
Dalla piazza di LAVIANO, chiusa da palazzine intorno alla “Fontana del Tritone”, si segue in leggera salita per la SP 381 (direzione Pescopagano) superando una cortina di nuove palazzine. A 300 metri compare, a sinistra, l’antica Chiesa di S. Maria della Libera.

Alle sue spalle ha inizio Via S. Agata che conduce fuori paese; lasciando una prima deviazione che volge a destra e una successiva, sempre a destra, si continua a seguire la strada che serpeggia in salita fino a un incrocio. Volgendo a sinistra ora si scende in precipitosa discesa per la copiosa boscaglia della Guardia; superati il centro del vallone si continua attraverso panoramici saliscendi fino a sbucare sulla rotabile principale (SP 33) che – a destra – prosegue attraverso una sinuosa strada scavata nella roccia in direzione di Santomenna, già ben visibile lassù in alto a sinistra.

Serpeggiando per una copiosa vegetazione tra stradine e piste carraie si raggiunge un ponte da cui si risale fino ad un bivio: lasciando la provinciale a destra, si prende la salita a sinistra che raggiunge Piazza Di Majo, lo slargo centrale di SANTOMENNA (SA) su cui prospetta la monumentale facciata della Chiesa di S. Maria delle Grazie proprio di fronte al Palazzo Municipale, dalla cui terrazza panoramica sull’alta valle del Sele possiamo scorgere, sul fianco del pendio ove sorgeva l’antico nucleo abitato, le vuote abitazioni (non tutte abitate) solo in parte ricostruite e tinte da vivaci colori pastello ben incastrate nella volumetria di spazi aerei distribuiti lungo l’asse di Via Roma. La piazzetta s’apre – come una terrazza panoramica – su tutta l’alta valle del Sele coi monti Picentini che si stagliano sull’orizzonte. Si continua proseguendo lungo la panoramica Via Di Majo fino a un’ampia curva che piega a destra; qui s’apre, a sinistra, la suggestiva skyline sulle principali località che costellano la parte alta della val Sele.

Fuori il paese prospetta, lassù in alto sul crinale, ciò che resta dell’abitato di Castelnuovo di Conza, tra vecchie abitazioni ricostruite e nuovi edifici realizzati ex novo. Superati il Ponte del Diavolo la strada (ora Viale XXIII Novembre 1980) giunge a una prima biforcazione e, poco più avanti, si è in largo Pavera a Castelnuovo di Conza tra le moderne costruzioni del doposisma. Si lascia a sinistra il viale principale e si risale a destra per Via F. Di Donato (oggi Viale Padre Pio) tra filari di platani; a destra compare la facciata di una villa adibita a struttura ricettiva. Proseguendo lungo un tratto panoramico che si perde a vista d’occhio tra l’alto Sele e i rilievi montuosi dei Picentini, si raggiungono le prime case di CASTELNUOVO di CONZA (SA) tra vetuste facciate e portali in pietra di residenze gentilizie.

Dalla rupe ove sorgeva il vecchio nucleo urbano, prospettano le facciate dei vecchi edifici ricostruiti seguendo logiche stilistiche decorative spesso di dubbio valore estetico ma sempre piacevoli da vedere se non altro per le vivaci colorazioni; l’unico denominatore che accomuna queste facciate sono gli ampi vuoti determinati dai balconi e dalle finestre chiuse che stonano con lo sventolio dei panni stesi al sole di chi ha scelto di continuare a vivere tra i ricordi. Il viale termina all’incrocio con un ampio piazzale; si continua ora salendo a destra per quartieri di baracche (in legno) e villini realizzati dopo la ricostruzione. Superando gli agglomerati extraurbani della ricostruzione (casette in legno e container riadattati a villette/cottage) si lascia Castelnuovo e si guadagna il crinale di confine, naturale spartiacque fra il Tirreno e l’Adriatico, tra la provincia salernitana e quella irpina. Raggiunti un successivo bivio (località Perillo, presenza di un fontanino) a monte del paese si prosegue a sinistra in direzione Contrada Sesta uscendo definitivamente fuori da Castelnuovo; lassù, sul crinale, svettano le gigantesche pale eoliche.

Poche decine di metri e si prende la prima deviazione che sale a destra attraversando un paesaggio tipicamente rupestre (Via della Seta), ampio e soleggiato, caratterizzato da terreni incolti, aridi e non sempre curati. La linea dell’orizzonte, proprio sopra i nostri occhi, è costellata dalle pale eoliche che scorrono sul crinale di confine con la Basilicata. Raggiunte le pale eoliche che determinano il profilo orografico, autentiche “sentinelle del vento”, il panorama cambia completamente offrendo alla vista paesaggi bucolici di notevole bellezza: la verde Irpinia e il bacino lacustre del lago di Conza. Finalmente si giunge al cospetto delle “bianche sentinelle di crinale” che – come austeri gendarmi – controllano (e catturano i venti tramutandoli in fonte energetiche) gli incredibili orizzonti che s’aprono a S, verso l’alta valle del Sele, e a N sulla valle dell’Ofanto con l’omonimo lago (Oasi WWF lago di Conza) ricavato dall’invaso; quassù, durante le giornate ventose, le eliche di queste pale fanno sentire il proprio ululato, mentre ripararsi dalle raffiche è impossibile.

Per lieve discesa a sinistra lungo la sterrata, e con lo sguardo su paesaggi di straordinaria bellezza, al primo incrocio si devia a destra scendendo fino a raggiungere la SS 7. Si supera la strada e si guadagna la sterrata che conduce presso alcune case campali. All’ultimo cancello sulla destra, avendo come riferimento i pali della corrente, si prosegue in discesa lungo la traccia di una via vicinale che serve i terreni coltivati e giunge presso alcune case a ridosso di una via interna. Si prende a destra in lieve discesa passando per alcune case e baracche campali poi la strada scivola tranquilla tra silenziosi paesaggi disegnati dal vento e dall’aratro fino a raggiungere un bivio. Per piacevoli saliscendi, si superano vecchie masserie e nuove villette sparse per la campagna irpina fino a raggiungere – volgendo a sinistra – Corso 23 Novembre 1980. Lo si percorre tutto fino in fondo, raggiungendo il centro del moderno abitato di Conza (antica Compsa) della Campania, eretto più a valle dell’antico borgo, i cui resti sono ancora ben visibili sul colle.

Eccolo il nuovo centro abitato di CONZA della CAMPANIA (AV) ove ci accoglie il sindaco che mette a nostra disposizione uno spazio di accoglienza (vecchio centro sociale) per feste parrocchiali e incontri culturali. Qui siamo proprio al centro di quello che ancora si ricorda come l’Occhio del Cratere che scatenò la violenta onda tellurica che distrusse per sempre questi luoghi ed ha termine la terza tappa del Cammino. Una bella scarpinata serale ci consente di raggiungere a piedi la rupe ove sorgeva l’antico abitato di “Compsa” completamente distrutto dal sisma e che ha restituito le antiche tracce della presenza di Roma a queste latitudini; luoghi già frequentati dai Romani che da qui controllavano il transito di merci e carovane lungo la vicina “consolare” Appia; lo spettacolo che offre il tramonto sul lago di Conza è di una bellezza unica.

