Uno dei borghi medioevali meglio “conservati” dell’intero meridione italiano, ed uno dei luoghi di interesse storico-artistico più visitati della Regione Campania. Questo è il quadro ambientale che offre l’antico abitato di Caserta Vecchia (CASA HIRTA), borgo in cui si rincorrono e si mescolano stili decorativi (motivi siculo-arabo) e silenziose armonie che rievocano arcaiche suggestioni. Per conoscere più da vicino la bellezza di queste “insolite” forme di un paesaggio medioevale, unico nel suo genere (la Cattedrale, la Piazza, le Torri, il Castello, i portali, i Campanili, i cortili e i vicoli acciottolati), in cui prevalgono tutte le tonalità cromatiche del tufo, propongo un itinerario che, partendo dall’estrema periferia nordorientale della città “carolina”, immediatamente alle spalle dell’immenso Parco Reale, conduce attraverso un immaginario “viaggio” a ritroso nel tempo, nei pressi della pineta, sotto i ruderi del Castello. Siamo nella zona denominata “Maddalena” ove, in epoche remote vi era il “Foro” e vi si svolgeva la vita pubblica del borgo (sentenze, leggi, decreti, mercati, ecc.).
I monti Tifatini sono quelle brulle alture tondeggianti (non troppo elevate) che fanno da corona all’abitato della città di Caserta “nuova” con la sua monumentale Reggia borbonica ed il suo immenso Parco. Un ambiente questo, che viene caratterizzato dalla presenza, lungo le falde di questi monti, di borgate e paesi distribuiti a ventaglio sulla linea dell’orizzonte e che cingono, come una invisibile cortina, la città regia. Pievi e caseggiati, che dalle estreme alture come Caserta Vecchia, testimoniano con la loro “vetusta” presenza che, anteriormente alla venuta dei sovrani Borbonici, questi territori già erano popolati fin dall’antichità (epoca longobarda) ed avevano un assetto distributivo molto diverso da quello che noi oggi conosciamo. Incursioni saracene, guerre, invasioni barbariche, eserciti stranieri, pestilenze ed epidemie, generarono il degrado e l’abbandono delle campagne di fondovalle, costringendo le popolazioni a trovare rifugio sulle vicine alture, dando così vita a nuovi insediamenti fortificati.
Grosso modo, così ebbe inizio la storia di CASA HYRTA, una città feudale tutta stretta e raccolta entro la sua cerchia di mura. Piccoli nuclei di famiglie contadine avevano caratterizzato, con la loro presenza, insoliti luoghi d’insediamento come: alture isolate, balconate montuose, vallate fluviali, punti cruciali di tratturi che “disegnavano” il territorio. Ed è in questi punti che sistemarono i loro primi ripari (case in pietra a secco o capanne in legno e paglia), alloggi di fortuna molto semplici, essenziali, senz’altro funzionali per quei tempi. Quando giunsero tempi migliori, periodi lontani da guerre, da carestie e da epidemie, non v’era più necessità di alloggiare all’interno delle fortificazioni. Fu allora che queste famiglie, trasformarono nuovamente l’assetto del territorio, andando a migliorare quei primi ripari per renderli costruzioni stabili in grado di durare nel tempo. Sorsero, in aggiunta a questi agglomerati, anche cappelle e chiesine che riaffermarono una presenza “sacra” determinando, molte volte, anche il nome del luogo stesso.
Fu così allora che sorsero casali e borgate, luoghi che via via andavano ad assumere, o indicazioni d’origine longobarda (Puccianiello, Sala, ecc.), o toponimi che furono determinati dalla morfologia dei luoghi (Piedimonte, Tuoro, ecc.), oppure nomi testimoniati dalla presenza di una figura “Santa” (come San Benedetto, San Clemente, ecc.).
Il Medioevo caratterizzò definitivamente il paesaggio urbano delle campagne del casertano determinando, così, la città fortificata sulle alture e una miriade di borgate, casali e villaggi rurali sparsi nell’immenso territorio della sottostante pianura di Terra di Lavoro. Questi villaggi pedemontani andavano pian piano popolandosi, sviluppando precise direttrici di trasferimento a valle determinate dalle molte famiglie che preferirono abbandonare il borgo fortificato di Casa Hirta, ritenendolo non più sufficiente a garantire i bisogni e le necessità di una vita sociale ormai in continua trasformazione, preferendo così stabilirsi vicino alle più importanti vie di traffico (collegamenti, merci, ecc.) che divenivano, nel corso dei secoli, sicuri punti di riferimento per gli sviluppi e gli interessi socioeconomici di questo vasto territorio. Queste “direttrici di spostamento” verso la pianura e le vallate durarono diversi secoli, alternandosi a floridi periodi di sviluppo sociale, economico e demografico, a periodi di stragi determinate da carestie e micidiali epidemie (come la peste).
Finalmente si giunge sotto le antiche mura che cingono lo splendido borgo medioevale di CASERTA VECCHIA. Il borgo ha preservato in definitiva, quell’antico fascino fatto di luci, armonie, colori e silenzi, giunto “straordinariamente” così intatto fino ad oggi. Il continuo mescolarsi della storia tramandata per secoli ed il presente, sono (forse) le caratteristiche primarie che determinano la principale bellezza dell’antico abitato di Caserta. Emozioni che lasciano scoprire a ogni istante, tra gli archi, i portali in legno, gli antichi battenti, le cancellate in ferro, gli infiniti “sedili” in marmo e le pietre di tufo che sporgono ad ogni angolo dalle mura delle case con le tante iscrizioni marmoree che riscrivono le vicende del borgo; che tutti questi elementi, sono solo alcuni piccoli scorci di storia che testimoniano, con l’essenza dei suoi profumi che sanno d’antico e che si palpano ad ogni angolo nascosto, in ogni vicolo, cortile, chiesa o cappella, quei forti valori ambientali e quell’architettura rurale che esprime ed esalta un particolare periodo storico che qui ha avuto il suo massimo splendore: il Medioevo.
L’itinerario proposto effettua un periplo attraversando i luoghi più belli e significativi dell’antica “CASA HYRTA”. Dirigendoci verso destra, raggiungiamo una leggera salita a gradoni che, dolcemente, attraversa una bellissima pineta. Al culmine di questa, si para l’enorme mastio del Castello, unica struttura superstite di una fortificazione che in origine aveva 6 torri e che dominava, a occidente, la pianura campana mentre a oriente, il corso fluviale del basso Volturno; il tutto inserito in una perimetrazione muraria che cingeva l’antico abitato sviluppato dall’alto di un colle e proteso lungo la sassaia del monte Virgo. L’antico maniero domina dall’alto di una conca ove si scorgono in lontananza, verso NE, i villaggi di Pozzovetere e Sommana. Racconta una leggenda locale che nei sotterranei di questa roccaforte sia nascosta, entro le fondamenta delle sue possenti mura, una chioccia con sei pulcini tutti forgiati nell’oro.
Appena entrati nel borgo si varcano i portali in pietra prospicienti la via principale, e si assapora, immediatamente, quel fascino antico e quell’atmosfera del borgo medioevale, con portali in legno, fregi e stemmi in pietra, piccole volte che attraversano e scavalcano i silenziosi vicoli. E il silenzio, importante caratteristica che determina il ritmo delle ore trascorse, sembra scivolare via. Un tempo scandito da minuziosi particolari, dal gusto dell’essenzialità, e che mostra affetto verso le minuscole cose e che riflette il ritmo dei passi sui selciati di pietra.
Alcuni storici definiscono il colle, ove oggi c’è il borgo di Caserta Vecchia, il luogo ove già esistevano i ruderi di SATICULA, una cittadina eretta dai Sanniti e che di certo già c’era in quelle zone ma, con molta probabilità, situata più verso est. Di certo, il borgo medioevale fu fondato nel VIII secolo dai Longobardi provenienti dalla vicina Capua e diedero il nome, a questo presidio assegnato al Duca di Benevento, di “CASA HYRTA” che starebbe a significare “casa costruita in luogo erto”, oppure dalla parola longobarda Hirte che significa “casa colonica”.
Dal sito del “Castrum” si prosegue in discesa , attraversando sotto un arco in pietra (Porta di Capua) a sesto ribassato e che immette lungo una pittoresca stradina (la via principale) dalla pavimentazione in pietra e su cui ogni passo riecheggia in lontananza tra silenziosi vicoli e profumati cortili. In un angolo in alto a sinistra, un’edicola sacra reca l’immagine Santa della Madonna col Bambino realizzata con piastrelle in maiolica. L’essenza dell’antico si evince dagli splendidi edifici in cui si riscontrano stili decorativi normanno-musulmani che si riflettono nella pluralità dei toni cromatici generati dai policromi (e squadrati) blocchi in tufo. La strada continua a serpeggiare penetrando nel borgo ed evidenziando, ora a destra, ora a sinistra, alcuni tra gli angoli più belli e nascosti con i suggestivi cortili ornati dai coloratissimi balconi “ingeraniti”.
Discendendo lievemente lungo la via principale, ecco aprirsi sulla destra la gotica chiesetta dell’Annunziata (edificio Angioino del XIII secolo). Sulla facciata d’ingresso si prospetta un portico settecentesco sormontato da tre monofore ogivali e da un rosone; di fianco, a destra, un campanile diviso in tre sezioni. Il suo interno presenta un’unica navata e un’acquasantiera posta su due leoni. Proseguendo, si costeggia la facciata destra della Cattedrale e la via porta ad attraversare , per mezzo di un arco ogivale, il poderoso Campanile (alto 32 m) a pianta quadrata con arcate “cieche” incrociate e bifore distribuite su più piani che ne determinano lo stile architettonico paragonandolo, per bellezza e grandiosità, ai più noti campanili di Amalfi, Gaeta e Monreale. Sotto quest’arco, si ammirano i frammenti marmorei di fregi d’epoca romana e alcune iscrizioni (del ‘700) che testimoniano i “passaggi” di Papa Benedetto XIII.
Eccoci così finalmente giunti nella Piazza del Vescovado, a pianta rettangolare, luogo di raccolta posto al centro del borgo. Su questa piazza si prospetta il duecentesco Palazzo Vescovile con i portali in legno e i due ordini di arcate (sovrapposizione di stili gotico e romanico) in marmo e tufo. Nella stessa piazza, di fronte alla Cattedrale, vi è un palazzo gentilizio, un antico Seminario con all’interno un bellissimo chiostro e all’esterno un portale finemente decorato e sormontato da un fregio recante l’iscrizione “Sol fulget super casam hirtam”, il sole risplende su Caserta. Di fronte, la splendida facciata (che copre per intero un lato della Piazza del Vescovado) della Cattedrale (XII secolo) dedita al culto di San Michele, magnifico esempio di architettura romanico-bizantina. Voluta dal vescovo Rainulfo nel 1113, essa è rivestita da blocchi marmorei e tufacei e presenta, nel suo insieme, motivi cromatici in puro stile siculo-arabo ove s’intrecciano forme e s’intersecano motivi architettonici romanico-pugliesi e benedettini. L’ingresso principale presenta un arco “incorniciato” da motivi floreali che poggia su due leoni retti da mensole. Il suo interno, con pianta a croce latina e davvero maestoso; diviso in tre navate, viene caratterizzato da 18 monolitiche colonne provenienti dal tempio di Giove Tifatino. L’occhio corre veloce ad individuare le finezze stilistico/cromatiche di quest’opera davvero grandiosa: archi intrecciati in più ordini stilistici; decorazioni ad intarsi che riflettono motivi geometrici, floreali e zoomorfi. Le luci, provenienti dal transetto, attraversano finestre ornate dal tipico arco musulmano a “ferro di cavallo”, uno dei rari esempi (e difficilissimo da trovare) in Italia. L’enorme cupola a “motivi” islamici, poggia su un tamburo ottagonale, e determina un sincronismo cromatico su cui spiccano blocchi giallastri e pietre bigie che vanno a comporre fantasiosi e bizzarri stili decorativi.
La scoperta di altre emozionanti vedute offerte dai vicoli, dalle cappelle private, dai giardini, dagli archi, dai silenziosi cortili e dalla suggestiva bellezza della propria “rusticità”, viene esaltata dalle ampie vedute da cui si godono gli infiniti panorami che si estendono sulla Piana Campana, su Caserta “nuova” con la sua monumentale Reggia e il suo immenso Parco, il Somma-Vesuvio, la dorsale brullo-tufacea dei monti Tifatini e, nelle giornate più terse, la linea costiera che si scorge in lontananza, sullo sfondo all’orizzonte. Dalla Piazza del Vescovado si discende, per mezzo di una gradinata, verso la periferia occidentale dell’antico borgo; e proprio qui, nel 1962, durante gli scavi effettuati per riassestare la rete fognaria del paese, affiorarono, nel mezzo del piano della viuzza, numerosi scheletri, qualche armatura e resti ossei sparsi risalenti, con molta probabilità, all’epoca longobarda. Questi furono recuperati e sistemati in alcune urne all’interno del locale cimitero, mentre i corpi meglio conservati furono tumulati all’interno della cattedrale. (di ©Andrea Perciato)
