il “CAMMINO dell’ARCOBALENO” attraverso le Terre Violate. 4a tappa: Conza della Campania, cappella San Vito di Sant’Angelo

Il luogo ove sorge la moderna CONZA della CAMPANIA nel corso degli ultimi anni, soprattutto durante la ricostruzione post-sismica, è stato studiato da numerosi gruppi di studiosi di architettura e di urbanistica sul come si è evoluta l’espansione urbana del paese nata (e progettata) ex-novo. Dalla bianca scultura marmorea posta al centro della rotatoria di Conza della Campania si transita per il Corso 23 novembre 1980 superando in successione la chiesa, una seconda scultura e una successiva rotatoria. Proseguendo lungo il corso principale verso N, si supera il locale cimitero e si confluisce su una via secondaria; dopo circa 150 metri alla destra c’è un altro bivio con rotatoria.

Ignorando la via che sale a destra, e che conduce a ciò che resta del vecchio paese, si prende a sinistra passando sotto un ponte; lassù in alto prospetta le facciate crollate, òesionate e i ruderi sparsi di ciò che ancora resta dell’antico abitato di “Compsa”. La via prosegue incassata, quasi come una trincea, tra alti muraglioni in cemento lasciando Conza alle spalle. Un lungo ponte di circa 800 metri supera l’alveo del fiume Ofanto generato dalle chiuse della diga che si scorge a sinistra; quel caseggiato lassù in alto sulla rupe a forma “piramidale” sulla destra è Cairano. Un enorme curvone piega a sinistra fino a un bivio determinato da un isolato platano.

Lasciando Conza alle spalle si viene completamente avvolti dalla bellezza paesaggistica di quel curioso slang toponomastico molto usato in questa zona della Campania, meglio conosciuto come la “verde Irpinia”. Si continua a sinistra e appena superati lo svalicamento della diga compare un paesaggio di straordinaria bellezza, quasi bucolico, determinato dallo specchio lacustre (lago di Conza) generato dalla diga.

Tutt’intorno ovunque lo sguardo cattura l’orizzonte si rincorrono una interminabile successione di crinali prativi intervallati da estesi campi di frumento; giù in basso il ponte della ferrovia (Avellino-Rocchetta S.Antonio, Lacedonia) oggi in disuso. A un incrocio si devia a destra e raggiunte due case isolate, con le dovute accortezze (chiedere cortesia di transito) si prosegue attraverso campi arati verso N fino a sbucare presso altre case; qui la pista principale volge a destra risalendo per sparsi villaggi, mentre il cammino riprende a sinistra seguendo per una carraia fino a raggiungere una successiva biforcazione.

Campi di grano e di frumentacee che si perdono a vista d’occhio lungo le dolci ondulazioni di rilievi appena accennati, senza che alcun rumore si percepisca da lontano se non quello del trattore che scorre su e giù per i crinali a sistemare il terreno per le nuove semine; solitari casali distribuiti tra i campi, nuove villette realizzate durante la ricostruzione, isolate masserie con animali da cortile che vagano liberamente tra l’aia e il fienile, attrezzi per l’agricoltura e il lavoro nei campi disseminati un po’ in giro dappertutto. Continuando a destra la sterrata attraversa estesi coltivi distribuiti lungo i declivi della valle tra alberi isolati e campi di graminacee.

Senza scendere oltre al primo incrocio si volge a destra risalendo per un sentiero che attraversa una macchia boschiva e che sfocia su una polverosa sterrata. Al primo incrocio, nel bel mezzo di uno sconfinato orizzonte di crinali prativi che si alternano a campi coltivati, si continua in avanti verso W. Tra frutteti e vigneti la pista continua attraverso le case sparse di Contrada Borraccielli. Il successivo incrocio supera la via principale e risale – sempre verso W per masserie isolate – fino al successivo incrocio con altra strada (baracca in lamiera sulla destra). Senza esitare si continua in avanti per la discesa in Contrada Case Mariani.

E poi ancora recinzioni e filari di vigneti, uliveti da curare e orti da zappare, sono tutte le “cartoline” di un mondo agricolo e contadino che contraddistinguono questa parte di paesaggio splendidamente incorniciata dagli argentei riflessi delle acque del lago di Conza. Continuando sempre verso ponente tra vigneti, campi arati e casette sparse, superando le contrade di Orcomone e la successiva Arcoli si giunge – in direzione W – fino a un bivio. Si continua a scendere a destra per poi risalire fino a portarsi sulla SP 150 che giunge da destra. Si continua ora a sinistra salendo fino a raggiungere la SP 102 proprio sotto l’abitato di Morra De Sanctis.

Si prende a sinistra e, per una carraia che scende a sinistra da questa (evitando il lungo tornante), si sbuca nuovamente sulla Provinciale prendendo lo stradello di fronte che mena attraverso campagne. Raggiunti quella casa visibile sul fondo, alla sua destra compare un sentiero che attraversa prima un boschetto e poi radure sistemati a coltivi, fino a sbucare su una carraia.

Un piacevole saliscendi che ci porta a raggiungere la borgata di SAN VITO (AV) con l’omonima (e antica) chiesa, dai cui secolari cipressi s’apre una terrazza panoramica di inaudita bellezza sullo specchio lacustre del Conza che, si ricorda, raccoglie (e imbriglia) le acque del fiume Ofanto. Dalla Chiesa di San Vito Martire s’aprono ampie vedute paesaggistiche che spaziano sul lago di Conza e la valle dell’Ofanto.

(La parte descritta di questo itinerario, completo di illustrazioni, foto a colori scheda tecnica dettagliata e cartina completa del percorso, sono contenuti tra le pagine del libro/guida il “CAMMINO dell’ARCOBALENO” di ©Andrea Perciato per le edizioni Viesse, Angri (SA) 2020. Per chi desidera ricevere il libro può farne richiesta scrivendo mail a: info.trekkingcampania@gmail.com o whatsapp 339.7456795)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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