada tra salti di rocce e strapiombi muschiati. Fin dall’antichità tutto ciò che ricadeva all’interno in questa valle erano possedimenti feudali che appartenevano ai signori Marchesi di Senerchia, i quali ne avevano fatto il loro territorio privilegiato per la caccia alla selvaggina che qui era abbondante; mentre durante il periodo del brigantaggio questi impervi territori, ben lontani e nascosti dalle più importanti vie di comunicazione di un tempo, davano sicuro rifugio ai componenti delle numerose bande che operavano tra questi monti e le aspre selve della vicina Lucania.

Il sentiero che conduce all’interno della valle è stato sapientemente attrezzato dalla mano dell’uomo già fin dall’ingresso per mezzo di ponti, passerelle, passamani, tettoie, bacheche, edicole e gazebo tutti rigorosamente in legno e realizzati grazie all’impegno profuso dal WWF che di quest’Oasi ne ha fatto un fiore all’occhiello sia per la protezione che per la salvaguardia. Due sono gli elementi presenti in natura che si evidenziano su tutto all’interno di quest’area protetta: l’acqua, in tutte le sue più svariate forme tra fonti, sorgenti, ruscelli e cascate e il particolare manto vegetazionale; mentre il silenzio, romantico elemento di riflessione e raccoglimento, regna sovrano e copre in un alone di arcano mistero ogni cosa “viva” o apparentemente inerme.

Camminare all’interno di quest’Oasi è come immergersi in un particolare tempio della natura, al cospetto – forse – del dio Giano, oppure essere gli involontari protagonisti di qualche burla dei folletti dei boschi (elfi e troll su tutti) che qui sembrano “davvero” di casa. I sentieri s’inerpicano sempre più in alto e si restringono a tal punto che la vegetazione lungo i bordi sembra quasi creare una cortina impenetrabile; rocce a stra-piombo che sfidano ogni regola di gravità incombono in alto sulle nostre teste e spesso racchiudono la volta celeste lasciando filtrare qualche lembo di cielo. Seguendo il naturale acclivio orografico che si addentra all’interno della valle, il percorso compie la sua logica conclusione in direzione della cascata.

Volgendo lo sguardo sulle rocce in alto il pino nero estende le sue ramificazioni su ogni cosa, tra rocce a picco e pendii mozzafiato, mentre angoli spesso nascosti preservano decine di particolari specie floreali tra cui le orchidee e l’erica che fanno da platea arborea alle più folte boscaglie di acero. Poco più su a destra compare l’antro ipogeo della Grotta del muschio, continuo richiamo per le esplorazioni speleologiche provenienti da ogni dove. L’impetuoso fragore della cascata che – determinando il naturale culmine della vallata – spumeggia tra le rocce, scorre a strapiombo scaraventando la sua portata di acque ad alimentare il torrente Acqua Bianca; un ponticello in legno che le sta di fronte permette di ammirarne tutta la sua superba e straordinaria bellezza. Per qualche istante liberiamo le nostre menti da qualsiasi ingombro mnemonico e assistiamo da partecipi spettatori a questa incredibile rappresentazione di Gaia! (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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