
Quello che viene proposto è il più classico itinerario che sale al Pizzo San Michele, estrema propaggine occidentale dei monti Picentini, importante area dell’Appennino Campano e sede di un antico Santuario e – da secoli – frequentato luogo di culto “micaelico”.
Appena fuori l’abitato di Calvanico (663 m), in contrada Capo Calvanico, subito dopo Piazza Conforti, si transita sotto un arco determinato da vetuste abitazioni, da cui ha inizio la rotabile (inizialmente asfaltata) che sale, lungo panoramici tornanti attraverso secolari castagneti, verso la montagna e conduce in direzione del Santuario di S. Michele. Superate le ultime case a monte dell’abitato, e continuando lungo questa strada per 1 km circa, sulla sinistra si trova l’attacco della antica mulattiera che collegava il villaggio di Calvanico direttamente al Santuario; questo antico tracciato oggi viene attraversato (ed è sovrapposto) dalla strada montana.
La strada serpeggia, allontanandosi con ripetute curve, fuori dal paese fino a restringersi (divenendo un viottolo che – più oltre – si tramuta in uno sterrato tra uliveti. Si attraversa località Cerreto (580 m) e le boscose coste (coltivate a noccioleti e, più su, a castagneti) di Acqua Santa (750 m). Da qui, ora, la pista passa attraverso copiosi castagneti fino a raggiungere (800 m) un primo punto panoramico che si erge a ridosso di un costone. Da qui si sale direttamente per il lungo crinale fino a guadagnare quota 1100 m quando, verso destra in un leggero pianoro, si raggiunge il bosco che accoglie l’antico rifugio del Casone De Fazio (bottino/serbatoio per la captazione dell’acqua) di Acqua Carpegna (1120 m); qui ha termine la strada asfaltata (e c’è l’ultima possibilità di reperimento dell’acqua).
Leggermente a sinistra del Casone parte una bella mulattiera che costituisce il tracciato dell’antica via di pellegrinaggio che dal paese sale fin su al Santuario; all’uscita di questa s’incontrano, lungo i crinali della Serrapiana (1343 m), diverse “croci” votive sistemate su edicole in pietra e altari. Alla prima di queste compare, da sinistra, la traccia del sentiero devozionale che sale dall’Incoronata di Torchiati di Montoro (AV). Il cammino prosegue all’interno della bella e suggestiva faggeta sommitale la cui traccia, ora in pietra su roccia, ora su polverosa pista, serpeggia scivolando tra i cosiddetti faggi “nani” d’altura piegati secondo la direzione e la forza dei venti dominanti in quota. Senza accorgersi, e superando gli ultimi tornantini, quasi per magia si esce dalla boscaglia sommitale e si perviene ad un’ara in pietra (con croce in marmo bianco sul dorso) su cui viene poggiata la statua del santo qui condotta durante le ascensioni processionali; scrutando verso l’alto, già sono possibili vedere le balaustre in legno che circondano l’area sacra sommitale della cima. Gli ultimi balzi e le ultime serpentine del sentiero sfociano proprio sulla estesa piazzola della sommità, adiacente il rifugio accostato al Santuario.
Eccoci finalmente giunti al cospetto di “San Michele ‘e coppa” (di sopra) meta storica del culto micaelico dei paesi e delle borgate sorte a valle della montagna (suddivisa tra i comuni di Calvanico, Montoro e Solofra e a cavallo di due provincie), ancora vivissimo nelle popolazioni locali. Il Pizzo San Michele (1567 m) sulla cui sommità sorge l’antico Santuario di origini longobarde è dedicato al culto di San Michele. Il “sacro” edificio fu quassù consacrato nel 1262 con bolla del Papa Urbano IV. Adiacente alla chiesa, c’è un vano sempre aperto – con camino – per accogliere escursionisti e pellegrini che salgono fin qui mentre, per accedere al Santuario e agli altri vani (con annesso focolare e cucina), bisogna chiedere la chiave al Comune di Calvanico oppure al Parroco del paese.
La cima di questa montagna, riconoscibile da chilometri di distanza, assume una tipica forma acuta, quasi piramidale e, per questa sua particolarità orografica, garantisce ampie vedute panoramiche che spaziano sul Vesuvio, su entrambi i “golfi” suddivisi dalla dorsale dei Lattari, sulle pianure e sulle catene montuose più interne dell’Appennino Campano, offrendo vedute paesaggistiche ed ampi panorami su tutti i monti Picentini, la lunga dorsale calcarea degli Alburni e l’immensa Pianura di Salerno; poi ancora, nelle immediate vicinanze, Mercato San Severino e Avellino, i boschi del Partenio e, più in lontananza verso Nord, si riconosce la brulla dorsale del Matese. Il luogo è ideale per un bivacco notturno, perché da quassù si può godere dei meravigliosi spettacoli offerti dai tramonti e delle aurore. (tratto dalla guida “CAMPANIA Zaino in Spalla” di ©Andrea Perciato)














