monti del PARTENIO (AV)… l’Ultimo degli “Uomini in Nero”

“… Era questo il monte sacro della greca Partenope, che presso un’ara di Cibele vi adorava i suoi numi protettori Castore e Polluce; era un vecchio nido della gente Osca, prima abitatrice della Campania, dimora più tardi delle tribù irpine di razza sannitica…” così descriveva, nel 1878, la zona dei monti del Partenio il noto meridionalista-escursionista Giustino Fortunato.

Luoghi scarsamente pubblicizzati dalla stampa “specializzata” in proposte di itinerari escursionistici e naturalistici; eppure, quello che può essere considerato, senza ombra di alcun dubbio (vista la sua centralità) il vero “cuore verde” della Campania, oggi riesce ancora ad offrire realtà ambientali (fortunatamente rimaste incontaminate) forse introvabili nel resto del meridione con le stupende vedute paesaggistiche che si estendono per 360° su tutto l’arco dell’Appennino Centro-Meridionale e le impenetrabili faggete d’altura.

L’itinerario ripercorre, fedelmente, quello che era l’antico cammino dei carbonari, gli “Uomini in Nero” della montagna che, carichi del loro prodotto, s’inerpicavano lungo questi sentieri e venivano a trascorrere gran parte delle loro giornate dedite alla lavorazione dei carboni. Un tempo questi sentieri erano pieni di vita, ricchi di essenze profumate; un particolare vissuto ambientale che ha determinato quella piccola economia locale legata allo sfruttamento della montagna; un tutt’uno tra uomo e ambiente che si riscontra ancora oggi, con innocente genuinità, nell’indole e nel tessuto sociale delle popolazioni site ai piedi di queste alture.

Con un po’ di fortuna, non sarà certo difficile incontrare, lungo i boschi di questi monti, l’ultimo dei carbonari, Zi’ Renato, che ancora oggi, come un tempo, conduce su e giù il suo baio carico di tronchi da tramutare in carbone; ed è proprio con lui che andiamo a conoscere un passato ricco di bei ricordi, di emozioni, di attese e di speranze. Muovendosi da un’ampia spianata che s’apre nella faggeta, siamo in uno dei punti più strategici di tutto il comprensorio del Partenio, nel luogo (1130 m) detto delle “Quattro Vie” poiché è in questo posto, crocevia di antichi sentieri e mulattiere, che si concentra la maggior parte delle direttrici di transito che attraversano il territorio. Qui, durante la stagione estiva, il bosco è talmente così fitto che la folta vegetazione copre per intero la volta celeste.

Si lascia la strada asfaltata che sale a sinistra e si prende la traccia di un sentiero che sale a destra, in lieve pendenza, verso SE. Il nostro cammino attraverso questi boschi ci viene sapientemente illustrato dall’ottuagenario Zi’ Renato che riesce a coinvolgere chiunque nei suoi racconti seguiti da ossequioso silenzio. Per questi autentici uomini del bosco amare il proprio lavoro, e gli ambienti in cui essi operano da un’esistenza, è qualcosa di molto più interessante della loro vita stessa. Un rituale sacro accompagnava i ritmi della lavorazione; le donne, che inizialmente salivano coi propri uomini, aiutavano ad individuare un idoneo posto ove porre la “catasta”, e dopo aver assicurato con la loro presenza un minimo di conforto per fra trascorrere al meglio (con pane, vino e formaggio) la permanenza sul posto di lavoro ai loro uomini, discendevano da sole tra le ultime luci del tramonto e le prime ombre del vespero. Ai bordi di una roccia a precipizio si apre un terrazzino che offre vedute panoramiche sulla valle Caudina e sul monte Taburno. Ed è ancora Zi’ Renato, che con tutta la sua enfasi adolescenziale espressa dalla sua instancabile energia, ci guida lungo il sentiero che serpeggia nel bosco e va a svilupparsi lungo i versanti settentrionali del Partenio. Superati alcuni tornanti e attraversati un solco torrentizio il sentiero prosegue (direzione W) mantenendosi in falsopiano attraversando in una foresta colma di vegetazione: ad un sottobosco ricco di cespugli (felci e agrifogli) si viene circondati da gigantesche faggete (con tronchi che superano i 40 m d’altezza) che si alternano, per altezza e cromatismi, a dei giovani esemplari di tasso. Qua e là lungo il sentiero si aprono degli slarghi simili a piazzole; questi spazi sono i punti esatti ove venivano effettuate le cataste di tronchi da tramutare in carboni. E qui Zi’ Renato continuando nei suoi racconti, ci suggerisce di scrutare attentamente sotto il fogliame alla ricerca delle tracce di carbonaie del passato poiché non è raro trovare spezzoni neri che ancora sbucano sotto i nostri piedi. Completamente avvolti da quest’atmosfera di civiltà montanara di un tempo, e accompagnati dai semplici racconti dell’ultimo dei carbonari, è possibile ancora captare, trasportati dalla brezza dei venti, il profumo dei carboni appena fatti e ancora fumanti. Dopo una curva in discesa appare, sulla sinistra, una particolare conformazione rocciosa detta Pietra Ermafrodita.

Superati ancora altri quattro alvei torrentizi, ecco giungere nei pressi della fonte dell’Acqua Fredda: una vasca in blocchi di pietra raccoglie una delle acque più buone e più fresche di tutta la zona. Dalla fonte, un comodo sentiero continua ora in discesa fino a raggiungere (1247 m) un valico posto tra le alture della Croce di Puntone a Sud, ed il monte Trave del Fuoco a Nord; dal valico parte la traccia di un sentiero (che punta in direzione ENE, ma che non va preso!) che, attraversando l’angusto Vallone dell’Acqua Fredda conduce alla fonte Mafariello. Il calcare delle rocce s’illumina al riverbero dei raggi solari e terminate le fitte boscaglie ecco che la traccia del sentiero principale va a sfociare (1236 m) presso il primo dei fazzoletti prativi del Piano di Rapillo, zona più comunemente conosciuta come la “Piana di Lauro”. Qui le ampie radure erbose riescono ad offrire molteplici versioni di un unico paesaggio appenninico che, di stagione in stagione, si presenta o con ambienti innevati dal sapore scandinavo o con verdeggianti lande accompagnate dalla brezza dei venti d’altura; la zona, ampia e spaziosa, offre la possibilità agli animali (cavalli e bovini) di pascolare in piena libertà. Sul fondo del pianoro compare il bianco rifugio in luogo di un più antico bivacco per montanari. Ai margini nord-occidentali del piano si sfocia nel successivo pianoro caratterizzato, sulla sinistra, dalle balze di monte Ciesco Alto (1357 m). La comoda pista prosegue attraversando una pittoresca faggeta che racchiude i versanti settentrionali della terza radura nel cui centro (1223 m) una recinzione in pietre squadrate è tutto ciò che resta di un’antica cisterna. Ad un bivio si lascia la pista che scende a destra e si continua a sinistra verso i margini meridionali di un altro pianoro. In pochi minuti, nei pressi del bivio detto il Valico (‘o Vatico – 1213 m) una deviazione a sinistra conduce sull’orlo delle balze meridionali del Partenio. Uno spettacolo di incredibile bellezza lascia meravigliati chiunque si affacci da quassù: l’intensità di un cielo turchino rischiarato da uno splendido sole evidenziano le scure sagome di montagne famose quali il “cono” del Vesuvio, il “molare” del Faito, le principali cime dei Lattari e la cuspide del S. Michele, che galleggiano in un bianco e ovattato mare di nebbie e foschie che coprono, come un oceano silenzioso, le immense pianure dell’agro sarnese, dalle falde vesuviane ai coltivi di Terra di Lavoro. Zi’ Renato, il nostro “nocchiero” del Partenio, ancora riesce ad emozionarsi alla vista di così tanta bellezza; sensazioni che egli stesso ci indica, ci illustra e ci descrive fin da quando egli era bambino. Il luogo e il momento meritano una sosta che permette di bivaccare al cospetto di quest’affascinante montagna e nel rispetto di chi, lungo le piste e i sentieri di questi boschi, ne ha fatto una scelta di vita, traendone – fin quando sarà ancora possibile – anche una fonte di sostentamento. (tratto dalla guida “CAMPANIA Zaino in Spalla” di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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