
Sembra il Trentino, ma… siamo in Campania! Parlare del Matese, ultimo tra i grandi giganti della dorsale appenninica, è un po’ come raccontare tutta la storia delle esplorazioni e dell’escursionismo nel Mezzogiorno italiano. Antichi sentieri e piste della transumanza, presenti con le tracce dei tratturi intersecavano, si rincorrevano o si accavallavano lungo le pendici di questo gigante dell’Appennino. Il Matese è anche questo: profumi, odori, sapori, cultura, tradizioni… vita! Il massiccio si colloca, per buona parte, in terra molisana con copiose giogaie e valli profonde e da esso s’impenna la cima più alta: quel poderoso Miletto (2050 m) che reca tracce, nelle conche sommitali, di antichi bacini glaciali. Ma la nostra meta è un’altra, curiosamente chiamata Gallinola!

Inediti itinerari sulla neve posti al di fuori dei luoghi consacrati al culto dello sci domenicale. Se si osserva una foto scattata dal satellite quando orbita all’altezza dell’emisfero settentrionale e viene a trovarsi sull’azimut dell’Appennino, all’altezza dei crinali di confine tra la Campania e il molise, col cielo terso e senza nubi, zoomando lungo la dorsale montuosa, è possibile riconoscere alcune “macchie” bianche di paesaggi montani a noi familiari ma sconosciuti alla stragrande maggioranza degli appassionati di escursionismo invernale italiani: i monti del gruppo del Matese.

Considerata l’autentico “tetto” della Campania, la cima si raggiunge da una balconata posta ai margini della conca di Piano della Corte (1643 m); un’alternanza di pianori e sconfinate praterie montane, attraverso verdi pascoli, con tracce di un antico stazzo che un tempo fungeva da riparo per le greggi. Qui la sporadica presenza antropica, laddove uomo e natura sono riusciti a convivere in perfetta armonia per secoli, si evidenzia tra l’ingegno dell’uno e la bellezza dell’altra. Ogni sosta è buona per guardarsi intorno e provare la sensazione di meraviglia e smarrimento.

La neve, così come noi la immaginiamo, è possibile viverla anche lasciando le tute griffate e gli ultracostosi sci o gli snowboard colorati a casa. Considerando che la Campania non ha mai avuto stagioni invernali con eccezionali imbiancate la regione, durante quei pochi giorni di freddo glaciale, sottoposti alle correnti del nord, riesce ad offrire uno spessore nevoso oscillante tra gli 80 e 150 centimetri. Preparandosi per un trekking in zone innevate, bisogna essere forniti di un’adeguata attrezzatura e dell’equipaggiamento adatto per muoversi con sicurezza e agilità sui pendii innevati.

L’idea sarebbe di attraversare questi luoghi avvolti da bianco candore con le racchette da neve (consigliate per i nostri ambienti appenninici), ma l’esperienza induce a suggerire di provare a vivere la neve con attrezzature impensabili dalle nostre parti fino a qualche anno fa, come le “ciaspole” affiancate dai ramponi e dalla piccozza. Per non affondare e proseguire senza timore, bisogna calzare le racchette da neve (di origini scandinava e canadese, usate soprattutto lungo tutto l’arco alpino) e farsi aiutare, per mantenersi in equilibrio, dai bastoncini telescopici, meglio ancora quelli da sci da fondo.

Ritrovarsi proiettati sull’immenso, in questo angolo di Appennino meridionale, non c’è scenario tra i più belli dell’ambiente montano che riesca ad offrire sensazioni ed emozioni oggi difficilmente riscontrabili altrove. Come era prevedibile, la magnificenza di un limpido orizzonte appare ai nostri occhi in tutta la sua straordinaria bellezza: laggiù in fondo, il lago del Matese e, poco oltre, la pianura campana; a settentrione, come da una terrazza naturale s’apre, in un crogiuolo di elementi che s’alternano tra altipiani boscosi, valli, contrafforti e declivi, la piana del Volturno.

I paesaggi sono molto belli; in fondo, l’enorme vallata solcata dal lago si adagia al centro di una teoria di monti avvolti dalle foschie mentre, volgendo lo sguardo in alto gli occhi, increduli, scorgono la volta celeste tersa nel suo arcano splendore pulita e dalle nubi. Passando dalla faggeta alle radure assolate, la brulla vetta si avvicina per un sassoso sentiero che arranca lungo i ripidi versanti orientali della montagna. Si attraversano conche carsiche sommitali che sembrano appartenere ad un paesaggio lunare; con tracce appena visibili, lungo piste battute da pascoli d’altura, si continua per assolate pietraie che giungono fino in cima alla Gallinola (1923 m) da cui s’aprono, improvvisamente, ampie vedute panoramiche.

La neve disciolta e ricongelata, ottimo terreno per le escursioni, aderisce meglio sui pendii più ripidi; più dura e ghiacciata è, le ciaspole (soprattutto quelle “ramponate” sono preferibili) aderiscono meglio alla superficie, indispensabili quando gli scarponi non hanno più presa sulla neve; si procede meglio lasciandosi aiutare dall’utilizzo della piccozza molto efficace in caso di scivolata. Alcuni di questi itinerari bianchi dell’entroterra campano presentano paesaggi di matrice scandinava, ove una natura intatta, incontaminata e – raramente – ancora inviolata, propone un inconsueto modo di vivere la neve, molto al di fuori e lontano dal grande baccano che vedeva, durante i giorni festivi delle normali stagioni di una volta, gli impianti di risalita presi d’assalto e invasi da chiassose frotte di sciatori occasionali.

Chi percorre i sentieri di queste montagne, vive costantemente le emozioni di un’avventura fantastica e interessante dal primo all’ultimo passo, quasi un ritorno alle origini dove non basta seguire le tracce della pista, ma si deve ricorrere (a volte) alla carta e alla bussola e, molto spesso, anche all’istinto. Con la fortuna di partire in buone condizioni meteorologiche, sono possibili effettuare avventurose escursioni. Mentre il sole irradia i suoi raggi e riscalda l’ambiente della cima permettendo ai ranuncoli e alle bianche margheritine di uscire dalla coltre ghiacciata e di rizzarsi sugli steli, la luce fulge splendida in ogni angolo dell’orizzonte; e questa è solo una delle infinitesime magie che riescono ad offrire i meravigliosi ambienti del Matese: laggiù verso nord, s’innalza la cima del Miletto. (tratto dalla guida “CAMPANIA Zaino in Spalla” di ©Andrea Perciato)

