
L’elemento “litico” è il filo conduttore che accompagna il viaggiatore durante tutta la sua permanenza dei periodi di vacanza in questi bellissimi ed interessanti ambienti dell’entroterra dianese immersi tra storia e natura. In un mondo fatto tutto di pietra, come quello in cui “vive” l’abitato di Teggiano – e un po’ tutto il Vallo di Diano – emerge l’aspetto duro (e aspro) di questa materia lapidea che automaticamente si modella in infinite forme e crea immagini sempre nuove alla continua ricerca di evoluzioni decorative che determinano un paesaggio integro da contaminazioni figurative non proprie di questi territori.

Le pietre di portali, archi, supportici, gradoni, rampe, selciati, palazzi, conventi e chiese, alternandosi presentano – di volta in volta – uno “spazio” inedito e indefinito nel cuore più profondo e segreto della cittadina dianese. Un particolare spazio, questo, che proietta indietro nel tempo quella forte presenza delle esperienze artigianali dei maestri “scalpellini” che in questi luoghi hanno perpetuato una secolare tradizione; scelte di vita che, molto spesso, hanno anche “segnato” (in maniera positiva) l’economia dell’intera zona.

Qui, i “poeti della materia”, hanno sempre posseduto spiccate capacità nell’animare la pietra; magiche mani che da un corpo muto, con paziente maestria, riuscivano a creare impensabili forme decorative, dando così anche un’anima alle ruvide pareti delle case. Le luci danzano sugli ondulati chiaroscurali dei frammenti marmorei di archi, capitelli e stemmi gentilizi in cui si rincorrono e si alternano figure zoomorfe, alati grifoni e felini rampanti, raccordando il tutto in una sorta di spazio culturale, in cui si mescolano le vicende della storia di un territorio, con un’economia modesta e senza pretese, che ha fatto conoscere in tutto il circondario, fino ad oltre i confini del Regno, quello che questi uomini rendevano arte con la semplicità delle proprie mani.

Le costruzioni in pietra evidenziano il “locus” della tipologia residenziale nel cuore antico della Teggiano romanica e medioevale. Forme e rilievi che innestano un fantastico gioco di pieni e di vuoti; di rientranze e di sporgenze; di silenziosi androni e luminosi cortili collegati da porticati che lasciano respirare un clima di antico, amalgamandosi con le tonalità cromatiche dei verdeggianti giardini in cui spiccano le vivaci policromie dei terrazzi fioriti che fanno da proscenio ai tetti rossi delle case più in vista.
Il paese conserva a tutt’oggi, nella sua sistemazione urbana, l’antico (e originario) tracciato viario; un continuo sovrapporsi e intrecciarsi di stradine scolpite (o ricavate) nella viva roccia ove l’essenza del muschio, là dove non giunge mai il sole, diviene il profumo conduttore di un “vissuto” ricco di storia che si rispecchia nella quotidiana semplicità del presente riflettendo arcaiche culture che da secoli sono in continua simbiosi con la natura circostante. (tratto dalla guida “MI’ NI ‘GNANAVA PE’ LU CHIANU ‘E MONTI… Me ne andavo per le Vie ai Monti”, 20 itinerari escursionistici nel Vallo di Diano, di ©Andrea Perciato edizioni ARCI Postiglione, SA 2003)



