monte Cervati (Parco Nazionale del Cilento, SA)… quando i cieli “profumano di lavanda”

ascesa al Monte CERVATI, lungo il Sentiero dell’Acqua che “Suona” Una lunga sgroppata che conduce a sfiorare il cielo: acque sorgive; copiose foreste di faggio (quella dei Temponi) caratterizzate dalla presenza del faggeta che qui, più che altrove, assume dimensioni davvero uniche, con fusti che sembrano essere le colonne di una cattedrale (nel verde, in estate) ove il bianco siderale regna solenne; cuscini di lavanda; paesaggi lunari, conche e pianori carsici d’origine glaciale; un antico Santuario (del 1599) “conteso” da tre borghi; una grotta appena accessibile che s’apre su un abisso verde, tutto ciò è la magia di una montagna che, coi suoi 1899 metri, oltre ad essere il “tetto” del Parco, viene considerata come uno dei complessi sistemi orografici più elevati della Campania.

Per chi, durante i mesi che vanno dall’autunno alla primavera, ma soprattutto durante le terse giornate invernali che al mattino creano meravigliose visioni panoramiche determinate da un mare di soffici e dense foschie, si trova a transitare nel vasto territorio del Vallo di Diano non può non scrutare, al di sopra delle dorsali montuose che si stagliano sui profili occidentali dell’altopiano, una ciclopica muraglia da cui si ergono – maestose – le imponenti pareti calcaree del monte Cervati che, coi suoi 1899 metri d’altitudine, è la più alta cima del Parco Nazionale e di tutta la Provincia.

Traversati il fiume Tanagro e prendendo il lungo rettilineo che conduce a Silla, si prende in direzione della località Monte San Giacomo. Oltrepassati il paese, al primo bivio sulla destra si prosegue lungo la strada carraia che si sviluppa con dei ripidi tornanti in salita e che porta ad aggirare (direzione Sud) il paese dall’alto per poi proseguire, verso ponente, lungo i verdi altipiani. Attraversando vallette ed ampie radure prative, si giunge in un ambiente arido e spoglio, in cui s’aprono scenari paesaggistici con una natura ancora inviolata, selvaggia e – a volte – inospitale, situato proprio alla base di uno sperone roccioso: le Serre di Campo Soprano (1446 m), su in alto a destra. Si attraversano sparse masserie in contrada Pontone e in breve si giunge presso uno stretto passaggio, caratterizzato dalla folta faggeta in località Vallescura (1239 m); accanto, sulla sinistra, sono presenti le tracce sparse del lavoro dei boscaioli/taglialegna.

Sulla destra ha inizio un ripidissimo sentiero che, salendo nella folta boscaglia, costeggia il corso torrentizio (spesso asciutto!) dell’Acqua che Suona e conduce fino ad inoltrarsi, tra enormi esemplari di faggio e scoscesi pendii, lungo un inconsueto labirinto creato da voragini e inghiottitoi nascosti dal folto fogliame. Proseguendo sempre in direzione S, si attraversa una foresta (1400 m) composta da castagni, carpini e faggi, e si avanza su un terreno ondulato a gobbe (presenza di cave e sifoni!). Appena fuori dal bosco, compare una polverosa sterrata (1548 m) che, dalla destra, proviene da Piaggine e conduce ad un esteso pianoro. Si segue questa sterrata in salita prendendo verso sinistra, ed appena termina la cortina boscosa si giunge nel pianoro ove a destra compare l’edificio in pietra dell’ex Rifugio della Forestale del monte Cervati (1597 m), oggi Rifugio Rosalia; alle sue spalle vi è una fonte.

Numerose qui sono le conche carsiche, verdeggianti (quasi delle torbiere) per la presenza di acque e di tappeti erbosi, che costituiscono il paesaggio dei piani d’altura; di notevole bellezza sia per la loro luminosità che per gli sconfinati orizzonti da esse create. Le radure erbose del Cervati, allo sciogliersi delle prime nevi (tarda primavera) si ravvivano di muschi e di numerose specie di orchidee, che in quest’area fioriscono spontaneamente creando paesaggi floreali di straordinaria bellezza; mentre tra i sassi fioriscono profumatissimi cespugli di timo, di lavanda e di policromi cuscini fioriti. I rari faggi che si spingono verso le altitudini maggiori, assumono un portamento contorto e cespuglioso (modellati dai venti in quota e gli atmosferici che incidono notevolmente, a queste altezze, lungo i profili di cresta).

Dal Rifugio parte la traccia di un lungo sentiero che, attraversando questa enorme distesa prativa, conduce alle creste sudorientali della montagna e proseguendo in leggera salita porta verso l’uscita del pianoro da cui si accede in un bosco di faggi nani. All’ingresso del boschetto vi è un bivio; qui s’incrocia il Sentiero dei Pellegrini che, da sinistra, proviene da Sanza e giunge fin su al Santuario della Madonna della Neve, sull’altro versante della montagna. Si prende quindi a destra, in direzione NW (1678 m), e con un’impennata si percorre un sentiero che si sviluppa interamente su roccia; la vegetazione scompare definitivamente, ed è probabile incontrare (fino alla tarda primavera) alcune lingue di ghiaccio lungo i costoni settentrionali della montagna (1844 m).

Una prima croce posta su un monte di pietra, e successivamente altre due, sono sistemate lungo il percorso e caratterizzano il “varco” d’accesso alle conche carsiche d’altura. Le croci “segnano” l’importanza che i fedeli danno alla ascensione di questa montagna durante i loro pellegrinaggi effettuati nei giorni 3, 4 e 5 di agosto in onore della Madonna della Neve. Durante i periodi dei festeggiamenti non è raro incontrare, lungo queste propaggini, folle di devoti e pellegrini che compiono la salita al monte per rendere omaggio alla Vergine Santa. Molti di questi bivaccano di notte, in tende o rifugi improvvisati all’aperto, accendendo numerosi fuochi che creano, dal tramonto fino all’alba, vedute paesaggistiche ricche di fascino. Sotto un cielo ricco di stelle sostano per salutare il “passaggio” della Madonna che viene portata in spalla, ripercorrendo l’antico tratturo e accompagnata dal suono di ciaramelle e zampogne che segnano il passo alle compagnie di fedeli in processione.

Superati il Varco delle Croci, alla fine del sentiero sommitale, si volge decisamente a sinistra lungo una dorsale in leggera salita. Da qui in avanti ora, ci si arrampica leggermente lungo il crinale che prosegue verso SW. Rare piante di ginepro dominano i pianori carsici sommitali lungo i quali, ancora oggi, si leggono le tracce di glaciazioni preistoriche. All’uscita di questo crinale roccioso si presentano tante anticime inframmezzate da piccoli inghiottitoi di sicura origine glaciale. Continuando lungo un’erta brulla e sassosa che piega leggermente a destra, in direzione SSW, si giunge a toccare finalmente il punto trigonometrico della vetta del monte CERVATI (1899 m). Da quassù si aprono ampie vedute panoramiche sul mare fino alle valli ed ai monti interni. Proseguendo in direzione NW, si attraversa un intricato saliscendi tra inghiottitoi e conche carsiche giungendo, lungo il sentiero principale, al Santuario della Madonna del monte Cervati o della Neve (1852 m).

Meta di continui pellegrinaggi che si perpetuano da secoli, il culto per questa Madonna era già fiorente fin dal ‘500, come testimonia un’epigrafe (datata 1599) incisa su un architrave all’interno della Cappella del Santuario. L’area del culto è divisa in due zone ben distinte: la Cappella vera e propria col suo nucleo originario che è stato eretto sulla roccia ha avuto, nel corso degli anni, numerosi rifacimenti ed ampliamenti di cui l’aspetto odierno ingloba (al suo interno) la struttura più antica; e infine la Grotta, il luogo più visitato dai fedeli, situata a 80 metri più in basso e che prospetta sull’orlo di un profondo dirupo conserva, al suo interno, la statua raffigurante l’immagine santa della Vergine che regge il Bambino. Un aspetto curioso, che desta stupore, è quello che lascia meravigliati sul come una statua così finemente incisa e decorata, sistemata in una teca in legno e vetro, possa trovarsi all’interno di un anfratto ipogeico il cui varco d’accesso non supera i 40/50 cm di larghezza: “misteri” della fede, o “capacità” dell’ingegno e della devozione dell’uomo?

Dalla vetta del Cervati, la discesa può essere effettuata lungo il versante meridionale della montagna in direzione di SE. Si attraversa un bosco formato da faggi nani e si giunge alla spalla del crinale sud-orientale della montagna (1830 m), detto Chiaia Amara (presenza di lingue di ghiaccio!). Alla fine di questa, volgendo a sinistra, si attraversa un bosco di faggi detto Campo delle Chianolle (1600 m) e, salendo poco più su in direzione N, si esce nuovamente dal bosco e si ritorna al bivio che mena in direzione dei pianori. Da qui, si ridiscende nuovamente al Rifugio del Cervati e, quindi, si ritorna sul percorso effettuato per la salita che riporta nuovamente al luogo di partenza, in località Vallescura, all’uscita della vallone dell’Acqua che Suona. (tratto dalla guida “CILENTO, Terra da Camminare, Terra da Raccontare” Ediz. ARCI Postiglione, 2002 SA, di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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