
Ogni Cammino, ogni Itinerario, ogni via di Pellegrinaggio ha la sua storia… tanti Cammini scrivono pensieri, emozioni, sensazioni, stati d’animo… Ma a volte basta un solo Cammi-no, “condiviso” nella fatica, nello sforzo, magari con gli amici di sempre, a tendere una mano, a incrociare uno sguardo, a cantare insieme, a seguire le impronte di chi ti prece-de, a tracciare la pista per aiutare chi ti segue, a bere dalla stessa borraccia, uniti in amicizia… per entrare in sintonia con tutto il Creato… per far parte dello stesso sogno… per essere tutti parte di una stessa leggenda…!
Queste impressioni possono bastare come premessa al progetto di percorrere il Cammino lungo la Via di Mikael al Gargano, seguendo una traccia (diramazione) della cosiddetta “Francigena del Sud” che attraversa territori ricchi di natura, storia, arte, cultura, archeologia e peculiarità della tradizione gastronomica locale. In un’apoteosi di verde (tra uliveti secolari e pregiati vigneti) e orizzonti che si per-dono a vista d’occhio, va a svilupparsi quella – che fin dall’antichità – era la via che conduceva alla grotta di San Michele al Gargano.

Tre giorni di cammino dalle pianure di San Severo agli aspri rilievi del Gargano fino a quella grotta che ha accolto – nel corso dei secoli – viandanti e pellegrini, cavalieri e uomini di fede, soldati e imperatori, commercianti e miscredenti. Nel mezzo, il poderoso convento di San Matteo in Lamis, fuori San Marco, eretto dai duchi longobardi nel VI secolo; il complesso conventuale, posto su una rupe, è circondato da meravigliose boscaglie di querce, aceri, qualche faggio e betulle.
Poco distante sorge quel San Giovanni Rotondo (divenuta quasi una megalopoli) che accoglie la salma di San Pio, il frate con le “stimmate” giunto da Pietrelcina, nel Sannio. Qui, tra gli uliveti terrazzati e i muretti a secco contenenti jazzi e nuraghe, l’ascetico frate predicava e trascorse tutta la sua esistenza. Continuando il cammino verso oriente, la via si sviluppa lungo dolci pendici, attraversando un paesaggio bucolico sempre caratterizzato dai tipici muretti a secco recentemente dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità (UNESCO).
E qua e là, lungo orizzonti solo in apparenza irraggiungibili, si incontrano – lungo il cammino – piste lastricate che hanno visto, durante il corso dei secoli, le impronte lasciate da migliaia di fedeli dirigersi verso la sacra spelonca micaelica. Si passa ora tra pievi isolate e ruderi di chiesette e cappelle come quelli di Sant’Egidio (eretta nel 1089), proprio sulla via antica che dominava – dall’alto di un crinale – il transito e il passaggio dei pellegrini nella conca d’origini palustri del Pantano di Sant’Egidio; mentre più avanti si incontrano altri ruderi: quelli di San Nicola al Pantano. La successione dei ruderi di questi antichi edifici religiosi, eretti proprio lungo la via assolvevano alla principale funzione di offrire ospitalità, con la presenza di religiosi che aiutavano i pellegrini durante il loro itinere in direzione della grotta.
Ancora brulli crinali e dolci rilievi accompagnano il cammino fino alle prime case di Monte Sant’Angelo, ove appare – ai piedi dell’insolito, ma bellissimo, campanile ottagonale – l’unica basilica “santificata” dall’Arcangelo e non dalla mano dell’uomo sulla cui facciata d’ingresso campeggia la scritta: “Terribilis est locus iste. Hic domus Dei est et porta coeli” (Questo è un luogo terribile. Qui è la dimora di Dio e la porta del cielo). Monte Sant’Angelo e la sua “mistica” grotta, sono uno tra i più antichi e importanti luoghi di culto della cristianità mondiale; culto che ebbe origine, secondo la leggenda, nel 493 quando in una grotta qui apparve Mi-Ka-El l’Arcangelo Michele (il Principe delle “Armate Celesti”); da allora, chiunque si recava in Terra Santa nel luogo della Passione e Crocifissione del Cristo, di qui passava e compiva atti di purificazione del proprio animo, chiedendo redenzione per i propri peccati e compiendo, molto spesso, ascetiche veglie alle stelle. Giungere a piedi alla grotta di MI-KA-EL ancora oggi, in un luogo così incredibilmente bello e spirituale, si riescono a provare sensazioni ed emozioni altrove difficilmente vivibili. (Tratto dalla guida “ITALIA Zaino in Spalla” di ©Andrea Perciato)













