
Quando le brezze naturali rivestono di policrome coloriture il copioso manto vegetazionale delle propaggini meridionali dei monti Picentini, la natura qui assume un aspetto davvero fiabesco. I territori che ruotano tra Castiglione del Genovese, S. Cipriano Picentino e S. Mango Piemonte, nell’immediato entroterra a pochi chilometri da Salerno, offrono una fantasmagorica allegoria di selve incontaminate ove il verde manto forestale delle giogaie domina su tutto, con folti boschi di ceduo (querce, aceri) e intensi castagneti nei valloni o lungo le pendici settentrionali, alternandosi – nella parte bassa dei crinali – agli argentei uliveti.

Da un lato, verso oriente, l’ampia valle del fiume Picentino; immediatamente a occidente valloni, fossi e fiumare che determinano i solchi torrentizi da cui si ergono le aspre e grigie pareti rocciose di pizzi e montagne dalle modeste levatu-re. Tra queste, il più singolare risulta essere senz’altro il monte Tubenna (o Tobenna, come indicato sulle carte), una mole rocciosa formata a strati (sedimenti geologici inclinati di 30° da S verso N), quasi una perfetta piramide che, come un naturale baluardo, chiude – a oriente – l’abitato di Salerno e le sue frazioni alte, e funge da spartiacque tra la valle del Picentino a levante e la valle dell’Irno a occidente. La pista termina (631 m) sull’ampia balconata panoramica da cui si ergono i ruderi di quella che un tempo doveva essere una importante presenza monastica della zona: l’abbazia benedettina di Santa Maria de Tubenna.

Ridotta a uno stato di rudere essa fu eretta probabilmente sui resti di un tempio pagano. Una massiccia torre campanaria posizionata lungo una bella balconata panoramica domina quelli che sono i ruderi di un grande complesso: la Chiesa (suddivisa in 2 navate che comunicano attraverso due arcate a sesto acuto molto ribassate) più altri edifici adibiti a magazzini e a residenza per i frati intervallati da piccole corti (presumibilmente chiostri!) chiuse da mura di recinzione. La vista da quassù offre notevoli spunti di osservazione lungo vedute paesaggistiche davvero belle.

Volendo, allora, completare questo panoramico itinerario, si consiglia di incamminarsi lungo i sassosi pendii (rarissime tracce di sentiero) che arrancano sul versante occidentale della montagna, prima portandosi verso sinistra e poi spostandosi a destra fino a guadagnare la sommità del monte Tubenna (837 m) da cui si aprono incantevoli vedute panoramiche sulla piana del Sele e su tutto l’arco costiero del golfo di Salerno, dal promontorio di Licosa fino alla rupe di Capo d’Orso, propaggine dei Lattari che spiove direttamente nell’azzurro intenso del mare; mentre alle spalle – verso N – un immenso orizzonte fatto di monti e foreste, valloni e aspri crinali, pianori carsici e vette esposte determina quello straordinario paesaggio ambientale e naturalistico che è il “Paradiso Verde” dell’Appennino Campano: i monti Picentini. (tratto dalla guida “PICENTINI, Paradiso Verde della Campania“, di ©Andrea Perciato, Edizioni ARCI Postiglione 2007 Salerno)

