
tra la Val Fortore (alto Sannio), il basso Molise e i monti della Daunia, ci ritroviamo in cammino lungo le “Vie della Transumanza“; sono itinerari, questi, che ci invitano alla conoscenza e alla comprensione di questo vasto territorio. Qui avvennero i primi scambi tra genti lontane e popolazioni sconosciute che s’incontravano per la prima volta lungo le dorsali dell’Appennino Centro-Meridionale; il ritrovamento di un’antica stele (detta appunto “stele dauna”) marmorea che raffigura una “scena di commiato” (di incontro e di saluto) ne attesta la veridicità.

BASELICE… SAN BARTOLOMEO in GALDO… SAN MARCO dei CAVOTI… sono solo alcuni tra i più belli, interessanti e caratteristici borghi che emergono dal pae-saggio della Val Fortore. Da qui transitavano le rotte della “transumanza” di quando i belati delle pecore o i muggiti delle mucche, accompagnati dall’incessante scampanellio delle centinaia di campanacci al collo, rendevano impossibili dormire per il ripetersi dei continui passaggi che – a volte – duravano anche oltre una settimana.

Ed era una grande festa per i numerosi bambini che popolavano questi villaggi, quando la transumanza volgeva al termine poichè tutti ricevevano in dono, dagli uomini che avevano “guidato” queste greggi e queste mandrie su e giù lungo i ventosi crinali di questa parte d’Appennino, piccole formelle in pasta di caciocavallo raffiguranti asinelli, girandole, cagnolini e stelline; ed era proprio allora – in un tempo ormai dimenticato, ma ancora scolpito nelle memorie dei più anziani – che tutti i bimbi si sentivano (e immaginavano) di poter essere, anche solo per poche ore, cavalieri, maghi, fatine e principesse!

Era da tempo che desideravamo esplorare questa zona, sconosciuta (nel senso poco frequentata!) al grande pubblico degli escursionisti, dei trekker, dei viandanti e dei camminatori; territori poco conosciuti ma intrisi da un fascino bucolico e, spesse volte, ancestrale che richiama ai fasti di un passato mondo rurale – ormai scomparso da tempo – evolutosi nella moderna tecnologia che è riuscita a convertire l’agricoltura e l’allevamento nelle più moderne concezioni offerte dalle tecnologie sviluppatesi a favore dell’ambiente.

Paesi dai gruppi di case sapientemente distribuiti lungo i crinali, invitano ad un interessante e affascinante viaggio spazio/temporale che accoglie il visitatore in un’atmosfera dal tipico sapore medioevale, tra vetusti palazzi nobiliari, portali cuspidali in pietra, archi a sesto acuto e ribassato, lapidi marmoree che ricordano importanti passaggi, rosoni in stile catalano, selciati e lastricati in pietra che restituiscono gli echi delle cavalcature, tipiche costruzioni d’origine provenzale, torri merlate e castelli, chiese madri e chiostri conventuali, balconate panoramiche ove s’aprono orizzonti e skye-line di tutto rispetto da cui sono possibili ammirare il calar del giorno che restituisce inediti tramonti difficilmente riscontrabili altrove…

Queste sono solo alcune tra le prime impressioni per chi si trova a percorrere piste e sentieri battuti ormai da millenni; tracciati verdi che hanno visto scorrere non solo il tempo, ma che hanno gettato le basi della moderna società tra scambi commerciali, incontri, sviluppo e favorire quella cultura della ruralità qui riscontrabile in molti angoli di questo vasto e immenso territorio, solo in apparenza aspro e inospitale, distribuito fra tre regioni (Campania, Molise e Puglia), ma che raccoglie al suo interno una quantità considerevole di esperienze di vita, di storie, di momenti che hanno consentito ad elevare il Fortore quale principale funzione di territorio/cerniera tra le due sponde italiche: l’Adriatico e il Tirreno.

Un territorio solo in apparenza collinare (con dolci rilievi che esaltano quote altimetriche al di sopra dei 1000 m) a forte vocazione agricola con colture specializzate di cereali, frutteti, noccioleti, oliveti, piantagioni di tabacco e vigneti, dove il mondo rurale di un tempo favorisce una crescita imprenditoriale mirata agli sviluppi industriali e artigianali. Terra da sempre generosa, l’indole ospitale dei suoi abitanti cattura il visitatore e lo fa sentire come a casa sua.

Un vasto orizzonte di rilievi addolciti e modellati dal vento che si distribuisce tra paesaggi rurali, vallate, corsi fluviali, copiose macchie boschive, specchi lacustri, centri storici di matrice medioevale, una gastronomia ricca di prelibatezze e – su tutto – le “Fattorie del Vento” (i parchi eolici) formate da turbine e tralicci d’acciaio che hanno elevato quest’area a terra dell’energia pulita prodotta con il vento che quassù soffia da sempre.

I monti della Daunia e le valli del Fortore sono terre ove le antiche civiltà contadina e pastorale (legate alla transumanza) oggi convivono armoniosamente con lo sviluppo industriale e tecnologico e i “parchi eolici” distribuiti lungo i crinali sono ormai una costante del paesaggio, un motivo in più per riuscire a comprendere come la natura, mai doma ne piegata e violentata, risulti essere – con sapiente maestria – la migliore alleata dell’uomo.

Tra gli itinerari più interessanti che invitano alla conoscenza e alla comprensione di questo vasto territorio, troviamo: il primo, che parte da Baselice, superando crinali e rilievi in successione, attraverso il bosco della Mazzocca fino allo specchio lacustre di Decorata compiendo, così, anche una breve puntatina a Riccia, in territorio molisano; il secondo, invece, parte da Roseto Valfortore per il monte Cornacchia fino al laghetto Pescara ove la vista sul Tavoliere apulo spazia all’infinito. Il tutto attraverso un’autentica allegoria di profumi, di colori e di essenze che hanno rendono piacevole poter vivere, in qualsiasi stagione dell’anno, questi territori in tutta la loro essenza. (tratto dalla guida “CAMPANIA Zaino in Spalla” di ©Andrea Perciato)

