
L’orizzonte viene scandito da una successione di rilievi, a volte brulli e isolati con cime tonde, molto spesso aspri o coi versanti ricoperti da folta vegetazione; a levante si parano le balze terrazzate di monte Cigno che spiove, con le sue pendici calcaree, nel fondo del canyon determinato dal torrente Titerno.
Siamo al Ponte Lavella, sulla strada che da Cerreto Sannita conduce a Civitella Licinio e – successivamente – a Cusano Mutri. E’ proprio in questo punto, al centro della gola, che è più visibile l’azione corrosiva delle acque determinato dalle cosiddette “Marmitte dei Giganti”, enormi massi levigati; nel mezzo vi scorre il Titerno. Pareti in calcare ricoperte da un folto manto boscoso (cerreta, pineta) con un sottobosco ricco di erbe aromatiche e officinali, determinano questa parte della valle così aspra le cui sponde orografiche presentano, lungo un tortuoso tratto di circa 5 km, forre profonde dai 30 ai 35 metri.
A levante si staglia la ciclopica muraglia di monte Cigno coi pendii calcarei che si presentano ora terrazzati, ora incisi e tagliuzzati, formando – qua e là – aspri dirupi e isolati torrioni. Proprio nel centro, va restringendosi in prossimità dell’antico ponte di “Gorgo Vecchio”, meglio conosciuto come “Ponte di Annibale”, un ponte romano a tutto sesto la cui tradizione vuole che sia stato eretto dalle armate cartaginesi per spostarsi dagli Appennini alla principale consolare del Sud, la Appia. La toponomastica della zona lascia facilmente intuire di come le acque durante le piene, incanalandosi giù per il corso di queste gole, creino vorticosi salti con gorghi e cascate. Ecco che nuovamente ritorna il richiamo alle fantastiche figure dei boschi: particolari sculture in pietra, naturalmente modellate dal millenario lavoro perpetuato dalle forze della natura; un intreccio di tronchi, radici e rocce che si rifanno al cervo, e poi ancora sagome stilizzate degli animali del bosco come lo sguardo fiero dei lupi o lo slancio dei daini e dei caprioli.
Transitando per queste aree boschive si possono ben osservare le tracce del passaggio degli animali (volpi e cinghiali) mentre in alto, tra le fronde, sfreccia una ghiandaia; l’improvviso fruscio di foglie smosse determina forse il salto di qualche roditore, mentre il riverbero del sole scivola sulle lucide felci bagnate dalla rugiada. E’ un’atmosfera magica quella che si vive nel centro delle gole del Titerno. In alcune giornate, soprattutto quelle ventose, sembra quasi che a tratti si percepisca la sensazione di udire ghigni e risatine, di ascoltare le fronde smosse da piccoli e veloci passi felpati e osservare il rincorrersi delle ombre che, come scenografie di un’immensa platea naturale, si alternano a lunghi e intensi fasci di luce, proprio come il racconto narrato dall’anziano boscaiolo.
Qui tutto è incantato e l’ambiente è tra i più ideali per trasformare le leggende dei boschi in una realtà riscontrabile attraverso foreste, forre, montagne e vallate. Dal Ponte Lavella la strada prosegue in uno scenario naturale di grande suggestione, in un’atmosfera magica e paurosa, e in meno di 3 km, dopo aver superato il Ponte Risecco e il Ponte Tullio, raggiunge CERRETO SANNITA (278 m) “Città di Fondazione”. Nel giugno del 1688 l’antico paese fu inghiottito da un terremoto e l’attuale sito si presenta non più con stradine a spirale o a stratificazioni; lo sguardo si addolcisce lungo uno straordinario reticolo a scacchiera racchiuso da una forma a fuso, dettata da principi orografici ricreati in luogo dell’antico transito dei pastori transumanti e della Stazione di Posta e graziosamente collocata su un pianoro inclinato. Le sue piazze e le sue chiese si affacciano lungo strade parallele ove s’intersecano edicole in maiolica e pietre nelle più svariate sfumature che rispecchiano la qualità della vita e i colori di una magica natura (i ciottoli del Titrerno). Paese quasi da fiaba dove chiese, chiesette, stucchi e puttini di varie fogge e dimensioni diventano gli autentici protagonisti di uno stile (il Barocco) che ha consegnato alla storia uno tra i centri più caratteristici del Sannio.
Dalla Piazza Centrale (S. Martino) a dx si para la Fontana di Masaniello e a sx la pallida facciata della omonima chiesa. Risalendo lungo la ciottolosa arteria principale (Corso Umberto), su cui prospettano chiese e palazzi gentilizi, lo sfondo è chiuso dalla scenografica Chiesa/Convento delle Clarisse che determina lo spazio di Piazza Roma. Aggirati, sulla dx, la Vecchia Fucina, si risale ancora (passando accanto alle chiese di S. Giuseppe e di S. Rocco) verso il lato monte del paese, alla sua estrema periferia NE. Nello slargo in cui compaiono i ruderi dell’antico opificio (la Tintoria Ducale, industria tessile dei panni di lana prodotta dagli allevamenti locali), si prende la strada che sale (verso SE) ai dolci crinali ulivati in direzione delle Ripe del Corvo. Superati un torrente si sale transitando presso i Cappuccini (381). Giunti al bivio per Montrino si prosegue in avanti e si oltrepassa il Vallone Selvatico; qui termina l’asfalto e il cammino prosegue attraverso le case di Contrada Cerquelle fino a raggiungere (580 m) la pista che proviene da Cesina di Sopra, in località Cerro.
Di fronte a noi compare uno tra i più suggestivi luoghi di tutto l’Appennino: il caratteristico blocco calcareo indicato come la “Leonessa”, un monolito roccioso curiosamente modellato durante il corso dei millenni e al cui interno è incavata una cappella rupestre longobarda dedita al culto dell’Arcangelo S. Michele. Le sorprese, durante questo itinerario non sono certo mancate, ma questa altura calcarea, che incredibilmente poggia su un vasto banco argilloso, offre visioni panoramiche di un territorio ricco di suggestive presenze paesaggistiche che vanno dai monti del Matese al Taburno-Camposauro fino alla valle del medio Volturno. (tratto dalla guida “CAMPANIA Zaino in Spalla” di © Andrea Perciato)





















