il “CAMMINO dell’ARCOBALENO” attraverso le Terre Violate. 2a tappa: Calabritto, ponte Sele, Laviano

Si lascia Calabritto per il fondovalle. Al bivio posto all’altezza della “Croce” missionaria, presso la fermata bus di viale della Resistenza, si lascia la SP 91 e si scende a sinistra per via S. Vito. Questa strada un tempo menava ai terreni della parte bassa della valle, per campi coltivati principalmente a uliveto, mentre oggi
prospettano – lungo essa – le facciate di moderni edifici costruiti dopo il sisma del 1980. Giunti al primo incrocio, sulla destra compare la moderna struttura di un edificio (centro sociale). Accanto, sempre a destra, si prende lungo via Stati Uniti d’America, arteria che scende leggermente lasciando vedere il lungo viadotto della strada a scorrimento veloce “Fondovalle Sele”.

Al primo bivio si devia a ancora a destra, così come anche al successivo bivio, fino ad immettersi su una rotabile di recente sistemazione che scende attraverso campi ulivati sulla strada principale SP 261 in contrada Ponte Oliveto, accanto al rudere di una vecchia casa cantoniera. Prendendo ora a sinistra si supera il ponte sul fiume Sele e si giunge a un bivio; ignorando la SS 165 che sale a sinistra, si prosegue a destra (enorme area di materiali estrattivi per edilizia) fino a quattro giganteschi alberi (2 platani e 2 querce) che sono a destra della strada. Continuando sempre lungo quest’ultima si giunge alla base dei piloni della “Fondovalle Sele”, si lascia la via principale e si volge a destra per un viottolo sconnesso, inizialmente cementato, che scende fino ai margini del fiume.

Si piega a sinistra passando sotto il viadotto e, spostandosi di poco a destra, si arriva al ciottoloso greto di un torrente in secca. Guadagnati la sponda opposta, si segue la labile traccia di una carraia che risale attraverso il bosco fino a raggiungere un gruppo di case isolate, circondate da campi arati e seminati a foraggio. All’altezza di un gande traliccio si continua a destra sempre sulla sterrata che attraversa, e supera, ampie distese di campi coltivati. Ancora un’altra casa rurale e la pista ora sale diretta fino a raggiungere la SP 9e che collega Valva a Laviano. Qui, due grossi cippi in pietra sono posti all’ingresso della pista. A circa 50 metri nella curva a destra, presso due enormi querce, sulla sinistra parte uno sterrato che risale lungo pendici avvolte da copiosa vegetazione.

A circa 400 m, sulla sinistra parte la traccia di un buon sentiero che mena attraverso il bosco; giù in basso una cava per estrazione di pietrame per uso edilizio. Questo sentiero, dopo aver guadagnato un lieve pianoro erboso continua per piacevoli saliscendi e, senza mai lasciare la pista principale, giunge a un bivio nelle vicinanze di una struttura adibita ad agriturismo, circondato da vigneti e uliveti. Si continua prendendo la strada in discesa a destra attraverso il solito ambiente caratterizzato da masserie sparse e case isolate che si alternano a capanni in cemento e baracche in lamiera; la visione di un paesaggio solo in apparenza placido e silente, circondata dalle modeste – ma pur sempre brulle ed aspre – cime appenniniche a ridosso della vicina Lucania. Al terzo bivio si volge a destra (ringhiera color verde), sfiorando quelli che per anni sono stati i campi – località Ponte S. Donato – con baracche in legno e tettoia in lamierino, che hanno ospitato e dato ricovero agli scampati del sisma del 1980, fino a sbucare sulla SP 381 nei pressi di un ponticello.

Volgendo a destra, appena superati quest’ultimo, si prende subito a salire sulla destra fino a raggiungere la Provinciale all’altezza di una cappellina. Proprio da qui, sulla destra, parte un sentiero che consente di superare i primi tornanti e si ricongiunge alla Provinciale, ora indicata anche come via F. Tedesco. Risalendo per questa, al successivo 3° tornante, sulla destra parte la ben evidente traccia di un sentiero che risale, aggira e raggiunge – attraverso un boschetto – la bianca pista carraia che cinge quel che un tempo era il perimetro del borgo da cui prospettava l’antico caseggiato di Laviano, oggi… completamente raso al suolo. Nuovi casermoni in cemento armato, dai colori pastello e tecnicamente ben rifiniti, eretti in luogo del vecchio abitato, hanno preso il posto delle strette viuzze, degli antichi portoni e delle palazzine rurali; elementi destinati ad essere popolati, ma che sono ancora completamente disabitati. Raggiunti la vicina rampa di gradoni si sale ai ruderi del poderoso Castello di Laviano, meta finale della seconda tappa del Cammino.

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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