
Visto da lontano sembra un gigantesco blocco in calcare bianco-roseo tipico della murgia, il territorio che domina per miglia e miglia dall’alto della sua modesta altura (540 m). Conosciuto anche come la “Corona degli Hohenstaufen” Castel del Monte risulta essere uno dei più riusciti e perfetti edifici di matrice “esoterica” presenti in Italia.

Questo luogo, questo enorme e possente complesso architettonico, questo scrigno contenente gioielli fatti di architettura, arte, cultura, religione, scienza, matematica, geometria, mistero… esoterismo, sembra – improvvisamente – sbucare dal nulla, oltre un orizzonte intriso del giallo dei campi di grano appena raccolti, dell’argenteo delle immense distese ulivate e dell’intenso e profumato verde dei vitigni; solo qualche refola di vento, appena percettibile, siavverte nell’immensa canicola della Murgia, accompagna il canto delle cicale che qui – più che altrove – fanno sentire la propria voce!

Da sempre ci ha affascinato questo luogo e finalmente… dopo averlo tanto sperato, siamo sotto le sue mura. Una costruzione, un edificio che – apparentemente – sembra non servire a nulla. Nel senso che viene sì chiamato Castello ma che di un maniero non presenta alcunchè: ne fossati esterni, ne ponti levatoi, ne merlature, ne torri principali, ne cortili adiacenti per le stalle, le cavalcature e la biada, e per l’alloggiamento della guarnigione… il castello, visto da lontano, somiglia molto alla corona di Federico II di Svevia, costruttore del castello ma Federico nella sua lungimiranza di precursore dei tempi, aveva previsto tutto.

Il Castello, edificato nel 1240 risulta essere l’opera architettonica più affascinante realizzata dall’Imperatore svevo; e per queste peculiarità è stato dichiarato, fin dal 1996, come Patrimonio Mondiale dell’Umanità (sotto l’egida dell’UNESCO). L’architettura dell’edificio, privo di ogni struttura di tipo militare, viene totalmente improntata al “Principio Ottonario“. Durante il corso dei secoli furono molte le sue destinazioni d’uso, circostanze che hanno sempre più contribuito ad alimentarne il fascino insieme ai ripetuti richiami del numero 8 come il suo perimetro ottagonale, come otto sono le torri (ottagonali) che determinano gli spigoli; si tratta della figura intermedia tra il quadrato, simbolo della terra, e il cerchio, che rappresenta l’infinità del cielo, e quindi segnerebbe il “passaggio” dell’uno all’altro.

Privo dal punto di vista architettonico di elementi tipicamente militari e di fossati, posto in una posizione non strategica, in realtà l’edificio non fu probabilmente una fortezza. In ogni caso si rivela come un’opera architettonica grandiosa, sintesi di raffinate conoscenze matematiche, geometriche ed astronomiche. Il cortile orientato in modo da essere perfettamente illuminato durante gli equinozi e i solstizi forma un perfetto ottagono; otto sono le bifore gotiche, otto i grandi saloni. Alcuni studiosi hanno formulato l’idea che il castello e le sue sale, pur geometricamente perfette, fossero stati progettati per essere fruiti attraverso una sorta di “percorso” obbligato, probabilmente legato a criteri astronomici; mentre altri hanno letto, nelle sue austere geometrie, la “coppa” (non un calice) perfettamente modesta, simile a quella (il Graal) che secondo la leggenda ha raccolto e contiene il sacro sangue del Cristo morto in croce.

Secondo una corrente esoterica che risale ai primi tempi del Cristianesimo, l’8 è, infatti, il numero prediletto della divinità (“Chi nasce a nuova vita per volere del Cristo, si pone sotto il segno dell’8“) e, come tale, evocatore di mistici poteri. Simbologie e tecniche costruttive utilizzate nel Castello provengono – con molta probabilità – dal Medio Oriente, importate dai Cavalieri Teutonici, un ordine iniziatico con cui Federico II aveva stretti legami. Il Dio dell’Imperatore era probabilmente uno degli iniziati Sufi, che poteva essere contemporaneamente adorato da Ebrei, Cristiani e Islamici; forse, il vero obiettivo di Federico II, che morì scomunicato due volte nel 1250, era quello di trasformare il Castello in un centro di culto e di politica al tempo stesso, similmente alla mitica “Camelot” di Re Artù.

Nel 1988 un gruppo di studiosi italiani ha scoperto che le sue “divine” proporzioni celano, probabilmente, in una specie di codice segreto, le indicazioni per raggiungere una camera ancora inesplorata all’interno della Grande Piramide! La visita prosegue tra la magia di ambienti in cui si viene avvolti dal misterioso fascino, dalle essenze emanate dalle pietre che ancora profumano d’antico, scale a chiocciola che conducono negli angoli più bui e nascosti della fortezza, e poi… ancora tanta, ma propria tanta meraviglia che si rincorre di pietra in pietra, di arco in arco, di capitello in capitello, di volta in volta, fino a compiere un ciclo esatto di ricerca geometrica, di solida compattezza, proprio come la stessa fortezza riesce ad esprimere. Mentre fuori, all’esterno, le numerosissime scritte incise durante il corso dei secoli testimoniano la presenza per i tanti curiosi, turisti o semplici viandanti che di qui sono transitati…

Il mistero non è stato certamente svelato, anche perché non basterebbe una vita per decifrarne ogni centimetro quadrato di questa grande e possente meraviglia architettonica; ma sicuramente la nostra sete di conoscenza e approfondimento per tutto ciò che fa storia, arte e sapienza in questo nostro meraviglioso Sud, ha aggiunto un tassello in più che difficilmente si dimentica. Grazie germanico Hohenstaufen per le tue intuizioni, per il tuo vedere oltre… Sei riuscito a proiettare questo nostro meraviglioso Sud nell’immaginario collettivo di un millenario “melting-pot” fatto di razze, religioni, etnie, culture che da sempre si incrociano e si mescolano attraverso le rotte del Mediterraneo. (tratto dalla guida “ITALIA Zaino in Spalla” di ©Andrea Perciato)

