
Questo weekend vi portiamo sulle sponde del Gargano, alla scoperta e alla conoscenza di luoghi ove la sublimazione della natura assurge in tutta la sua straordinaria bellezza e dove lo splendore dei profumi, dei saporti, dei colori, delle essenze trova la sua massima esaltazione come sogni trasportati dal vento…!

Il bianco abitato della splendida cittadina di VIESTE si erge, dall’alto del suo sperone roccioso che sprofonda verso il mare, è ben visibile al termine di un lungo arenile; il suo caseggiato (antico borgo marinaro) si adagia, proteso su di un promontorio calcareo (a faglie orizzontali intervallato da falde in selce) verso il mare aperto. Considerata un po’ come la simbolica “capitale” del Gargano (paragonabile per bellezza e splendore alle rinomate località di Amalfi e Positano sulla costa tirrenica), essa ci accoglie con il bianco faraglione detto di Pizzomunno (dal dialetto “punta del mondo”). Il curioso monolito calcareo si erge, coi suoi 26 metri d’altezza, alla fine di una lunga striscia sabbiosa e diviene un insolito punto di riferimento per il turista escursionista che girovaga per il Gargano.
Una leggenda avvolge nel mistero la storia di questa guglia. Essa narra di un amore travagliato fra un giovane pescatore locale e della sua amata Cristalda, figlia di divinità marine. Contrari al matrimonio, queste ultime ostacolarono questo legame tramutando lo sventurato pescatore nella “guglia” del bianco pizzo calcareo e, come ogni favola d’amore contrastato, non manca certo di allietare il finale di questo sortilegio, la notizia che sembra indicare allo scorrere di ogni 100 anni lo scoglio “riprenda”, solo per pochi attimi, le sembianze umane del pescatore per potersi – nel tempo di un sussurro – incontrare con la sua morosa.
Lasciando ai posteri la suggestione di poter essere gli involontari spettatori di questo atteso incontro, continuiamo la conoscenza di questo borgo garganico. Di remote origini (X – VI secolo a.C.), fu inizialmente una colonia ellenica divenendo, successivamente, un municipio romano. Fu più volte attaccata dai Saraceni e dalle flotte pirate, e venne messa rpiù volte a ferro e fuoco prima dall’assedio, e poi dall’assalto del pirata Dragut nel 1554; una roccia, proprio nel centro antico, ne ricorda il triste evento presso cui furono decapitati numerosi viestani.
Ma… addentriamoci alla conoscenza dei suoi angoli interni più suggestivi e caratteristii. Attraversati la Porta Ad’Alt si è subito proiettati in un fantastico mondo intriso di medioevo. Una enorme gradinata si para in alto a destra; questa conduce alla Cattedrale (dell’ XI secolo) splendido esempio di architettura romanica-pugliese e poco più su termina sull’ampio piazzale da cui si ergono i bastioni del Castello Svevo (del 1240), ristrutturato e ampliato dagli spagnoli nel 1537. Ci si tuffa nuovamente in quel dedalo di vicoli, archi rampanti, supportici, scale e gradoni, logge e balconi, finestre e cunicoli; elementi architettonici, questi, che vanno a formare la struttura originaria del borgo medioevale ancora in un buon stato di conservazione con viuzze strette, baciate dal sole per poche decine di minuti al dì, e case tutte imbiancate di calce.
Ci lasciamo guidare alla conoscenza di questo incantevole borgo marinaro seguendo le piste indicate dai sensi, come quello dell’udito le cui onde s’infrangono sulla scogliera mentre il vento rieccheggia tra i vicoli ombrosi, e l’olfatto che ci porta alla ricerca di antichi sapori – autentiche creazini d’arte culinaria – della tradizione marinara, esaltata dalla locale flotta peschereccia, delle produzioni vitivinicole e delle locali produzioni di frutta e ortaggi tipici dell’area garganica.
Numerose le edicole votive che si stagliano tra gli angoli più ombrosi e nascosti all’incrocio tra vicoli e porticati; mentre lo sguarda non si stanca mai di correre alla ricerca di spunti curiosi ove potersi nuovamente immergere tra le beatitudini di queste meraviglie. La nostra esploraione di Vieste termina sulla punta estrema del suo promontorio ove si para l’antico Convento di San Francesco che ben si integra con l’originaria struttura di un antico “Torrione” di avvistamento per la difesa costiera. Alla sua destra parte una gradinata scavata nella viva roccia; essa scorre in direzione della scogliera e conduce al “trabucco”, una complessa struttura eretta su palafitte incastrate tra gli scogli (tipica delle coste adriatiche) che serve ai pescatori del luogo come base per le loro attvità.
Quasi a sfiorare le onde, dalla estrema punta della scogliera è possibile ammirare, con un solo colpo d’occhio, l’isolotto di Santa Croce che ospita il grande Faro di Santa Eufemia, d’importanza fondamentale per la navigazione nell’Adriatico, e la lunga distesa sabbiosa che termina verso la precipitosa scogliera ammantata dalla pineta. (tratto dalla guida “ITALIA Zaino in Spalla” di ©Andrea Perciato)






















