
“voltare pagina spesso conviene… ma è cambiando le prospettive, che fanno della meta… il principale obiettivo da raggiungere!” (Andrea Perciato)

La partenza da OLIVETO CITRA (SA) ci riserva la curiosità delle anziane donne a sbirciare da dietro le ten-dine delle finestre incuriosite dal nostro vociare nel sotto piazza Garibaldi sul tornante di Via Vittorio Emanuele II. Il cuore del centro storico sostanzialmente non ha subìto evidenti trasformazioni, la ricostruzione ha in-teressato più che altro la risistemazione di vecchi edifici che ruotano intorno al Castello Guerritore e l’ampliamento di servizi a sud dell’abitato.

Dalla Piazza del Monumento ai Caduti di Oliveto Citra si prende Via Bellini aggirando la sua periferia nord ed uscendo dal centro abitato. Lungo la panoramica strada sono possibili ammirare i campi, le case isolate e le masserie sparse che caratterizzano il paesaggio dell’alta valle del Sele. La via confluisce fuori paese sulla SP 9b. Volgendo a destra si passa accanto a caratteristici archi in pietra (vecchia canalizzazione aerea per l’acqua!) e si giunge presso il locale cimitero. Lasciati la Provinciale, si prende a destra del cimitero per Via Vicinale Serra di Calice continuando lungo piacevoli scollinamenti che lasciano scorgere ampi paesaggi su una vasta fetta di territorio che si espande dagli Alburni ai Picentini. A un primo bivio si prende a destra (sempre su Via Vicinale Serra di Calice) ma – attenzione – si resta sempre sulla destra attraverso paesaggi agresti. Dopo un km, a un successivo bivio, si devia scendendo a destra e dopo un altro km, al bivio si volge a sinistra risalendo sulla Strada Comunale Spaccatore. Ad appena 150 m si prende a destra e superando un gruppo di case si guadagna Strada Acquabianca.
Mantenendosi su questa, mentre la via curva a destra, dopo circa 1,2 km sulla sinistra si sale per una strada seguendo le indicazioni (segnaletica) che portano all’ingresso dell’Oasi WWF di Valle della Caccia. Giunti sulla Strada della Selva l’accesso all’Oasi e a mezzo km scendendo a sinistra, mentre il cammino prosegue a destra risalendo per la tortuosa (ora chiusa e impraticabile) Strada della Selva, con piacevoli saliscendi che – poco alla volta – lasciano scoprire inedite visioni paesaggistiche su estesi campi coltivati e animali che pascolano liberamente. Al termine della salita il cammino ora si immette sulla Strada della Caccia; volgendo a sinistra, ad appena 70 m, si prende subito a destra per Via Serrapiano percorrendola tutta fino ad incrociare un sentiero (segnali CAI) che giunge dalla sinistra. Si prendere la direzione che sale a sinistra per un tratto roccioso che sale fino ad una croce in ferro tinta in bianco; il sentiero sbuca tra le case diroccate dell’antico abitato diSenerchia, e per vicoli, ponticelli e stradine in pendenza sfocia nella nuova Piazza V. Emanuele III, al centro di Senerchia, tra quella parte di abitato di recente costruzione e la parte vecchia del paese ove ancora persistono le testimonianze del sisma dell’80.
Giungere a SENERCHIA (AV) attraversando le mute pietre delle case diroccate distribuite tra le rampe, i vicoli e i portali del suo vecchio Borgo medioevale, ci riporta alla mente di quanto doveva essere bello e accogliente questo centro nella valle del Sele, ove sembra ancora di ascoltare il vociare delle anziane donne dirimpettaie che si raccontavano gli eventi dalla ringhiera di un terrazzino al davanzale di una finestra; mentre oggi, sono numerosi gli edifici ricostruiti o realizzati ex novo, ma tutti completamente vuoti. La piazza è delimitata da aiuole, panche e muretti con una scultura avveniristica, quasi una gigantesca clessidra di colore azzurro, al centro di una vasca. Mentre più in là, un arco squadrato in cemento sorregge una struttura in ferro (come il traliccio di un campanile) con al centro un orologio fermo con le lancette sulle ore 19,34 a memore ricordo di quella lontana tragedia del 1980: margine della struttura sono scolpiti, su una lastra marmorea, i nomi degli abitanti che quella sera persero la vita. A poche decine di metri, e dopo la moderna struttura di un anfiteatro realizzato in pietra bianca, è ben visibile – in tutta la sua cruda realtà – ciò che resta della parte antica del paese con le case crollate avvolte da silenziosi spazi abbandonati da tempo, frammenti di una lontana quotidianità violati per sempre; mentre lassù in alto, le antiche pietre del maniero che sovrasta la Chiesa di San Michele sorvegliano – a imperitura memoria – l’abitato e la valle sottostante. Dalla piazza compare una rampa che risale fino a portarsi su Via Castagni. Ora da qui, senza mai lasciare quest’ultima, si attraversano le case dei nuovi quartieri e si lascia alle spalle l’abitato di Senerchia imboccando la Strada Comunale (vecchia interpoderale) che mette in collegamento Senerchia con Calabritto.

Una lunga e piacevole sgroppata attraversa ampie distese di terreni sistemati a uliveti, case sparse, masserie isolate, macchie boschive, filari di vigneti. Per ampi terrazzamenti ulivati si raggiunge CALABRITTO (AV) completamente trasformata della sua ricostruzione, ma avendo mantenuto – sostanzialmente – i punti cardini della vecchia tipologia urbanistica. Senza mai lasciare questa si giunge finalmente a Calabritto, proprio a ridosso della SP 91, meglio conosciuta come Viale della Resistenza; volgendo a sinistra del viale, di fronte compare il monumento ai caduti. Il cammino risale a destra su Via S. Allende superando cortine di nuovi edifici, una panoramica piazzetta sulla destra e l’edificio delle Scuole Elementari a sinistra fino a raggiungere l’imbuto di Corso F.lli Cervi e sbucare – definitivamente – in Piazza G. Matteotti.

La piazza funge sempre da punto cardine anche se l’abitato – un tempo raccolto tra la piazza e la chiesa madre – per le nuove esigenze urbanistiche, è stato suddiviso in più nuclei residenziali disgregando quell’assetto sociale di unità andato per sempre in frantumi all’indomani del sisma. In un angolo della piazza è ben visibile una scultura in ferro che simboleggia ciò che qui accadde durante il sisma del 1980. Moderni edifici circondano il periplo della piazza e, laddove compariva il quartiere “alto” da cui svettava la Torre con l’orologio, oggi c’è un grosso albero con panche e aiuole che immette – su Via Roma – attraverso una moderna teoria di bassi edifici che prospettano su lunghi porticati. Percorrendo Via Roma fino in fondo si sbuca nell’ampia Piazza Papa Giovanni XXIII su cui prospetta, a destra, il moderno edificio della Chiesa principale del paese nella cui facciata è stato incastrato l’originale portale in pietra della chiesa distrutta dal terremoto. Tracce del passato sono l’antico portale in pietra della chiesa e vecchie traversine in ferro divelte riutilizzate come scultura; qui in piazza veniamo accolti dal rappresentante (Saverio Perna) di una locale associazione di promozione territoriale e invitati a deporre un fascio di fiori sulla lapide che ricorda le vittime causate dal terremoto mentre il sindaco (Gelso-mino Centanni) ci riceve nell’aula consiliare per un saluto di benvenuto. Qui ha termine la prima tappa del Cammino.




